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La strategia nazionale aree interne: i Comuni in prima fila per il rilancio dello sviluppo locale

di Tommaso Ulivieri (*)

Il territorio italiano è in gran parte caratterizzato da un'organizzazione spaziale basata su centri di piccole dimensioni che molto spesso incontrano difficoltà nel garantire ai residenti un accesso adeguato ai servizi essenziali. Il perdurare di questa situazione ha generato un processo di marginalizzazione di questi territori, distanti da grandi centri di agglomerazione e di servizio e con traiettorie di sviluppo instabili, con conseguenti problematiche sociali ed economiche di dimensioni spesso imprevedibili.
L'inversione di questo processo, a partire dal grande potenziale di attrazione che questi territori possiedono, è il principale obiettivo della Strategia nazionale aree Interne: una strategia di intervento che è parte integrante del nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari disponibili per il settennio 2014-2020. Il rilancio di questi territori è mirato a costruire un quadro di riferimento nazionale capace di individuare problemi comuni e sperimentare soluzioni condivise che possano concentrare risorse finanziarie e umane in quelle aree dove gli elevati bisogni si combinano a grandi opportunità da cogliere.

La selezione di aree progetto e aree pilota
Il processo di definizione della Strategia, le modalità di selezione delle aree coinvolte e le loro principali caratteristiche sono oggetto della pubblicazione Ifel «I Comuni della Strategia Nazionale Aree Interne. Prima edizione - 2015», presentata nel corso dell'ultima Assemblea annuale Anci. Dall'analisi di Ifel emerge l'ampio impatto della Strategia, che coinvolge complessivamente 4.181 Comuni di aree interne, raggiungendo un territorio pari a più del 60% di quello nazionale e circa un quarto della popolazione italiana. Nel corso del 2014 è stato avviato un processo di selezione pubblico delle aree che, a partire dalle proposte di territori e regioni, ha condotto, a ottobre 2015, all'individuazione di 61 aree progetto e 20 aree pilota.
È in queste aree che verranno avviati i primi progetti per il potenziamento dei servizi e il rilancio dello sviluppo economico-locale, attraverso l'impiego di risorse comunitarie e nazionali: le prime, rientranti nel ciclo 2014-2020, sono concentrate nei Programmi operativi regionali (Por) cofinanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale europeo (Fse), nonché dei Programmi di sviluppo rurale (Psr) cofinanziati dal Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale); le seconde, a valere sulla legge di Stabilità, consistono in 90 milioni di euro per il triennio 2014-2016 e ulteriori 90 milioni di euro per il rafforzamento della strategia nel trienni 2015-2017.

I Comuni al centro della strategia
Un'importante innovazione che caratterizza la Strategia nazionale aree interne riguarda il ruolo riconosciuto alle amministrazioni comunali. Come indicato dall'Accordo di partenariato, i Comuni costituiscono il soggetto pubblico di riferimento della Strategia, intesi come unità di base del processo di decisione politica e, in forma di aggregazione di Comuni, come centri di riferimento per la definizione della strategia e per la realizzazione dei progetti di sviluppo. Il successo della Strategia, quindi, dipenderà inevitabilmente anche dalla capacità dei singoli Comuni di cooperare sotto il profilo istituzionale al fine di costruire sistemi di collaborazione ad ampio raggio che sfruttino a pieno il grande potenziale delle risorse a loro disposizione.

(*) Dipartimento Studi economia territoriale Ifel


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