Home  › Sviluppo e innovazione

Aiuti di Stato a finalità regionale: la posizione italiana

di Giancarlo Terenzi

Il 28 aprile 2012 si chiude la consultazione pubblica sulla revisione delle normative comunitarie. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha inviato un documento alla Commissione Ue nel quale è sintetizzata la propria posizione sul "non paper" proposto da Bruxelles

Il 28 aprile 2012 si chiude la consultazione pubblica sulla revisione delle normative europee in materia di aiuti di Stato a finalità regionale.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato, il 15 marzo scorso, un documento indirizzato alla Commissione europea, nel quale è sintetizzata la propria posizione sul "non paper" proposto da Bruxelles, appellandosi al Governo affinché si impegni attivamente nel negoziato per la revisione degli orientamenti 2007-2013.
In questo contesto il documento è stato inviato ai ministri per gli Affari europei, per la Coesione territoriale, per lo Sviluppo economico e per gli Affari regionali, turismo e sport.
GLI AIUTI DI STATO
In particolare, gli aiuti di Stato a finalità regionale possono interessare sia porzioni di territorio, sia intere Regioni. Sono denominate "aree assistite" le Regioni che possono beneficiare di aiuti di Stato, in deroga al principio generale di incompatibilità con il mercato comune, perchè caratterizzate da una particolare situazione economico-sociale.
Nello specifico, la denominazione in base all'articolo 107.3 c), versione consolidata del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dopo le modifiche di Lisbona, si riferisce alle aree del Centro Nord e della Sardegna, mentre tutti i Comuni appartenenti a Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, invece, fanno parte della deroga prevista dall'articolo 107.3 a).
LE CONSIDERAZIONI DELLE REGIONI
Per ripristinare la sostenibilità della crescita e delle finanze pubbliche – secondo le Regioni - è necessario un nuovo approccio basato sulla concentrazione tematica e prioritaria delle risorse.
Va chiarito, poi, il metodo con cui si è provveduto ad allocare la popolazione che può usufruire della deroga prevista dall'articolo 107.3 c) per gli Stati membri e occorre che la Commissione giustifichi la decisione di svincolare la determinazione delle aree c) dal confronto con il livello di sviluppo nazionale.
C'è anche l'esigenza di modificare la mappatura delle aree, nascente dalla necessità di modernizzare la mappatura delle aree articolo 107.3 c) negli Stati membri anche al fine di rendere coerente quella della concorrenza con le altre politiche europee e per la necessità di passare da una concentrazione geografica a una tematica, che superi i confini amministrativi. In tale contesto la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede all'Ue che il metodo di individuazione delle aree svantaggiate sia modificato in base ai cambiamenti causati dalla crisi economica.
La necessità di un nuovo approccio si deve alla rigidità della Carta di Lisbona e all'effetto potenzialmente molto distorsivo sulla concorrenza:
1) Indipendentemente da un'eventuale revisione a metà percorso, l'individuazione settennale dei territori assistiti e vincolata alla Carta in base al criterio geografico, anziché al contesto socio-economico, causa una rigidità programmatica;
2) il metodo attuale rischia di avere effetti discorsivi con le altre politiche europee, se utilizzato nel mutato contesto economico e sociale dell'Unione europea dopo la crisi.
Regioni e Province autonome propongono una nuova modalità di assegnazione dei plafond nazionali non in termini di territori coperti, ma di risorse utilizzabili da ciascuno Stato membro, che stabilirà man mano le aree di intervento.
AIUTI ALLE GRANDI IMPRESE
Regioni e Province autonome chiedono di mantenere la possibilità di concedere aiuti a finalità regionale alle grandi imprese anche nelle aree assistite del Centro Nord e della Sardegna.
Ciò deve essere fatto per evitare uno sbilanciamento delle risorse pubbliche disponibili nelle aree di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, che comporterebbe un rischio di delocalizzazione delle aziende nelle aree interessate dalla deroga articolo 107.3 a).
Per limitare l'effetto distorsivo sulla concorrenza degli aiuti a finalità regionale e per favorire il rilancio dell'occupazione dei territori, le Regioni e Province autonome propongono di inserire una clausola di salvaguardia. In questo modo le grandi imprese, nei cinque anni successivi alla concessione, hanno l'obbligo di:
1) mantenere i livelli occupazionali negli stabilimenti situati negli Stati membri diversi da quello dove l'impresa fa domanda di contributo;
2) rispettare gli accordi con le parti sociali - a scala regionale, nazionale o comunitaria - prima di ridurre i livelli occupazionali negli stabilimenti situati negli Stati membri diversi da quello dove l'impresa fa domanda di contributo.
RISCHIO DELOCALIZZAZIONE
Escludere le grandi imprese delle aree c) dagli aiuti a finalità regionale comporta, altresì, il crearsi di situazioni frontaliere di differenziali di almeno 25 punti percentuali - tra aree a) e c) - tra imprese beneficiarie di grandi dimensioni.
Il differenziale, peraltro, raggiungerebbe addirittura il 35% tra grandi imprese in area a) e in area c). Le Regioni e le Province autonome, quindi, concordano con la proposta della Germania di accordare l'intensità del 15% per le grandi imprese nelle aree c) e del 20% nelle c) a sviluppo economico, e di prevedere un contingente di aree c) per le Regioni non assistite al confine con aree a), che rischiano differenziali di almeno 25 punti percentuali.
Ritengono, infine, che la riduzione di qualche punto percentuale delle intensità di aiuto sia non solo insufficiente ad arginare il fenomeno delle delocalizzazioni, ma soprattutto incapace di valorizzare quei fattori su cui la competitività delle imprese dovrebbe fondarsi: qualità delle infrastrutture, dei servizi, innovazione e diversificazione.


© RIPRODUZIONE RISERVATA