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Illuminazione pubblica, l'Antitrust bacchetta i Comuni sull'acquisizione degli impianti

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'Antitrust mette in riga i Comuni che non sono proprietari degli impianti sull'affidamento del servizio di illuminazione pubblica e chiede loro di comportarsi in modo da garantire una corretta azione amministrativa sotto il profilo concorrenziale.
La questione riguarda i Comuni che non hanno la proprietà di tutti gli impianti di illuminazione e che, secondo molte segnalazioni pervenute all'Autorità, avrebbero messo in atto la pratica di deliberare l'acquisto degli impianti di proprietà privata previo affidamento alla stessa società proprietaria dei lavori di ammodernamento o riqualificazione illuminotecnica dei punti luce di sua proprietà.

Una pratica doppiamente scorretta
Una pratica scorretta sotto il profilo della concorrenza per almeno due motivi, secondo l'intervento dell'Autorithy, pubblicato sul bollettino n. 47/2015.
In primo luogo, scelte amministrative di questo tipo sono sindacabili in quanto suscettibili di alterare, alla scadenza delle convenzioni in essere, il corretto confronto competitivo in sede di gara per l'attribuzione del servizio.
In secondo luogo, l'Autorità ha già avuto occasione di condannare questa modalità di acquisizione degli impianti da parte dei Comuni, valutando come illegittimo il ricorso alla trattativa privata per i lavori di ammodernamento/riqualificazione illuminotecnica senza previa pubblicazione del bando di gara.

Le indicazioni dell'Autorithy
Dunque l'Antitrust detta le regole da seguire. Gli enti locali dovranno, quindi, procedere preliminarmente all'acquisto dei punti luce di proprietà di terzi mediante acquisto bonario o tramite procedura di riscatto e solo successivamente ad affidare, secondo le modalità consentite dall'ordinamento giuridico, il servizio di gestione e manutenzione, eventualmente comprensivo dei necessari lavori di adeguamento illuminotecnico.


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