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Il concessionario del servizio gas deve pagare il canone all'ente locale anche dopo la scadenza dell'affidamento

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il concessionario del servizio del gas deve corrispondere all'ente locale il canone di distribuzione anche nelle more tra la scadenza dell'affidamento e l'avvio del nuovo, periodo transitorio durante il quale è proprio il gestore «uscente» a proseguire il servizio.
Ilchiarimento arriva dall'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, condiviso con il ministero dello Sviluppo economico, a conferma della posizione già espressa e segnalata dall'Anci.

Analisi della norma
L'Authority basa la propria linea sull'interpretazione dell'articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 164/2000 che dice: «Gli enti locali avviano la procedura di gara non oltre un anno prima della scadenza dell'affidamento, in modo da evitare soluzioni di continuità nella gestione del servizio. Il gestore uscente resta comunque obbligato a proseguire la gestione del servizio, limitatamente all'ordinaria amministrazione, fino alla data di decorrenza del nuovo affidamento».
La norma si limita, dunque, a stabilire l'obbligo di prosecuzione del servizio in capo al distributore uscente, senza entrare nel merito della regolamentazione del servizio e dei rapporti connessi (salvo circoscrivere la gestione all'amministrazione ordinaria).
Nulla di più sul canone, però. L'assenza di previsioni specifiche o contrarie basta a far decidere l'Autorità nel senso che la gestione del servizio debba continuare a essere disciplinata come in precedenza e quindi secondo le previsioni della concessione scaduta, «rispettando l'equilibrio giuridico-economico ivi stabilito».

Il rapporto tra gestore e utenti
La faccenda viene analizzata anche da un altro punto di vista. Nessun dubbio è stato sollevato riguardo all'applicazione delle regole previgenti in relazione al rapporto tra gestore e utenti nel periodo di prosecuzione: il gestore, infatti, continua a percepire la tariffa ed a erogare il servizio negli stessi termini in cui già lo faceva, seppure limitatamente all'amministrazione ordinaria. Dunque perchè dovrebbe essere diversamente per il rapporto tra ente locale e gestore affidatario?

L'aumento del canone
A sostegno dell'interpretazione, l'Authority richiama anche un'altra norma, l'articolo 46-is del decreto legge 159/2007 che consente l'aumento del canone nel corso delle gare per l'affidamento. Dice la disposizione: «A decorrere dal 1º gennaio 2008, i comuni interessati dalle nuove gare di cui al comma 3 possono incrementare il canone delle concessioni di distribuzione, solo ove minore e fino al nuovo affidamento, fino al 10 per cento del vincolo sui ricavi di distribuzione di cui alla delibera dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas n. 237 del 28 dicembre 2000, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2001, e successive modificazioni, destinando prioritariamente le risorse aggiuntive all'attivazione di meccanismi di tutela relativi ai costi dei consumi di gas da parte delle fasce deboli di utenti».
L'Autorità ritiene che se la norma consente un aumento del canone, presuppone che il pagamento dello stesso canone possa essere previsto anche nel tempo necessario all'espletamento della gara d'ambito, senza escludere il periodo di prosecuzione in questione.


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