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L'indennità di risultato degli amministratori delle partecipate entra nei tetti della spending review

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Rientra nel tetto dell'80% dei costi per il funzionamento dell'organo amministrativo previsto dalla spending review, calcolato sul dato 2013, l'indennità di risultato nei limiti stabiliti dalla legge (effettiva produzione di utili e fino ad un massimo del doppio del compenso annuale) mentre sono esclusi gli importi riconosciuti a titolo di rimborso spese. È quanto ha stabilito la Sezione regionale di controllo della Liguria della Corte dei conti (con la pronuncia n. 90/2016) che, oltre ad affrontare la questione specifica esamina anche la disciplina in divenire, come risultante dal nuovo Testo unico delle società in materia di partecipazione pubblica (di cui al Dlgs 175/2016).

Le norme
La questione di fondo, ad evidenza, concerne l'applicazione del combinato disposto di due norme che si intrecciano tra di loro.
Da una parte, i commi 4 e 5 della legge 135/2012, secondo cui, a decorrere dal 1° gennaio 2015, il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori delle società partecipate, direttamente o indirettamente, da pubbliche amministrazioni (sia quelle gerenti servizi strumentali per almeno il 90% del fatturato che le altre), ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l'80% di quello complessivamente sostenuto nell'anno 2013.
Dall'altra parte, l'articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 che sancisce la possibilità di corrispondere un'indennità di risultato solo nel caso di produzione di utili e in misura comunque non superiore al doppio dell'indicato compenso onnicomprensivo.

La decisione della Corte
Secondo la Corte, in particolare, i due vincoli trovano concorrente applicazione nel caso degli organi di amministrazione, monocratici o collegiali, delle società partecipate da enti locali, essendo diverso l'ambito applicativo interessato.
La norma del 2006, infatti, ha posto un limite al compenso del singolo amministratore, mentre la norma del 2012 ha previsto un limite ai costi complessivamente sostenuti per gli amministratori delle società controllate o interamente partecipate da tutte le amministrazioni pubbliche. Di conseguenza, secondo la pronuncia, il riconoscimento di un'indennità di risultato, entro ovviamente il limite del doppio del compenso annuale, è possibile solo a condizione che, tenuto conto dell'emolumento base, l'onere complessivo a carico della società controllata non superi l'80% di quello sostenuto nell'anno 2013.
Dopo avere chiarito tale aspetto, la magistratura contabile ligure evidenzia alcuni importanti profili, anche di carattere transitorio, recati dalla nuova disciplina del Testo unico, entrato in vigore il 23 settembre 2016.
Le norme del Dlgs 175/2016, infatti, fanno salva l'operatività della disposizione della spending review fino all'emanazione del decreto ministeriale relativo alla definizione dei compensi distribuiti sulla base delle cinque fasce ora previste, con la conseguenza che, fino alla predisposizione del provvedimento attuativo, tale vincolo deve essere rispettato.
Nondimeno, il quadro normativo vigente non prevede un limite diretto ai costi che la società, controllata o interamente detenuta, da un ente locale (o da altra pubblica amministrazione) può sostenere a titolo di rimborso di eventuali spese documentate degli amministratori (per trattamenti di missione o altra esigenza istituzionale), come emerge anche dal nuovo Testo Unico che fa salvo il diritto al «rimborso delle spese documentate».
Opportunamente, in proposito, la Corte fa presente l'esigenza di rispettare dei canoni di congruità, sulla base della coerenza con un preventivo provvedimento di carattere generale adottato dall'assemblea dei soci, vale a dire dal sindaco dell'ente locale proprietario (o dai sindaci, in caso di società pluripartecipate), a maggior ragione che la nuova normativa sulle partecipate impone alle amministrazioni pubbliche socie di fissare, «con propri provvedimenti, obiettivi specifici, annuali e pluriennali, sul complesso delle spese di funzionamento, ivi comprese quelle per il personale, delle società controllate».
Peraltro, è utilmente sottolineato come l'esigenza del controllo sui costi di funzionamento delle società partecipate da enti locali era stata fatta propria dal legislatore già con le norme del 2012 che, modificando il Tuel, avevano prescritto agli enti locali l'attivazione di nuove forme di controllo interno, anche in ordine ai soggetti strumentali. Esigenza che, a ben vedere, trovava fondamento anche nei principi generali di economicità ed efficienza che debbono comunque presidiare la gestione di un soggetto, anche societario, operante con fondi pubblici.


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