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Banda larga, in arrivo nuovi bandi di gara per le aree bianche

di Carmine Fotina

Nel vortice delle polemiche tra Tim e il governo sui bandi di gara vinti da Open Fiber un dato sembra essere scivolato via senza troppa attenzione. Rispetto ai primi annunci più ottimistici ed incoraggianti, il problema delle zone del Paese senza fibra ottica - scoperte o raggiunte solo da tecnologia senza fili di prestazione non comparabile - è tutt’altro che risolto. Al 2020 avremo “aree bianche”, cioè dove i privati non vanno a investire in assenza di supporto pubblico, che pensavamo di poter cancellare. Lo ha certificato la recente consultazione pubblica tenuta da Infratel . E la cosa preoccupa non poco il governo.

I dati sul territorio
Dei 19 milioni di numeri civici censiti in quelle che dovrebbero essere aree grigie e nere, nel 2017 il 2,8% è coperto dalla banda ultralarga (con fibra fino all’appartamento o almeno fino all’edificio), il 50,8% è raggiunto solo dalla tecnologia Vdsl e il 46,5% è scoperto o raggiunto dal wireless. In tre anni ci saranno progressi, ma inferiori a quelli che in origine il governo, quando con l’ex premier Renzi lanciò il piano, si attendeva: nel 2020 nelle aree grigie e nere arriveremo al 21,7% di copertura ultrabroadband, 59,9% in Vdsl ma con il 18,5% di fatto ancora scoperto.
Se si estende il perimetro di osservazione e si considera invece l’intero territorio nazionale (32 milioni di numeri civici), la percentuale priva di investimenti privati e quindi riclassificabile come area bianca sarà nel 2020 dell’8,2 per cento. Comunque un’enormità rispetto alle ambizioni iniziali. Ecco perché, insieme agli incentivi per la domanda, il ministero sta approntando un nuovo piano per sostenere l’offerta, cioè la copertura della rete.

Intervento diretto
Nelle nuove aree bianche completamente scoperte si procederà ancora una volta con l’intervento diretto, come per le prime tre gare Infratel: è valida la notifica precedente e si potrebbe partire a metà 2018. Nelle aree attualmente coperte da Vdsl, e dunque da supportare nel salto tecnologico, si studia invece un intervento con partecipazione dello Stato (al 55%) al capitale di una società mista pubblico-privato, con conseguente gestione al concessionario aggiudicatario. In questo caso serve però una nuova notifica alla Ue in quanto si tratta di una misura diversa e i tempi dovrebbero allungarsi fino all’inizio del 2019.
Ne viene fuori uno schema a tappe. Il perimetro di riferimento dei voucher si estenderà man mano che aumenterà il numero di famiglie e imprese coperte con i due interventi pubblici. In pratica prima si porta la fibra, poi si stimola l’adozione del servizio.
Per questo le stime sono ancora preliminari. Si può ipotizzare che entro quest’anno si partirà per incentivare con i voucher l’attivazione di 500mila numeri civici corrispondenti ad imprese. Poi, tra aziende e famiglie, si salirà ad almeno 1,8 milioni nel 2018, 3,7 milioni nel 2019 e 4,1 milioni nel 2020. Numeri che cresceranno al crescere della copertura
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