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L'indennità di avviamento della farmacia va determinata in via amministrativa

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'indennità di avviamento della farmacia non deve essere determinata in base ai criteri del libero mercato ma secondo quelli più restrittivi dettati dal Rd 1265/1934, trattandosi di un'azienda soggetta a vincoli di diritto pubblico che incidono sul margine del profitto. Non la si può considerare parte del prezzo di una cessione concordata tra le parti. Si tratta piuttosto di una indennità compensativa a favore del gestore «uscente».
Lo ha chiarito la Corte di cassazione con la sentenza n. 25876, depositata ieri.

I fatti
La vicenda riguarda il subentro di un nuovo gestore in una farmacia rurale in provincia di Avellino a seguito del fatto che il precedente titolare venisse trasferito ad altra sede per aver vinto il concorso su una diversa destinazione. L'avvicendamento era costato al medico in arrivo una indennità di avviamento pari a 160mila euro, determinata in via amministrativa secondo l'articolo 110 del Rd 1265/1934. La norma quantifica l'indennità «in misura corrispondente a tre annate del reddito medio imponibile della farmacia, accertato agli effetti dell'applicazione dell'imposta di ricchezza mobile dell'ultimo quinquennio».
La Ctr della Campania aveva invece preso in considerazione che si trattasse di una cessione di azienda farmaceutica determinando poi la base imponibile su cui applicare l'imposta di registro in base al criterio del valore venale in comune commercio secondo i commi 2 e 4 dell'articolo 51 del Dpr 131/1968.

La decisione
La Cassazione riconosce stabilisce subito che il subentro nella gestione della farmacia non è frutto dell'autonomia negoziale delle parti quale appunto sarebbe stata una cessione di azienda ma è il risultato di operazioni che trovano «collocazione unicamente sul piano del diritto amministrativo». Si tratta, infatti, della decadenza dalla titolarità della sede della farmacia in quanto assegnatario di una nuova destinazione a seguito di concorso e la nomina di un altro soggetto in qualità di esercente la gestione provvisoria della farmacia. Ne deriva che la somma di 160mila euro non è parte del prezzo della cessione concordato tra le parti ma una indennità compensativa dell'avviamento a favore del gestore «uscente».
La Corte ha poi richiamato un recente precedente con cui ha affermato proprio che l'indennità di avviamento della farmacia va determinata in base alle norme del Rd 1265/1934, trattandosi di un'azienda soggetta a vincoli di diritto pubblico.


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