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Acqua fuori dalla riforma Madia, vince la linea «pubblica»

di Gianni Trovati

La gestione dell'acqua è destinato a uscire dalla riforma dei servizi pubblici locali targata Madia. A confermarlo è stata ieri la stessa ministra della Pubblica amministrazione e della semplificazione, nel corso delle audizioni sul decreto attuativo alla commissione Affari costituzionali della Camera. Lo stralcio del settore dal decreto, che fra le altre cose impone il controllo preventivo dell'Antitrust sugli affidamenti diretti, era stato chiesto dalla stessa commissione sulla base del fatto che la Camera ha approvato qualche mese fa il disegno di legge sull'«acqua pubblica», ora in discussione al Senato, che va in direzione opposta rispetto all'impianto della riforma. Il disegno di legge, anche se profondamente modificato rispetto alla versione iniziale nel corso dell'iter alla Camera, continua a consentire l'affidamento diretto a società pubbliche secondo le regole del Codice appalti, a patto ovviamente di rispettare i criteri europei sul controllo analogo, e rilancia il sistema degli «ambiti territoriali ottimali» previsto dal 2011 ma ancora largamente inattuato in molte aree del Paese. Con un correttivo, portato sempre dal disegno di legge, gli ambiti ottimali perderebbero il parametro dimensionale minimo che oggi impedisce di disegnare ambiti più piccoli rispetto al territorio della Provincia o della Città metropolitana.


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