Home  › Servizi pubblici

Costi da ridurre anche se la società è in attivo

di Michele Nico

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il processo di razionalizzazione delle società partecipate introdotto quale adempimento "una tantum" dall'articolo 1, comma 612, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015), e poi divenuto un obbligo periodico a regime per effetto dell'articolo 20 del Dlgs 175/2016 (testo unico sulle partecipate), permane un tema di attualità e registra un vaglio sempre attento da parte della Corte dei conti. A questo riguardo la Sezione Marche, con la delibera n. 165/2016/VSG del 19 dicembre 2016, ribadisce che la materia degli organismi partecipati e della relativa disciplina è stata oggetto di plurimi interventi legislativi che, in vista di una sistematizzazione del settore, hanno progressivamente inciso sulla capacità giuridica degli enti pubblici, da un lato ponendo limiti alla costituzione di nuove società, nonché all'assunzione e al mantenimento di partecipazioni, e dall'altro prevedendo, a presidio di tali vincoli, specifici obblighi di dismissione delle partecipazioni.
In conseguenza di ciò, e nell'ambito di un monitoraggio sui piani di razionalizzazione approvati ai sensi della legge 190/2014, la Sezione individua una serie di irregolarità nel piano operativo approvato da un Comune, ritenendo del tutto ininfluente la circostanza che le relative partecipate non hanno registrato perdite di bilancio negli ultimi esercizi.

Il piano di razionalizzazione
Secondo la Corte, infatti, la sana gestione delle partecipazioni societarie non esime il socio pubblico dal disimpegno degli obblighi di legge e dalla messa punto delle misure da intraprendere per conseguire, nel rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica, l'obiettivo di una riduzione dei costi di funzionamento.
Va premesso che nel febbraio 2016, la Sezione aveva respinto al mittente la nota con cui il Comune sosteneva di aver già sostanzialmente ottemperato agli obblighi di razionalizzazione imposti dalla legge 190/2014 con la delibera consiliare assunta nel 2013, avente a oggetto una ricognizione delle partecipazioni societarie ai sensi dell'articolo 3, comma 27, della legge 244/2007.
Quest'ultimo disposto, osservano i giudici, impone la dismissione delle partecipazioni non coerenti con il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, mentre su un piano più rigoroso si pone il comma 611 della legge di stabilità 2015, che impone la dismissione anche di quelle partecipazioni che, per quanto coerenti con i fini istituzionali dell'ente, non siano indispensabili al loro perseguimento.
Al che il Comune si adegua alle indicazioni della Sezione approvando nel febbraio 2016, se pure con un anno di ritardo rispetto ai termini di legge, il prescritto piano di razionalizzazione, che forma tuttavia oggetto di pesanti rilievi da parte dei magistrati.

Le indicazioni della Corte
Osserva il collegio, in via preliminare, che le scelte di mantenimento o dismissione delle partecipazioni societarie non possono considerarsi adeguatamente ponderate senza la ricostruzione di un quadro analitico e completo che rechi l'indicazione degli altri soci, i principali dati economici in un significativo arco temporale, la natura della società, il numero di amministratori e dipendenti, le modalità di esercizio del controllo, le modalità di affidamento dei servizi, l'analisi dei principali fattori di costo, il sistema di amministrazione e il relativo costo e l'analisi comparativa delle diverse possibili opzioni.
Il piano in esame non risulta completo di tutte queste informazioni, ed è carente anche perché omette di indicare numerose partecipazioni indirette dell'ente socio.
Come se ciò non bastasse, il Comune non valuta inoltre l'esistenza di altri organismi partecipati che svolgano sul territorio attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società o altri enti pubblici strumentali, al fine di considerare la possibilità di procedere a eventuali operazioni di fusione, come prescrive il comma 611, lettera c), né vengono esposte nel piano azioni di contenimento dei costi, a prescindere dal fatto, come già si è detto, che le partecipate non abbiano riscontrato perdite di esercizio nell'ultimo triennio.
Si tratta di indicazioni estremamente puntuali che si ispirano a un'interpretazione rigorosa e perfino letterale del disposto normativo, e che mettono in luce, tra l'altro, l'esigenza di dare corso con accuratezza alla revisione straordinaria delle partecipazioni societarie prevista dal Dlgs 175/2016, che gli enti dovranno effettuare entro il prossimo 23 marzo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA