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Inconferibilità degli incarichi presso Pa e controllate anche in enti sotto 15mila abitanti

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La sola provenienza da un ente di diritto privato in controllo pubblico locale, indipendentemente dal fatto che il Comune abbia o meno una popolazione superiore ai 15mila abitanti, determina una situazione di inconferibilità, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, lettera d) del Dlgs 39/2013.
Seguendo questo filo conduttore l'Autorità anticorruzione con la delibera n. 1199/2016 ribadisce l'interpretazione restrittiva delle norme a presidio della trasparenza per gli incarichi presso la Pa e gli enti privati in controllo pubblico, con l'intento di prevenire un potenziale conflitto di interessi suscettibile di turbare il corretto funzionamento dell'organizzazione pubblica.
Un evento questo, che si prefigura ogniqualvolta insorgano condizioni tali da indurre l'amministratore, nell'esercizio del suo mandato, a far prevalere il proprio (o altrui) interesse personale a discapito di quello dell'ente nel quale egli esercita la carica.
La posta in gioco è importante, e il concreto rischio di un cortocircuito può verificarsi in qualsiasi contesto organizzativo, a prescindere dalla dimensione demografica dell'amministrazione locale interessata.

La posizione dell'Anac
Ecco perché l'Anac con la Faq 7.16 si è già da tempo espressa nel senso che «le ipotesi di inconferibilità di cui all'articolo 7 del Dlgs 39/2013 trovano applicazione solo nei comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti, salvo quanto previsto dalla prima parte del comma 2 del citato articolo», dando così anzitempo un'implicita risposta al nuovo quesito di cui ora si occupa l'Autorità con la delibera in esame.
Nello specifico, il sindaco di un Comune al di sotto di tale soglia demografica chiede ora un parere in merito alla possibilità di conferire l'incarico di amministratore unico della propria società in house, interamente partecipata dall'ente, a colui che già riveste la carica di consigliere comunale nella medesima amministrazione.
L'Anac affronta la questione richiamando il suddetto articolo 7, comma 2, lettera d) del Dlgs 39/2013, ai sensi del quale «a coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della provincia, del comune o della forma associativa tra comuni che conferisce l'incarico, ovvero a coloro che nell'anno precedente abbiano fatto parte della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15mila abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, nella stessa regione dell'amministrazione locale che conferisce l'incarico, nonché a coloro che siano stati presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte di province, comuni e loro forme associative della stessa regione, non possono essere conferiti: d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia, di un comune con popolazione superiore a 15mila abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione».
Ora, tenuto conto del fatto che la società in house va indiscutibilmente inquadrata quale «ente di diritto privato in controllo pubblico», il vero nodo della questione è accertare se, in provenienza, sia necessario che l'"ente di diritto privato in controllo pubblico" faccia riferimento a un Comune o a una forma associativa tout court, ovvero a un Comune o a una forma associativa tra Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti.

Il criterio interpretativo
L'Anac evoca il noto brocardo secondo cui «ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit» per sostenere un criterio interpretativo rigoroso del comma 2 del suddetto articolo 7, che appunto preclude la conferibilità dell'incarico di amministratore della partecipata a colui che sia già componente della giunta del Comune interessato, senza precisare il limite della soglia demografica.
Un siffatto rigore trova la sua ratio nel fatto che «la provenienza politica dell'ente che conferisce l'incarico è così vicina all'incarico da conferire, che il principio dei 15mila abitanti non troverebbe alcuna giustificazione giuridica e arretrerebbe di fronte al principio dell'imparzialità dell'incarico in destinazione».
Quando invece si riscontra una maggiore distanza geografica – ma nell'ambito della medesima regione – tra la provenienza politica e l'incarico amministrativo da conferire, il legislatore indica in modo espresso il limite dei 15mila abitanti, presumendo che in questo caso non vi sia l'esigenza di intervenire con un drastico divieto per evitare o comunque prevenire l'insorgenza di un possibile conflitto di interessi.


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