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Il Garante Privacy chiede più tutele sull'invio online dei certificati di gravidanza

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sull'invio dei certificati di gravidanza all'Inps il Garante Privacy suggerisce l'adozione di maggiori tutele della riservatezza delle lavoratrici. Quindi, più garanzie per le lavoratrici madri vengono proposte dall'Authority nel parere fornito al Welfare.

Tutela della riservatezza nel testo unico
L'indicazione di adottare maggiori garanzie è contenuta nel parere che il Garante ha espresso su uno schema di decreto interministeriale elaborato dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali che deve individuare le modalità tecniche per la predisposizione e l'invio all'Inps dei certificati medici di:
- gravidanza;
- interruzione della gravidanza;
- parto.
In base al Testo unico sulla maternità e paternità, questi certificati devono essere inviati all'Inps direttamente dal medico del Servizio Sanitario Nazionale, esclusivamente per via telematica, utilizzando il medesimo sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia.

I rilievi dell'Authority
La prescrizione del Garante è quella di integrare il decreto all'esame con la previsione che l'invio telematico dei certificati, come stabilito dalla normativa, non sia automatico, ma avvenga su richiesta della lavoratrice per consentirle di potersi avvalere dei diritti che l'ordinamento le riconosce (interruzione della gravidanza, non riconoscimento del figlio, parto in anonimato).
L'obiettivo dice il Garante è « scongiurare il rischio che si instauri la prassi dell'invio automatico dei certificati senza verificare che la donna sia una lavoratrice e che voglia avvalersi dei benefici erogati dall'Inps».
Nello schema inoltre, deve essere inserita una specifica disposizione che preveda l'adozione di idonee misure di sicurezza a protezione dei dati. Particolare attenzione poi, deve essere, riservata ai dati che, in base alla normativa di settore o ai principi del Codice privacy, possono essere inclusi nei certificati. Nello schema vanno quindi evitate le diciture che possono risultare generiche o ambigue, o che possono arrecare lesioni alla riservatezza delle lavoratrici. L'Autorità ha chiesto, ad esempio, che sia espunta dal certificato di interruzione di gravidanza l'informazione sulle condizioni del feto al momento della nascita (vivo, morto), poiché ininfluente (e quindi eccedente e non pertinente) ai fini della fruizione dei periodi di assenza dal lavoro per malattia o degli eventuali benefici previdenziali o assistenziali. Ulteriori modifiche richieste dal Garante riguardano il perfezionamento dello schema per evitare che il datore di lavoro venga a sapere informazioni che non deve conoscere e l'individuazione, anche per categorie, delle strutture sanitarie competenti all'invio dei certificati.


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