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Risarcimento milionario dal Comune per il ritardo nell'autorizzazione alla centrale elettrica

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Un milione di euro di risarcimento danni. È il ragguardevole conto che il Tar Liguria, con la sentenza n. 933/2015, ha presentato a un Comune ligure per il ritardato rilascio di un titolo edilizio destinato alla realizzazione di un impianto di autoproduzione di energia elettrica di tipo cogenerativo a biomasse vegetali.

La vicenda
Dopo aver ottenuto la valutazione di impatto ambientale dalla Regione e l'autorizzazione unica dalla Provincia, la società ricorrente ha lamentato il fatto che il Comune, anziché dare seguito al rilascio del titolo abilitativo edilizio, ha adottato una serie di iniziative volte a precludere la realizzazione dell'impianto, come un provvedimento di archiviazione della pratica, la richiesta alla Provincia di revoca in autotutela dell'autorizzazione, una nota alla Regione per far dichiarare inefficace la Via per mancata accettazione delle prescrizioni.
Il conseguente ricorso, per accertare il diritto di portare a compimento il procedimento di autorizzazione, è stato accolto dal Consiglio di Stato, e il Comune è stato costretto a rilasciare il titolo edilizio previa stipulazione della convenzione urbanistica. Non soddisfatta, l'impresa ha chiesto al Tar Liguria la condanna del Comune al risarcimento dei danni derivati dalla violazione del diritto alla realizzazione della centrale, relativi ai costi aziendali e di consulenza legale, al minore valore attualizzato netto dell'impianto, all'approvvigionamento energetico non assicurato dalla centrale e acquistato sul mercato a condizioni meno favorevoli, all'acquisto di tecnologie e relativa messa in esercizio, al protratto impiego di personale e a oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria, al danno derivante dalla minore attrattività del sito industriale.

La sentenza
Il verdetto dei giudici liguri dà torto al Comune e lo condanna a un risarcimento enorme. Posto che il Consiglio di Stato - si afferma nella sentenza - ha accertato il diritto della società ricorrente di portare a compimento il procedimento di autorizzazione della centrale, decisione sulla quale il Comune nulla poteva, è palese la violazione dell'interesse legittimo dal momento in cui l'azienda ha accettato le prescrizioni contenute nella Via.
Tutto questo lede, secondo i giudici, i principi di economicità ed efficacia dell'attività amministrativa, oltre che il divieto di inutile aggravamento del procedimento e il dovere di concluderlo in tempi spediti. Esiste dunque il nesso di causalità e la connessa responsabilità del Comune per aver frapposto ostacoli a un procedimento per il quale tutte le altre amministrazioni coinvolte avevano adottato le decisioni di propria competenza.

La quantificazione del danno
Il danno preteso dall'impresa riguarda tanto i costi inutilmente sostenuti quanto i minori ricavi, aumentati questi dal fatto che l'impianto non fosse più realizzabile oltre una certa data in forza della sopravvenuta modifica del regime di incentivazione dell'energia da biomasse. Il Tar non prende in considerazione questi ultimi, per il fatto che si sarebbero potuti evitare attraverso l'esperimento degli strumenti di tutela previsti dall'ordinamento, come per esempio il giudizio di ottemperanza per l'esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato.
Devono invece essere integralmente riconosciuti tutti i costi interni aziendali e di consulenza sostenuti per lo sviluppo del progetto, quantificati in 919.808,83 euro, sui quali deve per giunta essere computata la rivalutazione monetaria di cinque anni e aggiunti gli interessi legali, le spese della consulenza tecnica e le spese di giudizio.


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