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Hub Bologna e cittadini sui social, la nuova strada della partecipazione collaborativa

di Sergio Talamo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Partecipare, cioè intervenire sui problemi collettivi e pubblici non sentendosi semplicemente privati ma cittadini, che è tutt'altra cosa. E, come naturale conseguenza, "collaborare", cioè mettere in pratica comportamenti attivi di miglioramento delle città concordati con le amministrazioni e magari da queste finanziati o co-finanziati.
La partecipazione collaborativa è un principio importante e moderno, per cui la Pubblica amministrazione diventa un valore condiviso e non più la monade che cala dall'alto le sue azioni su una platea di destinatari passivi. Ma, appunto, finché resta un principio, si limita a segnare una direzione di marcia. Oggi le nuove tecnologie, unite ad una sempre crescente vitalità civica, permettono di fare di più. Ad esempio, seguire in tempo reale le vie per cui questa collaborazione prende forma.

Hub Bologna
E' ciò che sta accadendo a Bologna: dal 7 ottobre fino al 7 dicembre il progetto Hub (Human Ecosystems Bologna) monitorerà sui social network "chi parla di collaborazione, come se ne parla, quali emozioni si esprimono intorno alla collaborazione, quali i temi più discussi, chi sono gli hub, gli influencer, i ponti fra le comunità, quali le lingue della collaborazione …" (Salvatore Persico e Oriana Iaconesi, due animatori del progetto). Un progetto in due tempi. Nei due mesi di monitoraggio, una mostra racconterà in tempo reale i risultati; alla fine, il Comune rilascerà un set di Open Data con tutti gli elementi emersi dall'osservazione. E c'è di più: la mostra è consultabile anche on line, e sulla rete il visitatore potrà giovarsi di suggestive animazioni per capire quali sono i temi più discussi, da chi e dove. Hub, del resto, non è una sperimentazione isolata. Si inserisce in un percorso che Bologna ha adottato con una convinzione che contagia anche il primo cittadino. "Nella mia idea di città – scrive il sindaco Virginio Merola su un sito del Comune - la collaborazione è certamente un valore e anche un approccio operativo… E' una visione che può contribuire ad affermare il nostro sacrosanto diritto alla bellezza e alla felicità… oltre i tradizionali concetti di sussidiarietà o partecipazione civica… perché a Bologna la solidarietà è in fondo l'unico modo che conosciamo per essere davvero liberi". Da questo approccio derivano, fra le altre cose, 20 macroprogetti e una Festa annuale della collaborazione civica.

Cittadinanza digitale
In questa esperienza si possono rintracciare perlomeno due degli "asset" del nuovo corso della Pa italiana. Nel primo articolo della Riforma Madia – legge 124/2015 - la "cittadinanza digitale" è infatti declinata anche come "partecipazione (dei cittadini, ndr) con modalità telematiche ai processi decisionali delle istituzioni pubbliche"; e il rilascio dei risultati dell'osservazione in formato di dati aperti asseconda la norma che assegna al cittadino "il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale".
Inoltre, è significativo l'uso originale che si fa dei social network. L'ambiente social, come è noto, presenta molte chiavi di lettura, e non tutte rassicuranti. Di certo, ciò che l'uso massiccio dei social ha portato di salutare (e di irreversibile) è uno spazio di libertà, confronto e iniziativa aperto davvero a tutti. La novità bolognese è provare a "leggere" le interazioni sociali che avvengono sulle nuove piattaforme come un valore pubblico, da rendere addirittura condivisibile e utilizzabile in forma di big data. Da questa novità può sorgere l'opportunità di aumentare gli strumenti di conoscenza e consenso di chi presidia i "processi decisionali" di cui parla la 124. Insomma, possiamo dire che – come spesso accade in Italia - è dall'iniziativa civica e territoriale che vengono le più concrete risposte ai principi fissati da una legge di riforma molto ambiziosa, soprattutto in tema di digitalizzazione.
Del resto, nonostante i noti ritardi strutturali, ormai circa il 60 per cento degli italiani usa abitualmente i social. E' un dato, non una tendenza. E pone anche il nostro Paese di fronte alla questione di come relazioni così intense possano e debbano generare collaborazione. Dice Lee Rainie, direttore del Pew Research Center, in un'intervista rilasciata a Beniamino Pagliaro su La Stampa: "La tecnologia costruirà nuovi modi per tessere relazioni di fiducia, basti pensare alla reciproca fiducia che nasce con Uber e Airbnb… Penso che discuteremo a lungo di come la tecnologia stia scegliendo gli algoritmi e la potenza di calcolo… Ma la cosa importante da ricordare è che l'intera società sta decisamente meglio se riesce a creare dei contesti in cui c'è fiducia reciproca"

Alfabetizzazione digitale
Uno di questi contesti è appunto la gestione concreta di un territorio, sul piano delle infrastrutture, dei servizi e in generale della qualità della vita (si pensi anche alle social street, nate sempre a Bologna due anni fa e ora diffuse in tutto il Paese). Ma tutto ciò può rimanere solo un auspicio astratto se non si lavorerà ad un altro principio, anch'esso declinato sin dalle prime righe della riforma pa: "l'alfabetizzazione digitale", che non è solo saper accendere un pc ma anche saper usare in modo rapido e funzionale le tante opportunità di uno smartphone o di una piattaforma social. Tutto ciò comporta una costante attività di accompagnamento, strutturato e professionale, da parte delle pa rispetto agli utenti. Il "fattore uomo", insomma, non è un problema solo della sharing economy, ma anche della nuova Pa "digital first". Nessuna smart city sarà possibile senza formare degli "smart cittadini".


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