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Masterplan per il Sud, 95 miliardi per i patti di sviluppo tra governo, enti locali e regioni

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

«Non si parte da zero» ma «si ricomincia da tre»: si ricomincia perché l'azione di governo, regioni ed enti locali per definire il nuovo piano per il Meridione è già iniziata con i 12 incontri di questi ultimi due mesi preliminari alla definizione delle scelte operative per i 15 Patti per il Sud. E da tre perché il triplice obiettivo (utilizzo dei fondi strutturali 2007-2013, avvio della programmazione 2014-2010 e risposta alle crisi aziendali) contenuto nel primo capitolo del «Masterplan per il Mezzogiorno», pubblicato ieri da Palazzo Chigi, contiene già i punti di forza su cui far leva per «mettere in movimento la società civile del Mezzogiorno affinché diventi protagonista di una nuova Italia, l'Italia della legalità, della dignità del lavoro, della creatività imprenditoriale, in una parola del progresso economico e civile». Recupero delle risorse e utilizzo di nuovi fondi per un ammontare di 95 miliardi, rilancio della politica industriale e Patti per il Sud sono infatti le proposte contenute nelle linee guida del Masterplan. Ma andiamo con ordine.

Ricomincio da tre
È la prima linea guida che non parte da zero in quanto il Governo e le istituzioni regionali e locali - scrive Palazzo Chigi - non sono stati fermi ma hanno già operato su almeno tre terreni fondamentali. Il primo è «il recupero del ritardo nell'utilizzo dei Fondi strutturali stanziati nel ciclo di programmazione europea 2007-13»: se al 31 dicembre 2011, cioè al termine del quinto anno del periodo programmatorio, la percentuale di utilizzo dei Fondi era solo del 15%, al 30 giugno scorso si è arrivati all'80% e «stiamo lavorando con Ministeri e Regioni responsabili dei programmi per arrivare al 100% di utilizzo dei Fondi entro la scadenza del 31 dicembre 2015». Sono state infatti create, d'accordo con la Commissione Ue, task force dedicate per ognuna delle Regioni in ritardo per supportare gli enti locali ad accelerare l'utilizzo dei fondi.
Il secondo terreno è l'avvio della «Programmazione 2014-20»: sono stati già approvati dalla Commissione 49 programmi nazionali e regionali sui 50 previsti. Con il via libera all'ultimo, ci si augura entro la fine dell'anno, si potrà «cominciare a utilizzare i nuovi Fondi immediatamente dopo la rendicontazione di quelli 2007-13, ossia a partire dall'inizio del 2016».
L'ultimo terreno è costituito dalla «risposta alle crisi aziendali»: contratti di sviluppo e accordi di programma hanno fronteggiato «situazioni di crisi di singole aziende e di aree a rischio di desertificazione industriale» con l'intento di salvaguardare il recupero di parti importanti del tessuto produttivo meridionale per mantenere aperta «la prospettiva di una più generale ripresa produttiva e occupazionale».

Politica industriale per il Mezzogiorno
E proprio per dare respiro a queste azioni il Masterplan passa a disegnare una «nuova politica industriale» riassumibile in due ambiti: regole di funzionamento dei mercati e predisposizione di fattori di produzione comuni, ossia infrastrutture e capitale umano.
Per quanto riguarda le regole, l'azione di liberalizzazione e riforma dei mercati ha dato «spazio a tutti coloro che mettano in gioco le proprie capacità imprenditoriali e lavorative» oltreché «a mettere in moto processi di aggregazione delle aziende di servizio pubblico locale per farne realtà dinamiche che, dando respiro industriale ai servizi, ne accrescano l'efficienza e l'efficacia nel rispondere ai bisogni delle comunità locali». Per quanto riguarda infine i fattori di produzione comuni «l'attenzione va posta prima di tutto su scuola e formazione come settori essenziali non solo per la qualità della vita dei cittadini ma per la formazione del fattore di competitività».
Ma per poter essere competitivi bisognerà superare il «gap infrastrutturale che separa il Sud dal resto del Paese» con «una svolta nella capacità di direzione pubblica» che significa: capacità di programmazione (si pensi agli errori sull'utilizzo dei fondi), semplificazione amministrativa (snellimento normativo e attribuzione chiara di responsabilità a ogni amministrazione), riforma del Titolo V della Costituzione «per superare le sovrapposizioni di competenze tra livelli di governo».
Sarà necessario poi puntare a progetti infrastrutturali per connettere il Sud attraverso i piani di Banda ultralarga, Alta velocità, portualità e aeroporti oltre allo sviluppo degli assi viari portanti e alle interconnessioni per implementare il sistema elettrico senza dimenticare il sostegno delle iniziative imprenditoriali del Programma operativo nazionale ricerca e competitività, «mentre il Pon Cultura svolgerà un ruolo fondamentale di sviluppo degli attrattori culturali di cui il Mezzogiorno è ricco per la diffusione di attività turistiche che valorizzino le peculiarità del territorio».

