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Servizio idrico, le scelte sulla gestione spettano ai territori, non alle ideologie

di Giacomo Vaciago e Donato Berardi (*)

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In questi giorni si discute in commissione Ambiente alla Camera un disegno di legge che evoca la nazionalizzazione delle gestioni del servizio idrico, in esito alla volontà espressa dal referendum del 2011.
Facciamo un passo indietro. Domandiamoci: a cosa serve un «referendum abrogativo»?
Ad abrogare una norma non gradita alla maggioranza degli italiani. Il referendum del giugno 2011 abrogò due norme che riguardavano il servizio idrico: una (famosa come articolo 23-bis) vietava la gestione diretta e quindi pubblica del servizio idrico; l'altra garantiva una remunerazione minima certa dei capitali che finanziano i relativi investimenti.
Dopo il referendum con ordine:
• la gestione può essere pubblica
• la remunerazione degli investimenti dipende dai tassi di mercato e dalla rischiosità delle opere finanziate.
Abrogate quelle due norme, quale è oggi la situazione?
L'ha già confermato la Corte Costituzionale: siamo tornati alla normativa precedente, salvo passi avanti nel frattempo decisi dal Parlamento e a condizione che - di fatto - non cerchino di ripristinare norme che gli italiani hanno col Referendum del 2011 abrogato.
I passi avanti ci sono già stati sul piano delle tariffe, e della piena copertura dei costi, compresi quelli del capitale: ne abbiamo attribuito la competenza all'autorità già responsabile delle tariffe nel caso dell'energia.
E per la gestione? Un testo unico che ha solo qualche settimana di vita ha ribadito che valgono le regole comunitarie, né più né meno quello che si fa in tutta Europa. La gestione può essere pubblica o privata, se il gestore é scelto con gara, o ancora può essere mista, pubblica e privata, sempre con un privato scelto con gara.
Resta da decidere se e cosa il Parlamento vuole (e può) fare, sul piano della gestione - pubblica, privata, mista - delle gestione del sistema idrico integrato: dalla sorgente alla fogna. Perché gli impianti, le tubazioni e i depuratori sono da sempre pubblici, di più appartengono al demanio inalienabile dello Stato. Come il Colosseo.
Sulla gestione invece si può decidere. Occorrono capacità e risorse finanziarie.
Il referendum ha significato che ogni decisione sulle gestione spetta ai singoli territori, e non può essere calata dal cielo, privata o pubblica, uguale per tutti. Con scelta ben motivata e robusta di fronte all'antitrust, ai Tar ed al Consiglio di Stato, i rappresentanti dei cittadini possono scegliere.
Il referendum ci obbliga ad essere più responsabili.
La gestione pubblica è una possibilità. Non per tutti.

(*) Laboratorio Ref Ricerche


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