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Dalle stampanti 3d agli smartphone salvambiente, le tecnologie sperimentano una Pa più efficiente

di Sergio Talamo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il ventimilionesimo biglietto dell’Expo di Milano ha suscitato, com’è ovvio, sorpresa ed entusiasmo per una capacità di attrazione e di coinvolgimento del pubblico che non era scontata. Molti hanno rilevato, e anche questo si può comprendere, il successo dell’amministrazione milanese contrapponendolo ai guai di Roma. In realtà Roma, perlomeno sulla carta, ha un valore fondamentale da cui ripartire: un alto indice di innovazione produttiva (134 rispetto al 124 di Milano) e un alto numero di addetti a ricerca e sviluppo (38 per 10mila residenti a Roma, 18 a Milano). Si tratta di competenze che possono far da leva per un nuovo ciclo di sviluppo economico e civile.

Le sperimentazioni che efficientano la PA
Lo confermano, nei fatti concreti, le cifre di un’altra esposizione: il Maker Faire Roma, la fiera dell’innovazione che quest’anno (seconda edizione) si è tenuta presso l’Università La Sapienza. Nei giorni del MF, dal 16 al 18 ottobre, fra i viali dell’ateneo oltre 100mila visitatori hanno affollato i 600 stand in cui erano presentate circa 700 “invenzioni”. Per fare alcuni esempi, la Regione Lazio proponeva un cerotto tecnologico per diagnosticare le aritmie cardiache; un laboratorio sartoriale che sviluppa abiti per persone con disagio motorio temporaneo o permanente; un "giardino" arrotolabile, pieghevole e stendibile... Una mostra peraltro apertissima ai minori: l’Area Kids quest’anno ha coperto 3mila metri quadri presentando un programma denso di eventi interattivi.
È proprio in una cornice come questa che emergono nitidamente non solo le astratte potenzialità tecnologiche, ma soprattutto le reali sperimentazioni che possono cambiare il modo di operare della pubblica amministrazione italiana. Appare così in tutto il suo anacronismo un dibattito sui servizi pubblici ancora fermo alle rivendicazioni categoriali e al riempimento di carte “per stare in regola”.

Gli asset in gioco
Vediamo, fra i tanti asset in gioco, le stampanti 3D. La stampa 3D, come è noto, permette di ottenere la riproduzione reale di un modello realizzato con un “software di modellazione”. Ecco di cosa parliamo, secondo l’Economist: “La stampa tridimensionale rende economico creare tanto singoli oggetti quanto crearne migliaia, e quindi mina le economia di scala. Essa potrebbe avere sul mondo un impatto così profondo come lo ebbe l'avvento della fabbrica”. Bene, sempre la Regione Lazio ha gettato nell’arena delle idee innovative il progetto di portare le stampanti 3D nelle scuole. Cinquecentomila euro di fondi europei sono stati stanziati per dotare 250 istituti laziali di un “Kit Scuole 3d”, cioè un pacchetto che conterrà una stampante o scanner 3D, materiale di consumo per un anno e un software di modellazione tridimensionale. Insieme al kit, due necessari complementi: un ciclo formativo per studenti e docenti e una call per capire meglio le specifiche esigenze che le scuole manifesteranno trovandosi alle prese con questa nuova tecnologia: “Non vogliamo che le scuole si ritrovino con un oggetto tecnologico bellissimo, ma inutile”, dicono alla Regione Lazio. E qui si coglie un punto-chiave del progetto di cittadinanza digitale che lo Stato italiano ha messo al centro della sua azione, dedicandogli l’articolo 1 della Riforma PA (legge 124/2015): nessun cittadino potrà diventare realmente “digitale” se verrà considerato un destinatario passivo, senza quindi accompagnarlo nel percorso interrogandolo di continuo sui problemi e le esigenze che man mano verranno fuori da una svolta così profonda.
Sempre a proposito di stampanti 3D, il Maker Faire ha fatto da contenitore di un altro progetto di straordinaria suggestione: ricostruire con questa tecnologia, in scala reale, i monumenti che l’Isis ha distrutto in Iraq e in Siria. L’ideatore dell’iniziativa - che già ha incontrato il favore dell’Unesco - è l’ex ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, che l’ha raccontata al Maker Faire insieme al Digital Champion Riccardo Luna, all'archeologo Paolo Matthiae e al presidente della fondazione Terzo Pilastro Emanuele Emmanuele.
Dalle stampanti allo smartphone. Dal disegno di un luminoso futuro all'analisi di un (doloroso) passato. A Taranto, da qualche tempo, una squadra di volontari sta usando il dispositivo Ispex, che si collega alla fotocamera degli iPhone e… analizza l'aria: in sostanza, rileva la presenza di particolato (polveri sottili) e ne manda i dati a un'app. La sperimentazione si muove nell'ambito del progetto europeo iLight 2015, lanciato dall'università olandese di Leiden e già utilizzato a Roma, Milano e Bari. Inutile dire come questo dispositivo sia in grado di cambiare il futuro della tanto sofferente città di Taranto: d'ora in poi, a fornire dati sull'inquinamento potrà essere qualunque organizzazione di cittadini (a Taranto sta operando l'associazione Peacelink) e non solo le centraline dell'Arpa, agenzia regionale, o della stessa Ilva. Dietro un'applicazione innovativa, in questo caso si affacciano valori come trasparenza, partecipazione civica e tutela della salute pubblica.

Osservazioni finali
Gli esempi, com’è intuitivo, potrebbero continuare a lungo. Ma il messaggio che arriva da queste innovazioni è che la PA ha oggi l’occasione di cambiare pelle. E potrà farlo solo se non si accontenterà più di modificare una norma, ma saprà “rischiare” di usare le tecnologie per migliorare la qualità della vita collettiva.


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