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Utility, in Toscana risultati in crescita anche senza le «grandi»

di Silvia Pieraccini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Toscana è la regione in cui non è mai nata una grande multiutility del gas e dell'acqua, in cui (quasi) nessuno produce energia elettrica, tradizionale fonte di buoni guadagni, e anche quella in cui non esistono società quotate sullo stile di Hera o Acea. Eppure nel campo dei servizi pubblici locali è riuscita a tenere e, anzi, a crescere e investire anche negli anni della crisi più dura.

L'analisi
Lo dice lo studio sui bilanci delle aziende di servizi pubblici iscritte a Confservizi-Cispel Toscana (un centinaio con più di 15mila addetti), realizzato dall'associazione mettendo a confronto gli andamenti 2008 e quelli 2014. Nei sei anni più difficili economicamente della storia recente, i ricavi aggregati delle aziende toscane di servizi pubblici sono aumentati del 20,6%, toccando i 2,56 miliardi di euro per la sola gestione caratteristica (2,81 miliardi il valore della produzione); in forte miglioramento la redditività (+231% l'utile aggregato, salito a 129 milioni, nonostante l'incremento dei costi della produzione abbia segnato +9,4%).
L'analisi sui bilanci svolta da Confservizi-Cispel, poi, indica che le aziende toscane di servizi pubblici (gas, acqua, rifiuti, trasporto locale, parcheggi, erp, farmacie) tra il 2008 e il 2014 hanno aumentato gli addetti (+1.363 persone) e, soprattutto, gli investimenti, passati da 379 a 406 milioni nel 2014 (+7,2%).
«Ecco perché quando si ripete che per spingere la ripresa servono investimenti – afferma Andrea Sbandati, direttore di Cispel Toscana - bisognerebbe guardare anche alle aziende di servizi pubblici: se ci permettessero di alzare le tariffe nel settore idrico, o se fossero stanziati cofinanziamenti pubblici nel trasporto locale, i nostri 400 milioni di investimenti annui potrebbero addirittura raddoppiare». «E non si venga a dire che molti dei mercati in cui operano le aziende di servizi pubblici sono regolamentati – sottolinea Cispel Toscana riferendosi alla distribuzione gas o all'acqua – perché sono sotto gli occhi di tutti i casi di aziende, soprattutto al Sud, che anche sui mercati regolamentati ottengono risultati catastrofici».

Aziende pubbliche ben gestite
Qui insomma, è la conclusione, siamo lontani dallo stereotipo dell'azienda di servizi pubblici mal gestita che distrugge ricchezza e accumula perdite (le aziende toscane in perdita, nel 2014, sono state due, Ctt Nord (bus) reduce da una maxifusione e l'azienda di edilizia popolare di Siena, che ha svalutato crediti per 1,6 milioni).

«I risultati dicono che non siamo distanti dal gotha delle utility italiane – sottolinea Cispel Toscana riferendosi allo studio Top Utility analysis sulle 100 maggiori aziende dell'energia, acqua, gas e rifiuti – nonostante la scelta di un modello meno integrato territorialmente».
Guardando ai singoli settori, quello che ha risultati della gestione caratteristica migliori è la distribuzione del gas (dove operano solo da quattro aziende), che conta un margine operativo lordo (ebitda) superiore al 50% dei ricavi - più alto addirittura delle aziende del lusso – e un utile netto pari al 25% dei ricavi.
Il settore che investe di più, in valore assoluto, è quello idrico, con 190,6 milioni nel 2014, seguito dal gas (78 milioni). Quello dei rifiuti, invece, è il settore che muove i maggiori ricavi, 711 milioni nel 2014 (più 121 milioni degli impianti di rifiuti), e che conta più dipendenti (4.816), seguito dal trasporto pubblico (4.734).
Sul fronte societario, pur in assenza di colossi, la Toscana sta cercando di dar vita a gruppi di livello nazionale almeno nel settore dei rifiuti (con la fusione delle aziende che hanno vinto la gara per l'ambito territoriale ottimale Centro e la nascita della società che gestirà l'Ato Costa), nella distribuzione del gas (con l'ipotesi di unione tra Centria-Estra e Toscana Energia) e nel trasporto pubblico, con la scomparsa delle aziende di bus, «costrette» a cedere asset e personale alla francese Ratp, vincitore della gara regionale.


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