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Manovra, sulle partecipate i nuovi obblighi di trasparenza si incrociano con le vecchie regole

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legge di stabilità 2016 pone nuovi obblighi di trasparenza a carico delle società partecipate allo scopo, unanimemente condiviso, di attribuire ai cittadini la possibilità di attuare un controllo democratico sull'attività dell'amministrazione svolta dagli organismi strumentali della Pa. Il Legislatore interviene però in modo maldestro senza attuare alcun coordinamento con il quadro normativo vigente, e finisce per imporre, come spesso accade, adempimenti connotati da scarsa chiarezza e coerenza.

La norma della stabilità
Nello specifico, l'articolo 1, comma 675, della nuova legge, pubblicata sul supplemento ordinario n. 70 alla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2015 n. 302, prevede che le società controllate direttamente o indirettamente dalla Pa, salvo quelle emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati e le loro controllate, pubblichino, entro 30 giorni dal conferimento di incarichi di collaborazione, di consulenza o di incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali, e per i due anni successivi alla loro cessazione, le seguenti informazioni:
a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico, l'oggetto della prestazione, la ragione dell'incarico e la durata;
b) il curriculum vitae;
c) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di consulenza o di collaborazione, nonché agli incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali;
d) il tipo di procedura seguito per la selezione del contraente e il numero di partecipanti alla procedura.
Per rendere più incisivo il disposto, il seguente comma 676 stabilisce che se le tali informazioni riguardano incarichi per i quali è previsto un compenso, la pubblicazione è condizione di efficacia per il relativo pagamento, tant'è che «in caso di omessa o parziale pubblicazione, il soggetto responsabile della pubblicazione e il soggetto che ha effettuato il pagamento sono soggetti ad una sanzione pari alla somma corrisposta».

Il contesto normativo di riferimento
A fronte di ciò, occorre tenere presente che gli obblighi di trasparenza previsti a carico delle partecipate hanno ormai da tempo un preciso quadro di riferimento. L'articolo 11, comma 2, del Dlgs 33/2013, evocando l'articolo 1, comma 34 della legge 190/2012, stabilisce che il perimetro di applicazione della disciplina anticorruzione si estende alle società partecipate che esercitano attività di pubblico interesse.
L'articolo 22 del Dlgs 33/2013, pur avendo quale soggetto destinatario la Pa, dispone che «nel sito dell'amministrazione è inserito il collegamento con i siti istituzionali degli enti di cui al comma 1 (tra cui le società partecipate), nei quali sono pubblicati i dati relativi ai componenti degli organi di indirizzo e ai soggetti titolari di incarico, in applicazione degli articoli 14 e 15» (comma 3).

I «vecchi» obblighi di trasparenza
Nel quadro di tale impianto è dunque prescritto che le società a partecipazione pubblica debbano implementare i rispettivi siti istituzionali con i dati di cui sopra, dando puntuale applicazione sia agli obblighi di pubblicazione relativi ai componenti degli organi di indirizzo politico (articolo 14 del Dlgs n. 33) sia agli obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi dirigenziali e di collaborazione o consulenza (articolo 15 del Dlgs n. 33).
Le linee guida approvate dall'Autorità nazionale anticorruzione con determina n. 8/2015 hanno declinato con cura gli obblighi di pubblicazione in parola. Questo provvedimento reca in allegato i principali adattamenti degli obblighi di trasparenza contenuti nel Dlgs 33/2013 per le società e gli enti di diritto privato controllati o partecipati dalla Pa, disciplinando, nello specifico, la pubblicità dei compensi relativi agli incarichi di collaborazione e consulenza.
Con i commi 675 e 676, la legge di stabilità 2016 ora interviene su tale argomento senza citare, né modificare esplicitamente l'architettura degli obblighi delineata dalla legge 190/2012 e dal dlgs 33/2013, con l'effetto di lasciare agli operatori il non facile compito di interpretare e applicare più fonti normative che regolano in modo disorganico la materia.


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