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Open data, trasparenza e condivisione delle informazioni: come orientarsi senza violare la legge?

di Andrea Lisi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'innovazione, la gestione digitalizzata delle comunicazioni e dei processi, la trasparenza e l'interattività con il cittadino sono gli elementi che hanno reso gli Open data un perno delle strategie di e-Government.

Condivisione di dati

Tuttavia occorre distinguere la condivisione dei dati tra le PA dai dati "aperti", gratuitamente utilizzabili e riutilizzabili da tutti, anche per fini commerciali.
La condivisione del patrimonio informativo pubblico subentra nel nostro ordinamento grazie all'articolo 52 del Cad: la norma stabilisce che le amministrazioni, i gestori di pubblici servizi e le società partecipate a maggioranza pubblica, inserite nel conto economico consolidato della PA, devono pubblicare nella sezione "Amministrazione trasparente" del sito web istituzionale il catalogo dei dati, dei metadati e delle relative banche dati in loro possesso e i regolamenti che ne disciplinano l'esercizio della facoltà di accesso telematico e il riutilizzo, fatti salvi i dati presenti in Anagrafe tributaria.
La condivisione di dati, quindi, riguarda un ambito ristretto, costituito dalle pubbliche amministrazioni o dagli enti con finalità pubbliche e può avere ad oggetto dati personali.

Dati aperti

I dati aperti, definiti dall'articolo 1, comma 1 lett. n), del Cad, invece, sono dati:
- conoscibili da chiunque (pubblici);
- disponibili (liberamente usabili);
- accessibili (disponibili in formato aperto);
- gratuiti.
Il requisito essenziale dell'accessibilità che contraddistingue il dato aperto richiede la presenza dei relativi metadati. I metadati hanno un ruolo di fondamentale importanza nella comprensione e nella ricerca dei dati, poiché facilitano lo scambio di informazioni, lo sviluppo di servizi e applicazioni e il riuso dei dati contenuti nei dataset della pubblica amministrazione.
In considerazione della loro importanza, si delineano due dimensioni relative alla qualità dei metadati: la prima riguarda la forza del legame fra dato e metadato, la seconda il livello di dettaglio, ossia la "granularità" della descrizione dei metadati.
A tal proposito è importante anche la distinzione che intercorre tra formato dei dati di tipo aperto e dati di tipo aperto, puntualmente sottolineata dall'articolo 68, comma 3, del Cad.
In applicazione del principio di matrice europea dell'"Open data by default", i dati e i documenti pubblicati dalle amministrazioni senza i termini di un'apposita licenza rientrano fra i dati di tipo aperto di cui alla lett. b) del comma 3 dell'articolo 68 del Cad.
La tipologia dei dati di tipo aperto è caratterizzata dall'assenza di dati personali e dalla pubblicazione secondo le modalità indicate dal già citato articolo 68 del Cad, differenziandosi pertanto sostanzialmente dal concetto di "formato di dati di tipo aperto", in cui le amministrazioni devono pubblicare, ad esempio, i dati per finalità di trasparenza.
Con il cosiddetto decreto Trasparenza, infatti, si è previsto che la pubblicazione dei documenti, delle informazioni e dei dati oggetto di pubblicazione obbligatoria segua il formato di tipo aperto e che tali dati siano riutilizzabili a condizione che venga citata la fonte dalla quale sono stati attinti e sia rispettata la loro integrità, ovvero gli stessi non siano modificati.
Ad onor del vero, il Garante ritiene che queste due limitazioni al riutilizzo non siano le uniche apponibili e individua in casi specifici ulteriori paletti al riutilizzo.
In effetti, considerando che i dati di obbligatoria pubblicazione da parte delle PA contengono spesso dati personali, il rischio di una violazione della privacy è sempre dietro l'angolo.

Trasparenza e privacy sono conciliabili?

E allora, come conciliare gli obblighi previsti dal decreto Trasparenza con l'altrettanto fondamentale protezione dei dati personali?
L'amministrazione può pubblicare dati personali e identificativi sul proprio sito web istituzionale solo se autorizzata in tal senso da una norma di legge o di regolamento e in ottemperanza dei principi di finalità, necessità, pertinenza e non eccedenza contenuti nel Codice della privacy.
Talvolta però, per agire in conformità alle disposizioni in materia di protezione dei dati personali da un lato e agli obblighi di trasparenza dall'altro, è necessario che le pubbliche amministrazioni e gli altri enti tenuti adottino determinati comportamenti.
Alcuni di questi adempimenti sono stati individuati dal Garante che, nelle Linee guida sulla trasparenza delle PA sui siti web, individua come punto di equilibrio tra le contrapposte esigenze di privacy e di trasparenza, un atteggiamento accorto della pubblica amministrazione.
Ad esempio, il soggetto pubblico dovrà scegliere, a seconda delle circostanze, i dati da pubblicare e quelli da oscurare, ferma la loro rimozione nel momento in cui gli effetti del provvedimento che ne ha giustificato la pubblicazione volgano al termine.
Pertanto, è chiaro come la pubblica amministrazione non pubblichi online solo dati di tipo open.
A seconda delle finalità della pubblicazione, i dati si distingueranno tra dati di tipo aperto e dati da pubblicare in formato di tipo aperto, distinzione non scevra di effetti nella pratica in quanto, come si è detto, il soggetto pubblico sarà tenuto ad adoperare determinate precauzioni per non compiere una violazione dei dati personali dell'interessato, a differenza di quanto accade con gli Open data che non comportano problematiche relative al trattamento dei dati personali.


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