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Uber resta attivo: dai giudici arriva il via libera

di Maurizio Caprino

Diciassette pagine per dichiarare Uber fuori legge, 21 per riabilitarlo. A distanza di nemmeno due mesi (la prima ordinanza è del 7 aprile, la seconda di ieri), la stessa Sezione imprese del Tribunale di Roma - sia pure in composizione diversa - si esprime in modo diametralmente oppostosull'ammissibilità del servizio di noleggio con conducente.
Il servizio (Ncc) svolto prendendo prenotazioni direttamente dagli smartphone dei clienti, come fa appunto la multinazionale americana. E l'ordinanza di ieri sembra a maggior ragione aprire all'attività degli Ncc tradizionali, quelli senza app, affermando che ad oggi sono da ritenere non operanti i vincoli antiabusivismo posti nove anni fa a protezione dei taxi dal Dl 207/2008: obbligo di rientro in rimessa tra una corsa e l'altra e divieto di stazionamento su strada, in attesa di nuovi clienti.
La differenza fondamentale tra le due ordinanze sta nel fatto che la prima si incentra sul concetto di concorrenza sleale che Uber e i suoi autisti affiliati farebbero ai tassisti grazie all'uso della app, di fatto aggirando questi vincoli; la seconda, invece, si incentra sul fatto che, con le modifiche introdotte dall'ultimo decreto milleproroghe col cosiddetto emendamento Lanzillotta (non a caso contestatissimo dai tassisti), i vincoli sono stati sospesi.

Una normativa inadeguata
Un punto in comune tra le due ordinanze è invece la constatazione che la normativa attuale (legge 21/1992) non regge più alla situazione di fatto. Era stata modificata nel 2008 per arginare gli Ncc che operavano in modo analogo ai tassisti, ma già il Dl 5/2009 sospendeva in parte le novità. Un quadro frastagliato, che quindi provoca incertezze. E, data la posta in gioco, aumenta le possibilità di contenzioso. Dunque, in teoria, in futuro potrebbero arrivare altre sentenze che affermano princìpi ancora diversi da quello adottato ieri dal Tribunale di Roma.
L'unica soluzione appare quindi una riforma, che per ora è come sospesa. Era prevista nel Ddl concorrenza sotto forma di delega al Governo. Ma il Ddl ha subìto lunghi periodi di stop in Parlamento. A fine febbraio, anche a seguito delle violenze dei tassisti contro l'emendamento Lanzillotta, era stata annunciata un'accelerazione e contemporaneamente il ministero dei Trasporti ha lavorato a una bozza di decreto interministeriale antiabusivismo che anticipava in qualche modo i contenuti della riforma. La bozza è stata sottoposta alle due categorie il 22 marzo.
Da allora, il Ddl concorrenza è stato di nuovo rallentato e la bozza è tornata negli uffici ministeriali per essere rifinita. Non ci sono più stati confronti con le organizzazioni di categoria. Tanto che i tassisti già le settimane scorse hanno ipotizzato forme di agitazione per la fine di maggio. A maggior ragione potrebbero essere spinti a farne dopo l’ordinanza di ieri.

Le reazioni
Occorrerà comunque vedere come si articolarebbero queste proteste. La categoria, oltre a essere frammentata in una ventina di sigle sindacali,negli ultimi mesi ha evidenziato una notevole dose di spontaneismo. La base negli ultimi mesi non ha seguito le indicazioni dei propri rappresentanti. E ieri a Roma si parlava di manifestini che invitavano a non prelevare passeggeri in alcuni punti della città.
Uber, da parte sua, si è limitata a dichiarare la propria “felicità di poter annunciare alle persone e ai mille autisti partner” la felice conclusione di questa causa, oltre a sollecitare la riforma. Ora non resta che vedere se il Governo avrà la forza di portarla avanti, facendo una sintesi tra posizioni diametralmente opposte prendendosi anche il rischio di scatenare nuovi blocchi nelle città e disordini di piazza.


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