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Fondi europei 2007-13: riprogrammazione e progetti retrospettivi per raggiungere gli obiettivi di spesa

di Giancarlo Terenzi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

All'uscita del dato sulla spesa certificata al 31 maggio, sotto di 3 punti percentuali rispetto al target nazionale previsto (73,6% contro 76,6%), che aveva sollevato dubbi sulla reale capacità di assorbire tutte le risorse messe da Bruxelles sui programmi europei del ciclo 2007-2013, le autorità nazionali avevano sottolineato come la lettura dei dati di monitoraggio al 30 aprile mostrassero un'attuazione superiore di 0,4 punti rispetto al dato di maggio.
Una difesa d'ufficio che è stata subito dopo abbandonata verso una più concreta accelerazione della rendicontazione, dove sarà possibile, e una ennesima riprogrammazione a settembre, a quattro mesi dalla chiusura del ciclo, a conferma che per alcuni programmi, con importanti risorse ancora disponibili, il rischio è reale. Anche se il risultato raggiunto potrà essere valutato solo il 31 marzo 2017, termine per completare la certificazione, come se la data del prossimo 31 dicembre fosse ininfluente.

I progetti retrospettivi
Nella realtà, l'articolo 56 del Regolamento (Ce) n. 1083/2006 e la relativa modifica, articolo 1, comma 3 del Regolamento (Ce) n. 284/2009, stabiliscono che le spese dichiarate sono considerate ammissibili se il relativo pagamento è stato eseguito entro il 31 dicembre 2015. Non c'è dubbio, quindi, che dopo quella data non è possibile eseguire pagamenti. Si ricorrerà anche questa volta, come è sempre accaduto nel corso dei vari cicli di programmazione comunitaria, all'utilizzo di progetti già realizzati con altri fondi, compatibili con le regole europee, che nel corso degli anni hanno assunto il nome prima di progetti "sponda", poi "maturi", "coerenti", "compatibili" e oggi "retrospettivi" (si veda la scheda illustrativa).
Una metodologia che non dovrebbe scandalizzare più di tanto, che è nota alla Commissione europea ed utilizzata da tutti i paesi membri anche se cozza con il principio dell'addizionalità, ora più che mai ignorato per gli stringenti vincoli di bilancio e con il valore aggiunto che dovrebbero avere i programmi in termini di cantieri attivati. La differenza è che in Italia, oltre a contribuire spesso ad abbassare la qualità della spesa, queste risorse prive dei vincoli europei dovrebbero essere utilizzate per formare un parco progetti da utilizzare nella stessa programmazione o in quella successiva, ma spesso e volentieri non accade come alcune esperienze lo dimostrano.
Si sostituiranno, pertanto, i progetti che non riescono ad essere rendicontati entro dicembre 2015 con progetti, questa volta chiamati "retrospettivi", finanziati con altri fondi nazionali, che non sono nati specificatamente per i programmi operativi nazionali e regionali ma in qualche modo convergenti verso la programmazione unitaria, conclusi entro dicembre 2015 e che quindi potranno essere certificati entro il 31 marzo 2017.
I progetti, invece, che non potranno essere completati entro tale data dovrebbero essere spostati sui così detti progetti complementari, modalità già in uso con il Piano di azione e coesione (Pac), che ha avviato programmi, comprendenti azioni ed interventi che sono potenzialmente allocabili all'interno della nuova programmazione 2014-2020.

Il quadro della situazione
Indubbiamente in questo modo gli obiettivi contabili saranno raggiunti, quelli di spesa saranno salvi e si potrà gridare, ancora una volta, all'ennesimo miracolo italiano. Ma se scendiamo un po' più nel dettaglio osserviamo che, a fronte dell'innalzamento al massimo consentito del cofinanziamento comunitario (75% per le Regioni in ritardo di sviluppo, 50% per le altre), la quota nazionale scende per permettere di finanziare i programmi complementari. In tal modo alcuni programmi arrivano a perdere fino al 40% delle risorse originariamente programmate e quindi saltano la maggior parte degli obiettivi che si volevano raggiungere alla fine del 2015, fino a pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo. Il valore aggiunto del programma quindi diminuisce e, conseguentemente, anche l'impatto sui territori.
Tutto ciò assume una valenza ancora più negativa perché va ad impattare quasi interamente sulle regioni in ritardo di sviluppo. E la sensazione è che, nonostante riprogrammazioni e utilizzo di progetti questa volta chiamati "retrospettivi", superare completamente indenni l'asticella del 31 marzo 2017 sia per i programmi operativi nazionali reti e mobilità e energia, due settori strategici per lo sviluppo del Paese, e per i Por Calabria, Sicilia e Campania difficile se non impossibile.
Quest'ultima, insieme a Molise e Puglia, inoltre, potrebbe avere ulteriori problemi a causa dei vincoli di finanza pubblica. Ecco perché si chiede a più voci di far slittare almeno la scadenza della certificazione, prevista al 30 marzo al 30 giugno 2107 non tenendo conto che tale termine è stabilito all'articolo 89, paragrafo 1, del Regolamento (CE) n. 1083/2006 e, pertanto, sarebbe necessaria una modifica che non trova entusiasta né la Commissione europea, né la stessa Italia che, in passato, si è sempre espressa contro una proroga del termine sia dei pagamenti che delle certificazioni.

Poca flessibilità sul cofinanziamento
La Commissione è poco propensa anche a concedere maggiore flessibilità sul computo del cofinanziamento in termini di sforamento dei vincoli di finanza pubblica. D'altra parte l'aver ottenuto un cofinanziamento europeo di 28 miliardi di euro, il terzo dopo Polonia e Spagna, avrebbe dovuto stimolare le autorità italiane a non perdere questa importante occasione di sviluppo.
Non è pensabile nemmeno immaginare un nuovo accordo sulla falsariga di quello stipulato nel 1995 tra il ministro del bilancio Rainer Masera e la Commissaria europea alle politiche regionali Wulf-Mathies che prorogava i programmi del ciclo 1987-1993, fino al 1995, 1996 e, in alcuni casi, fino al 1997. Il tutto a fronte, si diceva allora, del «preciso impegno politico assunto dalle autorità italiane di migliorare ulteriormente la gestione dei programmi nel quadro dei fondi strutturali». Anche se in contesti e in epoca diversi sono ancora oggi attuali come sottolineato anche dall'attuale Commissaria Corina Creţu. Non c'è dubbio che la programmazione comunitaria 2007-2013, dove ora occupiamo il quart'ultimo posto, produrrà non esaltanti e poco tangibili risultati, ma almeno questo si sperava, come già nel 1995, quando occupavamo l'ultimo posto, potesse determinare un cambio di rotta significativo per la nuova, passando dai progetti "retrospettivi" a quelli "anticipativi". Quello che emerge, invece, è un quadro poco rassicurante e la cronica e storica incapacità di programmare la spesa comunitaria.


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