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Fondi Ue: sì a 5 programmi per 2,17 miliardi, altri 10 da approvare entro settembre

di Roberta Giuliani

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La corsa ai Fondi Ue per il ciclo 2014-2020 ha raggiunto una nuova tappa: sono stati adottati cinque nuovi programmi operativi ma per tagliare il traguardo dei 50 ne restano ancora 10 che il Governo si è prefissato di adottare entro fine settembre. La Commissione Ue ha dato il via libera a tre Por di Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Molise e a due Pon "Città metropolitane" e "Ricerca e innovazione" per un totale complessivo di aiuti pari a 2,17 miliardi di euro provenienti dal Fondo regionale per lo sviluppo e dal Fondo Sociale. «Con i cinque programmi l'Italia ha fatto un notevole passo avanti e spero che entro fine settembre saranno completati anche i programmi rimanenti e che saremo in grado di adottarli. Siamo impegnati in un confronto ravvicinato con le Regioni che consentirà di portare a definizione tutti i programmi entro l'estate». Così ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti durante la cerimonia per la firma dei programmi che si è svolta a Bruxelles, alla presenza della commissaria Ue agli Affari regionali Corina Cretu. «Quelli adottati oggi - ha aggiunto De Vincenti - sono programmi che si concentrano su ricerca e innovazione, sul sostegno alle piccole e medie imprese, sull'agenda digitale ed economia a bassa emissione. Quindi contribuiranno a rafforzare crescita e occupazione». Dello stesso avviso la commissaria Corina Cretu che ha sottolineato come quelli promossi oggi «sono programmi sani, consistenti e lungimiranti. Contribuiranno a rafforzare crescita e occupazione in Italia focalizzandosi su ricerca e innovazione, sostegno alle Piccole e medie imprese, agenda digitale ed economia a bassa emissione».

Il piano dei finanziamenti
Per i programmi regionali viene sbloccato un pacchetto di investimenti per un totale di oltre 1,3 miliardi di euro (metà di fondi europei e il 50% di cofinanziamento nazionale) che aiuterà Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Molise. La Sardegna potrà contare su oltre 930 milioni di euro, di cui 465 dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e l'altra metà derivante dal cofinanziamento nazionale. Il Friuli Venezia Giulia disporrà di 230 milioni, di cui 115 del Fesr e l'altro 50% di cofinanziamento nazionale. Per il Molise sono previsti 153 milioni, di cui 52 del Fesr, 23 del Fondo sociale europeo (Fse) e l'altra metà di cofinanziamento nazionale.
Il programma per le 14 "Città metropolitane" (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia) disporrà di un bilancio complessivo di 892 milioni di euro, di cui 588 milioni dal Fesr e 304 milioni derivanti dal cofinanziamento nazionale. Il programma "Ricerca e innovazione" riguarda le Regioni cosiddette in ritardo di sviluppo (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) e dispone di un budget complessivo di 1,286 milioni di euro, di cui 926 milioni stanziati dall'Ue da Fesr e Fse, e 360 milioni derivanti dal cofinanziamento regionale.

La corsa ai Fondi
Per gli altri 10 programmi ancora in ballo, la strada è ancora in salita soprattutto in Campania e Calabria. A questo proposito la commissaria ha ricordato che l'Italia, con 44 miliardi di fondi Ue di cui 32 per la coesione, è il secondo principale beneficiario dei 28 dopo la Polonia e che questo «comporta una responsabilità» nella loro amministrazione. «I piani sono buoni sulla carta, cerchiamo di renderli tali anche nella loro attuazione», ha sottolineato Cretu ribadendo l'invito al governo di migliorare la capacità amministrativa.
Il sottosegretario De Vincenti ha assicurato che dopo l'adozione di questi cinque programmi, l'Italia punta a siglare con la Commissione Ue entro massimo metà agosto altri cinque (Abruzzo, Basilicata, Puglia, Veneto e Trasporti) e di chiudere con quello per la Calabria a inizio settembre e quello per la Campania entro fine settembre.
«La maggiore preoccupazione della Commissione», però, ha sottolineato la commissaria, «è per il programma della Campania» che «ha bisogno di assistenza da parte delle autorità nazionali». La Regione, infatti, ha sottolineato Cretu, è «la più rischiosa perché a causa delle elezioni non è ancora cominciato un negoziato sostanziale» con Bruxelles, quindi «è molto importante che il governo pensi a come l'Agenzia per la coesione territoriale possa prendere in mano i negoziati e iniziarli».
Sui 10 programmi operativi ancora da adottare «siamo sulla buona strada», ha rassicurato De Vincenti, «prevediamo per la gran parte che lo siano entro metà agosto massimo». E proprio perché «siamo consapevoli che Calabria e Campania hanno i ritardi maggiori, stiamo lavorando con le due regioni». Per la Calabria, ha sottolineato il sottosegretario, «il nostro obiettivo concordato con la Commissione è approvarlo già a inizio settembre». Sul fronte Campania, invece, la Regione, ha ricordato, «ha anche scontato la vicenda elettorale», ma ora «siamo in fase di recupero con un'accelerazione però non a scapito della qualità dei programmi, perché proprio su questo si gioca la stessa puntualità di attuazione in futuro» e su cui «non vogliamo il ripetersi degli errori del passato». Da qui l'intenzione di «portare alla Commissione Ue un programma di qualità entro fine settembre», ha sottolineato De Vincenti, «e questo è l'obiettivo su cui stiamo lavorando con la nuova giunta della Campania».


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