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Via libera al decreto incentivi per produrre energia da fonti rinnovabili

di Giada Maio (*)

Con l'approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni del 5 novembre scorso del decreto ministeriale, arriva il via libera agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili non fotovoltaiche.

Gli obiettivi
Il decreto, in stretta continuità con il precedente del 6 luglio 2012, nasce con un obiettivo di breve termine sia temporale, fino al dicembre 2016, sia finanziario, con un plafond di costi pari a 5,8 miliardi di euro, assai limitato alla luce dei molteplici progetti in attesa di incentivazione e già oggi in graduatoria nei registri.
Questo tema ha caratterizzato fortemente la discussione tecnica nella volontà di tutti soggetti responsabili di non penalizzare e deprimere gli investimenti avviati dalle imprese e al contempo nella necessità di tutelare il territorio. Il decreto prevede inoltre vincoli stringenti in vista di un adattamento obbligatorio alle linee guida Ue sull'energia in vigore dal 1° luglio 2014 «Comunicazione della Commissione europea recante Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020». In particolare, le nuove linee guida europee introducono misure più restrittive in merito alla compatibilità con le regole del mercato interno degli aiuti concessi dagli Stati membri per il sostegno all'obiettivo vincolante europeo di conseguimento del 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.
Al tempo stesso le misure si inseriscono nel contesto degli obiettivi climatici oltre che energetici proposti dalla Commissione europea per il 2030, cioè una riduzione del 40% di emissioni di gas serra, un obiettivo vincolante europeo di produzione di energia da fonti rinnovabili del 27%, il proseguimento delle politiche sull'efficienza energetica e un nuovo sistema di governance, che assicuri un sistema energetico europeo competitivo e sicuro, tenendo conto degli obiettivi politici contenuti nella Roadmap Ue sull'efficienza delle risorse, in particolare in merito alla gerarchia nella gestione dei rifiuti e all'eliminazione dei sussidi dannosi all'ambiente.

Le proposte Anci
È in questo contesto che l'Anci ha letto ed emendato il decreto, ribadendo la necessità di contemperare salvaguardia degli investimenti, tutela del territorio e dell'ambiente, con i reali fabbisogni elettrici e un carico finanziario sostenibile sui consumatori in bolletta.
L'Anci ha chiesto e ottenuto, coerentemente alla visione che porta avanti negli ultimi anni sulle Fer, l'estensione dell'accesso diretto agli incentivi per gli enti locali anche in gestione associata, per promuovere un modello maggiormente compatibile con il territorio nazionale, di piccoli impianti diffusi diversificati e connessi all'autoconsumo. Sull'esempio delle comunità cooperative, il modello proposto è di condivisione, in territori omogenei, di più fonti rinnovabili tra enti locali, specie di piccola dimensione, per la valorizzazione - anche energetica e purché non concorrente rispetto ai settori primari come l'agricoltura - delle risorse specifiche e nel rispetto di alcuni luoghi, mettendo in comune tra enti in gestione associata (e tra enti locali e la propria cittadinanza) la produzione energetica da fonte rinnovabile in coerenza con il fabbisogno espresso dal bacino territoriale.
Il decreto ha introdotto inoltre incentivi per impianti ibridi, in cui una frazione può provenire da rifiuti biodegradabili, da un combustibile non rinnovabile e da rifiuti parzialmente biodegradabili, in corso di sperimentazione nel territorio toscano. L'auspicio dell'Anci e dei soggetti istituzionali di rappresentanza che hanno seguito il provvedimento è che si possa in tempi rapidi definire insieme la strategia incentivante e le regole del gioco per le fonti rinnovabili dal 2017 in poi, in una visione organica e complessiva che tenga insieme i fabbisogni elettrici e termici del nostro Paese.

(*) Ufficio energia e mobilità sostenibile Anci


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