osservatorio anci-ifel

Il ruolo dei Comuni nel sistema portuale italiano

di Emiliano Falconio

Porre le amministrazioni locali al centro della futura riforma dei porti, al pari di quanto avviene in Europa, passando da un semplice coinvolgimento a un ruolo attivo delle città e dei Comuni, per il rilancio dell'economia reale legata agli scambi marittimi. Il tutto passando attraverso una semplificazione delle procedure, un adeguato appostamento di risorse (e misure di compensazione per i territori) e un ruolo centrale dei Municipi, quali anello di congiunzione per i territori limitrofi alle infrastrutture portuali nella nuova idea di governance portuale.

Il programma
Sono questi i punti salienti che l'Anci pone all'attenzione del Governo, in vista dell'adozione del Piano strategico della portualità e della logistica, previsto dallo Sblocca Italia, e su cui il ministero delle Infrastrutture ha costituito un comitato di esperti per elaborare le linee guida e di indirizzo.
Un documento che individua in nove le tematiche principali cui si farà riferimento: pianificazione a lungo, medio e breve termine; razionalizzazione del sistema di governance; sinergia tra le istituzioni pubbliche coinvolte; programmazione degli investimenti; rimozione dei freni infrastrutturali; semplificazione delle procedure e dei processi decisionali; intermodalità; evoluzione tecnologica con orientamento al mercato; integrazione tra sistema portuale e mondo imprenditoriale.
Su questi punti fissi i Comuni apprezzano innanzitutto la volontà di realizzare un programma nazionale per lo sviluppo della portualità, che deve però porre al centro l'azione delle autonomie locali, per rilanciare l'economia legata agli scambi marittimi. Su questo aspetto si inserisce anche quello legato alla governance in cui il ruolo dei Comuni dovrà essere "centrale e operativo", quale anello di congiunzione con i territori che circondano le realtà portuali. Dal punto di osservazione dei Comuni, poi, l'occasione che arriva dal piano può essere l'occasione per mutare (e migliorare) l'approccio sulla programmazione nazionale portuale, che deve essere affrontata per sperimentare nuovi strumenti che perseguano sostenibilità ed efficienza della portualità esistente e una maggiore sinergia tra gli attori pubblici e privati in campo.

Individuare le risorse
Nel dettaglio delle osservazioni, inoltre, Anci ricorda come una corretta pianificazione strategica deve avere chiari e individuabili criteri per l'utilizzo delle risorse necessarie per gli interventi. Così come chiara deve essere l'intenzione di ridurre il numero delle Autorità portuali. Per aumentare la massa critica e rendere operativo il sistema, per i sindaci serve poi un collegamento concreto tra porto e aree retrostanti, così come è auspicabile indirizzare gli investimenti privati orientati allo sviluppo integrato delle aree portuali e industriali. E se sul rapporto tra pubblico e privato i sindaci concordano su una maggiore sinergia sia per snellire le procedure, sia per migliorare la programmazione e l'utilizzo delle risorse, sullo sviluppo della portualità i Comuni chiedono che questa diventi una questione centrale, rispetto alla quale possono svolgere un ruolo determinante di intermediazione e facilitazione del dialogo tra soggetti coinvolti nel settore. Per questo la richiesta è di provvedimenti normativi che favoriscano la domanda interna e le iniziative imprenditoriali.

Coinvolgere i Municipi
Tutti questi aspetti sono stati oggetto di una richiesta di incontro al ministro di Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, formulata dallo sindaco di Genova e delegato Anci alle Città portuali, Marco Doria e dal collega di Livorno Filippo Nogarin, presidente della Commissione Anci. Una richiesta che parte dalla constatazione che nell'attuale formulazione del piano nazionale per la portualità e la logistica manca "qualsiasi elemento di relazione con i Comuni nell'ambito degli strumenti governance e ciò non permetterà di dare forza agli interessi di tutela dei territori e delle comunità, in totale controtendenza con le pratiche che con successo si stanno affermando nel resto d'Europa". "Altro elemento di riflessione – hanno sottolineato Doria e Nogarin - è la necessità di istituire un fondo compensativo per le città portuali, non solo quelle metropolitane, in analogia con i Comuni aeroportuali, così da poter disporre di risorse da destinare alla riqualificazione dei territori, oltre che alla manutenzione e adeguamento delle infrastrutture sulle quali grava l'impatto di merci e passeggeri".


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