osservatorio anci-ifel

Scuola, Anci in audizione alla Camera: «Deleghe riforma siano coordinate e si prevedano risorse adeguate»

di Emiliano Falconio

«Le deleghe attuali rappresentano un arretramento rispetto alle bozze dei decreti elaborati congiuntamente con gli enti locali. Il tema ricorrente è la mancanza di coordinamento tra le diverse deleghe che invece hanno diversi punti di contatto. Anche le risorse non appaiono commisurate agli obiettivi che le deleghe si prefiggono. Serve un piglio più deciso per mettere il Mef nelle condizioni di individuare risorse certe. Come Anci ci riserviamo di presentare al più presto un documento con le nostre proposte emendative». Così la vicesindaca di Firenze e presidente della Commissione Istruzione Anci, Cristina Giachi, intervenuta ieri all'audizione alla Camera dove in rappresentanza di Anci è stata ascoltata in merito ai profili attuativi della legge 107/2015.

La tempistica
«Nelle bozze di riforma a cui avevamo lavorato – ha detto Giachi – erano poi previsti tempi precisi per il raggiungimento degli obiettivi: la cadenza temporale però non compare più nell'attuale schema di decreto, ma auspichiamo possa essere recuperata in seguito». La tempistica riguardava soprattutto la generalizzazione dell'offerta della scuola dell'infanzia e il raggiungimento del 33% di offerta di servizi formativi per la fascia d'età da 0 a 3 anni. «L'altro obiettivo – ha continuato il vicesindaco di Firenze – era quello di prevedere un'uscita del servizio educativo dalla dimensione dei servizi a domanda individuale, dato che ancora, in molte regioni, è collocato nell'ambito delle politiche sociali e non di quelle d'istruzione. Sul territorio nazionale il servizio educativo dalla nascita ai 6 anni è soggetto a una varietà di organizzazioni e di regimi molto articolati: in alcuni casi è inquadrato nell'ambito sociale, in altri in quello delle politiche dell'istruzione e dell'educazione: l'intervento normativo dovrebbe essere orientato in quest'ultima direzione».

Realtà territoriali e servizi
«Ci sono poi differenze qualitative di servizi educativi per l'infanzia nei vari territori – ha rimarcato Giachi – soprattutto nei comuni meno attrezzati. Serve perciò coerenza e standard nazionali, altro elemento mancante nella bozza. Così come si deve assicurare la sostenibilità dei servizi in quei Comuni che sui servizi educativi per l'infanzia hanno investito molto sia a livello di risorse che di personale». «Non si può – ha concluso Giachi - aver presente solo la carenza di servizio, come fa la bozza, perché se non si sostengono i servizi dove già esistono rischiamo di chiudere una falla ma di aprirne un'altra».

La questione del «panino da casa»
All'audizione è intervenuta anche l'assessore all'Istruzione del Comune di Torino Federica Patti la quale ha ancora una volta portato all'attenzione la questione del cosiddetto panino da casa. «A Torino questo è un problema molto sentito – ha detto – perché la sentenza della Corte di Appello di Torino permette di scegliere tra mensa e pasto da casa, insinuandosi nella contraddizione in cui nel tempo pieno la mensa è considera tempo scuola ma anche servizio a domanda individuale, e dunque a pagamento. Siamo nella condizione in cui nello stesso spazio adibito alla refezione abbiamo bambini che mangiano il pranzo della mensa e chi quello da casa. E questo rappresenta un reale pericolo in termini di uguaglianza sociale e diritto allo studio. È auspicabile un'ulteriore riflessione su questo tema proprio per tutelare anche le fasce deboli che stanno abbandonando la mensa».


© RIPRODUZIONE RISERVATA