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Uffici postali, serve monitoraggio e cabina di regia su consegna a giorni alterni

di Emiliano Falconio

Un'intesa tra Governo ed enti locali, da sancire nella Conferenza Unificata di oggi, per avviare una consultazione sulle modalità di consegna a giorni alterni della corrispondenza nei piccoli Comuni da parte di Poste Italiane. È la richiesta che oggi Anci porterà nella riunione di via della Stamperia, dove i Comuni chiederanno anche che sia proprio la Conferenza Unificata a diventare cabina di regia nel monitoraggio dei processi di razionalizzazione sulla consegna della corrispondenza.
La riunione di oggi segue il confronto tecnico dello scorso 22 marzo in cui ministero dello Sviluppo economico, Poste, Agcom e Regioni hanno condiviso l'opportunità di un passaggio formale in Unificata. I Comuni chiederanno quindi un'analisi della situazione nelle singole realtà locali e proporranno, tramite il supporto delle Anci regionali, eventuali soluzioni alternative al piano di razionalizzazione messo in campo da Poste che prevede, tra l'altro, anche soppressione di uffici e riduzioni di orari.

Il piano di razionalizzazione
Nel dettaglio, sono in totale 1.010 i Comuni interessati da interventi di chiusure e razionalizzazione parziali del servizio postale, che prevedono 411 chiusure di uffici postali e 599 razionalizzazioni del servizio.
Sul problema, spiegano dall'Anci, il dialogo con Poste e Agcom va avanti da anni e ha permesso di mitigare in qualche modo gli effetti della "razionalizzazione" del servizio, grazie anche alla disponibilità e alle soluzioni alternative proposte tramite la concertazione con le amministrazioni locali. Tuttavia il problema, pur essendoci alle spalle un protocollo tra Anci e Poste del 2002, ha continuato a porsi nel tempo ed è ancor più sentito nelle realtà rurali di piccola dimensione, dove l'ufficio postale costituisce un presidio di prioritario interesse per i servizi ai cittadini. Da qui la richiesta, supportata anche dalle numerose segnalazioni pervenute all'associazione dei Comuni da quelle cosiddette aree extraurbane dove la popolazione è distribuita su un territorio in genere molto ampio e dove la soppressione del servizio postale rischierebbe di contribuire ulteriormente alla desertificazione del territorio.

Le misure di rimodulazione
Inoltre, ricordano ancora dall'Anci, nella legge di stabilità 2015 il legislatore ha previsto che il nuovo contratto di programma relativo al quinquennio 2015-2019, può disporre l'introduzione di "misure di rimodulazione" della frequenza di erogazione dei servizi e che tali misure possono interessare l'intero territorio nazionale; norma che per i sindaci contrasta con l'impianto normativo europeo, che parla di eccezionalità nel derogare il servizio giornaliero.

La giurisprudenza
In merito alle chiusure degli Uffici postali, poi, viene richiamata la sentenza della VI sezione del Consiglio di Stato n. 1262 depositata l'11 marzo 2015 che ha stabilito come non sia consentito chiudere gli uffici postali nei piccoli centri qualora non vengano rispettate le distanze in rapporto alla popolazione e se la scelta non è adeguatamente motivata in relazione ai disagi che arreca.
Come se non bastasse – rimarca ancora Anci - anche i Tribunali amministrativi regionali si sono pronunciati, continuando a sospendere la chiusura degli uffici postali asserendo che «non bastano motivi economici per giustificare la soppressioni» e, aggiunge il Tar Toscana con sentenza n. 337/2016 «non pare porsi in dubbio che (…) Poste italiane sia tenuta, prima di porre in essere i provvedimenti di cui si controverte, a confrontarsi con gli enti locali destinati a veder ridurre il servizio all'utenza, senza, peraltro, che ciò comporti un vero e proprio obbligo di concertazione».


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