Risorse e Governance
Ma è necessario a questo punto fare un po' di conti anche se «le risorse non mancano». Ciò che è mancata è stata «la capacità di utilizzarli per decenni». Le risorse indicate nel Masterplan, sono: fondi strutturali (Fesr e Fse) 2014-20 pari a 56,2 miliardi di euro, di cui 32,2 miliardi di euro europei e 24 miliardi nazionali; fondi di cofinanziamento regionale per 4,3 miliardi di euro; Fondo sviluppo e coesione, per il quale sono già oggi disponibili 39 miliardi di euro sulla programmazione 2014-20 per un totale di 95 milioni di euro da qui al 2023. Non solo. Se si recupera «il ritardo accumulato fino al 2011 nella spesa dei Fondi europei e il fatto che a tutt'oggi il Fondo sviluppo e coesione abbia una disponibilità residua relativa ai cicli di programmazione 2000-2006 e 2007-2013 per circa 17 miliardi» si può arrivare alla capacità di spesa sul territorio da qui al 2023 a 112 miliardi.
Inoltre con la legge di stabilità 2016 il governo ha attivato in sede europea la clausola investimenti «che mette a disposizione nel 2016 uno spazio di bilancio di 5 miliardi di euro utilizzabili per spendere le risorse nazionali destinate a cofinanziamento dei Fondi strutturali o di investimenti nelle reti di rilevanza europea o di investimenti supportati dal Piano Juncker». Potenzialmente dunque si «è in grado di mettere in gioco nel solo 2016 investimenti per oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno 7 per interventi nel Mezzogiorno». Ecco che così si sono creati «gli spazi di bilancio affinché gli stanziamenti diventino spesa effettiva, risorse realmente a disposizione del Mezzogiorno nel 2016». Ma per raggiungere questo target bisogna appunto «lavorare sulla Governance e sulla capacità amministrativa. Sulla Governance, oltre che con le semplificazioni e l'opera di chiarimento circa la ripartizione di responsabilità tra le amministrazioni, il Governo interverrà costituendo e guidando la Cabina di Regia Stato-Regioni del Fondo sviluppo e coesione, che dovrà allocare le risorse in modo da massimizzare le sinergie con i Fondi strutturali allocati sui Programmi operativi nazionali e regionali».

Patti per il Sud
Ma fondamentale per l'attuazione del programma è la collaborazione con i territori. Una collaborazione avviata, come dicevamo all'inizio, con gli incontri tra il sottosegretario De Vincenti e le amministrazioni locali per elaborare insieme i 15 Patti per il Sud per otto regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) e sette città metropolitane (Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Cagliari). Quattro i capitoli in cui sono strutturati i patti: la visione che l'ente locale ha del proprio futuro e che condivide col Governo; la ricognizione degli strumenti e delle risorse a disposizione (Pon, Por, Fondo sviluppo e coesione, accordi di programma e contratti di sviluppo con le imprese); gli interventi prioritari (governo e amministrazioni locali dovranno impegnarsi su tempi e azioni); governance del processo, snellimenti amministrativi e definizione delle responsabilità.


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