Home  › Sviluppo e innovazione

Ict, la spesa per l'innovazione già tagliata nell'85% dei Comuni

di Francesco Clemente

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'innovazione della Pa rischia di essere sempre più un miraggio: i tagli alla spesa di beni e servizi informatici previsti dal disegno di legge di stabilità – riduzione del 50% dal 2016 sulla spesa complessiva media del triennio 2013-2015 (articolo 29) – sembrano, infatti, non tener conto di ciò che è successo negli ultimi bilanci degli enti locali alla voce "information and communications technology", la cosiddetta Ict.

L'indagine
Secondo una ricerca di Lgnetsui pagamenti effettivi dei Comuni tra il 2012 e il 2014 e raccolti nel Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope), solo lo scorso anno la spesa complessiva nazionale pro-capite in tecnologie informatiche e di comunicazione rispetto al 2012 si è ridotta del 3,2%, e nello stesso periodo il calo ha interessato l'85% dei Comuni italiani. Nello studio le fatture per materiale informatico, assistenza e manutenzione software, licenze, utenze e canoni per telefonia e reti di trasmissione, hardware e acquisto o realizzazione software, e quelle per infrastrutture telematiche. Ciò, come spiegato, anche per «superare l'approccio "per adempimenti" (hai fatto la Pec? Hai il Suap? Utilizzi internet? Dai i servizi al cittadino on line?...) e…partire – ad esempio – dalla qualità della gestione complessiva di una Pa, dalla qualità dei suoi conti (…)».

Spesa da 727,6 milioni
In base all'indagine, i Comuni nel 2014 hanno speso in Ict un totale di 727,6 milioni di euro, con una media 12 euro per abitante, ma con la spesa è per beni e servizi è scesa sia rispetto al 2013 (-30 milioni) che rispetto al 2012 (-24,2 milioni). In riferimento a quest'ultimo anno, nel 2014 le riduzioni più pesanti (-12,38%) si sono registrate nei centri tra 60mila e 250mila abitanti (93 su 8.021 Comuni, Istat), ma le spese sono scese anche nei Comuni fino a 2mila abitanti (il 43,5% del totale), passando da 17,7 euro a 17,5. In calo anche i pagamenti più elevati: appannaggio di 12 grandi città tra cui Roma e Milano, lo scorso anno sono scesi di 27,8 milioni sul 2013, passando da 27 a 24 euro pro-capite (24,4 nel 2012). Stessa storia, secondo Lgnet, anche aggregando i Comuni su base regionale: tagli alla spesa per gran parte delle Regioni sul 2012, in tutti e tre gli anni considerati per Liguria, Trentino, Friuli, Emilia Romagna, Molise, e Valle d'Aosta. Quest'ultima, nel 2012 ha fatto registrare il record di spesa per abitante di 34,7 euro, ma nel 2014 l'ha poi ridotta del 21,6% (27,2 euro). L'analisi in ogni caso precisa che «le tensioni finanziarie dei Comuni hanno (...) dilatato abnormemente i tempi tra momento in cui matura un loro obbligo a pagare una prestazione e quello in cui ha luogo il pagamento effettivo delle prestazioni ricevute. Il fenomeno dei residui passivi finisce con il penalizzare la spesa ordinaria», a partire dai pagamenti per l'Ict «più frequenti nei grandi Comuni che nei medi e piccoli».

Non solo tagli però
Più beni e servizi innovativi in Piemonte e Campania (nel 2014 +40,1% e +25,4% sul 2012), e rialzi costanti nel triennio in Calabria (da 9,2 a 10 euro pro-capite). La maggior spesa in assoluto in Ict, stando al 2014, spetta ai Comuni di Lombardia (125,9 milioni) e Lazio (121,6 milioni), ma per abitante ridotta rispettivamente del 14,8% e 4,6% sul dato di due anni prima. Nel dettaglio della spesa corrente, Roma ha pagato 34 euro per abitante contro 19,3 di Milano, ma la città di Expo 2015 ha ceduto il passo anche a Bologna (24,3) e Venezia (19,8). In attesa dell'innovazione, la ricerca rileva che gran parte della spesa corrente per l'informatica serve per consulenze e manutenzioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA