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Il trasporto locale migliora i conti: in utile 8 aziende su 10 ma pesa il rosso di Atac

di Gianni Trovati

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Un po' la parziale stabilizzazione del fondo trasporti in chiave nazionale, un po' i ritocchi delle tariffe e le azioni di efficientamento, stanno modificando il quadro dei bilanci delle aziende pubbliche di trasporto locale, che si presentano all'appuntamento con la nuova riforma contenuta nel decreto attuativo della riforma Madia sui servizi pubblici locali con numeri diversi dal passato: a metterli in fila èl'ultima indagine dell'Asstra, l'associazione del trasporto locale che ha fatto la radiografia degli ultimi consuntivi presentati dalle 116 partecipate attive nel settore.

I numeri nelle regioni
La platea rappresenta la prima novità, perché le partecipate del trasporto si sono ridotte del 27,5% negli ultimi cinque anni, segno di una riorganizzazione del settore che prova a superare la frammentazione per raggiungere meglio le economie di scala necessarie a migliorare le performance. Ma è la condizione dei bilanci a offrire le novità più interessanti, a partire dal dato più importante, quello scritto all'ultima riga dei conti: nel 2009 solo il 54% delle aziende aveva chiuso il bilancio che non fosse colorato di rosso, mentre nel 2014 la quota delle imprese in utile è salita al 79 per cento. Il "consolidato" del settore è ancora in perdita, ma sul punto sono importanti due considerazioni: il risultato complessivo è -139,6 milioni, con una riduzione delle perdite pari al 61% rispetto ai -358,3 milioni con cui si è chiuso il 2011, e il dato è ancora influenzato dai risultati di una sola azienda, l'Atac di Roma, che con il suo bilancio riesce a colorare di rosso la performance complessiva del settore. Il fenomeno è evidente se si guarda alla scomposizione regionale dei dati: accanto al Lazio (-141,8 milioni, con due aziende in perdita e l'Atac a fare la parte del leone), solo Campania (-34,9 milioni) e Abruzzo (-12,6) mostrano un risultato negativo, mentre dalle altre parti la somma algebrica dei risultati delle aziende in utile e di quelle in perdita sfocia in un numero positivo. Il migliore si incontra in Friuli Venezia Giulia (+25,8 milioni), dove non ci sono aziende in perdita, e lo stesso accade in Emilia Romagna, Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Umbria.

Le zavorre sui conti
Tutto bene, quindi? Nemmeno per sogno. A migliorare i conti aziendali del trasporto pubblico locale, come accennato sopra, è anche un processo di efficientamento più o meno obbligato, che in quattro anni ha visto scendere del 6,7% il numero di addetti e crescere del 3,2% la produttività pro capite, ma i problemi strutturali del settore sono ancora tutti in piedi e il confronto internazionale li dimostra in modo evidente. Biglietti e abbonamenti, per esempio, coprono oggi il 30,8% dei costi operativi, mentre si fermavano al 28,6% nel 2010, ma la media europea si attesta 24 punti percentuali sopra nelle aree metropolitane e 21 punti lontano dalle città. L'Europa è ancora più lontana se si guardano i ricavi in rapporto alle dimensioni del servizio erogato: in Italia un chilometro fuori dalle città frutta 1,12 euro contro gli 1,95 della media europea, mentre in città i 2,28 euro a chilometri ricavati in Italia si devono confrontare con i 3,59 euro europei (oltre che con i 4,27 euro di Parigi e i 4,79 euro di Londra). Dove non arrivano le tariffe, ovviamente, intervengono le compensazioni pubbliche, che da noi sono del 30% superiori rispetto ai livelli medi continentali

Gli obiettivi della riforma
Su queste cifre deve ora intervenire la riforma, contenuta nel decreto sui servizi pubblici locali che anche per la questione-trasporti sta vivendo una navigazione più lenta rispetto agli altri provvedimenti attuativi della delega sulla Pa, e non ancora ottenuto i pareri né dalla conferenza Unificata né dal Consiglio di Stato. In fatto di conti aziendali, il decreto ha accantonato l'obiettivo di arrivare a raccogliere da biglietti e abbonamenti almeno il 40% dei costi operativi, perché avrebbe alimentato le polemiche sugli aumenti tariffari per quella che sarebbe rimasta probabilmente solo una petizione di principio, e introduce nuovi strumenti per la lotta all'evasione oltre a rilanciare il meccanismo dei fabbisogni standard. Basterà?


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