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Ora bisogna misurare la qualità delle macchine amministrative

di Nicola Melideo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Prendiamo i pagamenti effettuati nel 2014 (la fonte è fidata; le banche dati SIOPE) dai Comuni per Tlc, vale a dire utenze e canoni per servizi di telefonia e reti di trasmissione; e per It, cioè assistenza informatica e manutenzione software, licenze software e materiali informatici vari. Sommando i dati Tlc e It avremo, per quanto riguarda il 2014, la spesa annua corrente effettiva per Ict di ciascun Comune considerato.

Il metodo
Per avere un'idea se l'ammontare della spesa di un Comune, in un determinato anno, è superiore o inferiore - e di quanto - rispetto a quella di altri Comuni, bisognerà "ponderare" i valori di spesa di ciascun Comune, vale a dire rapportare il volume complessivo di spesa al numero degli abitanti. Avremo ottenuto in tal modo l'indicatore della "spesa-pro-capite". Cambiando l'ordine delle operazioni, o ripetendole per ciascuna voce di spesa It e Tlc, arriveremo ad avere un rilevante numero di indicatori confrontabili. A questo punto i confronti possono essere fatti anno per anno o, come nel nostro caso, per un triennio completo. Queste semplici operazioni, eseguite sulla spesa dei 12 Comuni di maggiore dimensione demografica per gli anni 2012, 2013 e 2014, forniscono le medie di spesa nel triennio per gli stessi Comuni e permettono di metterle a confronto.

Quando i numeri «non tornano»
Ci sono alcune realtà inoppugnabili: la spesa per It è molto più disomogenea di quella per Tlc. Quanto alla prima il rapporto tra il Comune che spende di più (Roma) e quello che spende di meno (Catania) è di 14,7 a 1; se consideriamo invece le Tlc, il rapporto tra la spesa del Comune più prodigo (sempre Roma) e quella del Comune più cauto nella spesa (Palermo) è di 6,2 a 1. Lo stesso calcolo applicato all'insieme delle Ict dà come risultato un 4,6 a 1 (Genova la più parca di consumi complessivi). Alcune domande inevitabili: come è possibile che Roma spenda così tanto più di Milano? Quali servizi, quali funzioni risultano più informatizzate, più efficientemente gestite rispetto, per esempio, a Milano? E come è possibile che un Comune delle dimensioni di Catania abbia mediamente speso all'anno, nel triennio 2012-2014, solo 1,6 euro per abitante per le sue tecnologie informatiche? E il numero delle domande non può dirsi ancora esaurito. Se oltre alla spesa corrente, infatti, si prende in esame anche la spesa per investimento, le differenze, infatti, si esasperano: mentre Venezia, Torino e Milano guidano la graduatoria dei Comuni che investono di più in It (rispettivamente con una media nel triennio di 13,2, 11,2 e 8,5 Euro pro-capite), Roma, nel triennio, ha investito solo 0,2 euro pro-capite.

L'analisi per classi demografiche
La tipologia di analisi, elementare e superficiale quanto si vuole, ma non ovvia, che è stata sin qui illustrata, è stata condotta sulla quasi totalità dei Comuni, opportunamente aggregati su base demografica e su base regionale. A livello nazionale, la spesa Ict pro-capite media è di 10,3 euro. Disarticolando la media nazionale in medie per classi demografiche, sempre a livello nazionale (dati Siope riferiti al 2014), apprendiamo che i pagamenti correnti per Ict vanno da 15,5 euro pro capite per i Comuni fino a 2mila abitanti; scendono fino a 6,9 euro per abitante nella classe demografica 20mila-60mila abitanti, per poi risalire vertiginosamente a 21,1 euro per abitante nei Comuni con più di 250mila abitanti. Precisando che non esistono elementi derivanti da questa analisi che consentano di sostenere, una volta per tutte, che i Comuni spendono molto o poco, di certo si può affermare che l'andamento della spesa nei Comuni ripartiti per classi demografiche evidenzia le maggiori (e, forse, anche più virtuose) economie nella fascia centrale. I piccolissimi Comuni risentono delle diseconomie di scala e logistiche connesse alla acquisizione di adeguati servizi di assistenza.

Le differenze territoriali
Meritevole di approfondimento è la situazione dei Comuni di dimensioni maggiori, di quelli al centro delle costituende aree metropolitane. Come si è visto, in questi Comuni vi sono comportamenti di spesa fortemente differenziati, evidenti sia per quanto riguarda la spesa corrente sia, forse in misura maggiore, nell'analisi delle spesa in conto capitale. Tra le cause, probabilmente, la mancanza di risorse finanziarie, inerzie organizzative, inefficienze gestionali, carenze di management, disattenzione e indifferenza del ceto politico-amministrativo. La stessa analisi condotta su tutti i Comuni ripartiti per aree geografiche presenta, per quanto riguarda la spesa corrente, la seguente situazione:
• Nord Ovest: 11,2 euro
• Nord Est: 8,7 euro
• Centro: 14,2 euro
• Sud: 7,5 euro
• Isole: 9,7 euro
In questo caso le distanze non sono particolarmente rimarchevoli. Vero è che il Sud sembra più depresso delle altre aree e che il centro risente dell'effetto "Roma", cui si è già fatto cenno, ma è anche vero che nel Nord Est si ha una spesa che non si discosta molto da quella del Sud in generale. La spesa per investimenti, mediamente 1,7 euro per abitante a livello nazionale, mostra differenze più accentuate: il Nord investe il doppio rispetto alle altre aree geografiche:
• Nord ovest 2,6 euro;
• Nord Est 2,1 euro;
• Centro 1,1 euro;
• Sud 1,0 euro;
• Isole 1,2 euro).

Gli sviluppi
L'indagine è stata limitata alla sola fenomenologia dei pagamenti nel triennio 2012-2014 per Ict. Volendo disegnare le linee guida di possibili sviluppi del lavoro svolto, due sono le direzioni possibili:
• la prima, consistente nell'approfondire le singole componenti della spesa Ict (personale, prodotti, tecnologie, sw, assistenza, servizi, consumi...). Questa scelta sarebbe di stretto, se non esclusivo, interesse degli operatori del mercato Ict, i quali spesso contribuiscono a creare una domanda dei loro prodotti non sempre corrispondente ai bisogni dei Comuni;
• l'altra direzione dovrebbe privilegiare un'analisi del fenomeno (e della spesa) per Ict in quanto aspetto specifico del più complessivo tema dell'efficienza delle macchine organizzative comunali. Quindi un'analisi delle Ict che proceda dall'analisi delle funzioni e dei servizi svolti dai Comuni, dal "peso" e dalla valutazione dei loro output in termini di servizi. A dovere essere misurata, prioritariamente e per dare un senso alle successive misurazioni, dovrebbe essere la qualità del funzionamento complessivo delle singole macchine comunali, all'interno della quale il modo in cui vengono utilizzate le Ict acquista un suo significato compiuto. Si potrebbe dire, in altri termini, che le Ict costituiscono un aspetto troppo importante per continuare ad interessare solo gli informatici.


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