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Il nuovo testo unico sulle partecipate sotto la lente dei commercialisti

di Federico Gavioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il nuovo testo unico sulle partecipate «piace» ai commercialisti. La fondazione nazionale dei commercialisti, in un recente studio sull'argomento, gli riconosce il merito di aver definito una normativa organica che disciplina tutti gli aspetti relativi alle società in oggetto, a partire dalle forme giuridiche ammesse e degli scopi che possono perseguire.

Le forme giuridiche societarie consentite
Nel nuovo testo unico emerge che le pubbliche amministrazioni possono detenere partecipazioni esclusivamente in società, anche consortili, costituite in forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata , anche in forma cooperativa; di conseguenza, osserva lo studio della Fondazione, viene esclusa in maniera esplicita che i soggetti pubblici possano, per esempio, partecipare a società in nome collettivo, società in accomandita semplice, ed altre forme societarie previste dalla normativa di settore.

Le finalità perseguibili
Lo studio della Fondazione evidenzia che il nuovo testo affrontando il delicato tema relativo alle finalità perseguibili attraverso le società a partecipazione pubblica, prevede condizioni e limiti per la costituzioni di tali società ovvero per l'acquisizione e/o il mantenimento di singole partecipazioni, introducendo sia vincoli di scopo istituzionale che limitazioni relative all'attività svolta; la norma in questione, infatti, stabilisce, come principio generale che le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessario al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società.

Le modifiche agli statuti
Lo studio della Fondazione evidenzia che uno degli elementi più rilevanti e incisivi sulla vita della società a partecipazione pubblica introdotti dal nuovo testo unico riguarda la necessità di provvedere a una serie di modifiche che le stesse dovranno apportare ai propri statuti. In particolare la novità che per le società a responsabilità limitata a controllo pubblico, lo statuto deve provvedere, in ogni caso, alla nomina dell'organo di controllo o di un revisore, negando di fatto il carattere facoltativo di tale scelta sancito dall'articolo 2477 , comma 1 del codice civile, e facendo venire meno la necessità di verifica di alcuni parametri ai fini della obbligatorietà della nomina di un soggetto destinato al controllo. Modifiche statutarie, osserva lo studio in commento, riguardano le forme di governance da instaurare e sui requisiti che in soggetti in posizione apicale devono possedere nelle società a controllo pubblico.
Gli statuti delle società a partecipazione pubblica devono prevedere:
a) all'attribuzione da parte del consiglio di amministrazione di deleghe di gestione ad un solo amministratore, fatta salva la possibilità di attribuire deleghe al presidente, laddove preventivamente autorizzate dall'assemblea;
b) all'esclusione della carica di vicepresidente o la previsione che la carica stessa sia attribuita esclusivamente quale modalità di individuazione del sostituto del presidente in caso di assenza o di impedimento, senza il riconoscimento di compensi aggiuntivi;
c) il divieto di corrispondere gettoni di presenza o premi di risultato deliberati dopo lo svolgimento dell'attività, e il divieto di corrispondere trattamenti di fine mandato, ai componenti degli organi sociali;
d) il divieto di istituire organi diversi da quelli previsti dalle norme generali in tema di società.
Nella scelta degli amministratori delle società a controllo pubblico, le amministrazioni assicurano il rispetto del principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in corso d'anno. Qualora la società abbia un organo amministrativo collegiale, lo statuto prevede che la scelta degli amministratori da eleggere sia effettuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge 12 luglio 2011 n. 120.
Modifiche statutarie devono essere apportate in riferimento al fatto che deve essere introdotta la disposizione secondo la quale gli amministratori delle società a controllo pubblico non possono essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti o vigilanti. Qualora siano dipendenti della società controllante, in virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, fatto salvo il diritto alla copertura assicurativa e al rimborso delle spese documentate, nel rispetto del limite di spesa, essi hanno l'obbligo di riversare i relativi compensi alla società di appartenenza. Dall'applicazione di tale disposizione non possono derivare aumenti della spesa complessiva per i compensi degli amministratori.

I compensi agli amministratori
Lo studio della Fondazione evidenzia che il nuovo testo unico affronta anche la tematica relativa ai compensi da riconoscere per lo svolgimento di funzioni di governance all'interno delle società a controllo pubblico; è previsto che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata per i profili di competenza, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, per le società a controllo pubblico sono definiti indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle suddette società. Per ciascuna fascia è determinato, in proporzione, il limite dei compensi massimi al quale gli organi di dette società devono fare riferimento, secondo criteri oggettivi e trasparenti, per la determinazione del trattamento economico annuo onnicomprensivo da corrispondere agli amministratori, ai titolari e componenti degli organi di controllo, ai dirigenti e ai dipendenti, che non potrà comunque eccedere il limite massimo di euro 240.000 annui al lordo dei contributi previdenziali e assistenziali e degli oneri fiscali a carico del beneficiario, tenuto conto anche dei compensi corrisposti da altre pubbliche amministrazioni o da altre società a controllo pubblico.

Divieto di corrispondere gettoni di presenze per gli organi sociali
Il documento della Fondazione evidenzia che deve essere introdotta per previsione statutaria il divieto di corrispondere gettoni di presenza o premi di risultato deliberati per lo svolgimento dell'attività, e il divieto di corrispondere trattamenti di fine mandato, ai componenti degli organi sociali.


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