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Immobili pubblici, così i parametri per rientrare nella procedura ristretta

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I requisiti che gli investitori devono possedere per poter partecipare alle procedure ristrette di vendita degli immobili pubblici tagliano il traguardo della pubblicazione ufficiale: il Dm Economia 20 luglio 2015 ha raggiunto dunque l'ultima tappa del percorso iniziato a fine aprile scorso con il lancio di una consultazione. Proposte e osservazioni di organi istituzionali e associazioni immobiliari giunte al dipartimento del Tesoro fino al 12 maggio, hanno sollecitato modifiche alla bozza in consultazione, rilievi che in molti casi sono stati accolti portando al perfezionamento e alla definitiva riscrittura di alcuni passaggi del testo ora pubblicato in "Gazzetta".

La disciplina
Per perseguire gli obiettivi di finanza pubblica, l'articolo 1, comma 270, della legge n. 190/2014 di modifica dell'articolo 7 del Dl 282/2012, ha accelerato la dismissione dei beni dello Stato autorizzando l'Agenzia del Demanio a vendere, nel triennio 2015-2017 a trattativa privata e mediante procedura ristretta, immobili «con prioritario riferimento a quelli il cui prezzo di vendita sia fissato secondo criteri e valori di mercato» a investitori qualificati da individuare in base a requisiti da definire con un provvedimento del Mef.
Ecco dunque che il Dm del 20 luglio scorso ha determinato proprio requisiti e caratteristiche dei soggetti acquirenti nonché le cause di esclusione dalle procedure e i parametri di valutazione della capacità economico-finanziaria degli investitori.

Gli investitori
La platea degli investitori contemplati dalla bozza messa in consultazione si è andata via via allargando: all'elenco rispondente alla lettera a) - imprese di investimento, banche, società di gestione del risparmio, società di investimento a capitale variabile, imprese di assicurazione società immobiliari di investimento quotate; fondi sovrani; imprese edili e imprese turistico-alberghiere - sono state aggiunte a "gran richiesta" le società di investimento a capitale fisso. Alcuni partecipanti alla consultazione hanno infatti suggerito di inserire questa categoria di investitori, come anche di specificare meglio il generico «fondi pensione» con forme pensionistiche complementari rispondenti al Dlgs 252/2005. Non solo. Tutto l'articolo 1 del Dm è stato rivisto alla luce dei contributi delle associazioni, reimpostato dal Mef in una nuova bozza arricchita di osservazioni e infine corretto definitivamente.
In primo luogo si è meglio precisato che i soggetti devono essere iscritti in uno degli albi o elenchi oppure dotati delle licenze o autorizzazioni previste dal settore. Ma la modifica più ampia riguarda ancora una volta il gruppo degli investitori: porte aperte alle forme di aggregazione tra i soggetti precedentemente contemplati (tra cui società di scopo partecipate, raggruppamenti temporanei di concorrenti, consorzi ordinari di concorrenti, reti d'impresa e gruppi europei di interesse economico). Le Fondazioni restano ammesse alle procedure ristrette come anche i soggetti esteri che svolgono le stesse attività degli investitori italiani.

Esclusioni e valutazioni
Nel testo definitivo infine l'articolo 2 si sdoppia con l'aggiunta dell'articolo 3. Nel primo vengono individuate le cause di esclusione per i soggetti che difettano dei requisiti di ordine generale come stabiliti dal codice degli appalti (articolo 38 Dlgs 163/2006) e per quelli che non osservano le disposizioni su incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi (comma 16-ter articolo 53 Dlgs 165/2001). Da sottolineare è l'eliminazione del riferimento alla normativa antiriciclaggio in quanto la disciplina richiamata non ricomprendeva tutti i soggetti elencati. Il nuovo articolo 3 invece è dedicato esclusivamente ai parametri di valutazione: in ogni procedura di dismissione si analizzerà la capacità economico-finanziaria del soggetto comprovata da idonee dichiarazioni bancarie.


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