Home  › Servizi pubblici

Poste, sulla chiusura dei piccoli uffici il Governo aspetta le proposte dei Comuni entro il 31 marzo

di Roberta Giuliani

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Per la chiusura degli uffici postali dei piccoli Comuni tutto è rinviato al 31 marzo 2016: entro questa data gli enti locali dovranno inviare le proposte per potenziare il servizio sui territori, in particolare montani e rurali. Lo prevede il nuovo contratto di programma tra ministero dello Sviluppo economico e Poste i cui obiettivi sono stati presentati dal sottosegretario del Mise Antonello Giacomelli a Enrico Borghi, Presidente dell'intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della montagna e ad altri 100 parlamentari. Il sottosegretario ha ribadito quanto già affermato con una nota inviata in questi giorni in risposta a una interrogazione parlamentare: non ci sarà alcuna chiusura o rimodulazione degli uffici prima che siano state esaminate le «iniziative in grado di aumentare la redditività della rete degli uffici postali in un ambito territoriale» che gli enti locali possono presentare ogni anno. Un dialogo che dovrà rafforzare l'interazione tra la società e le istruzioni a beneficio della comunità e delle pubbliche amministrazioni.

Le proposte dei Comuni
La valutazione costi-benefici non potrà riguardare un singolo sportello, ma – ha sottolineato Giacomelli - dovrà invece avere come base «un ambito territoriale più ampio». Le amministrazioni locali avranno perciò tempo fino al 31 marzo 2016 – termine che resterà poi fissato al 30 settembre di ogni anno – per presentare proposte che, partendo proprio da aree territoriali più ampie di un singolo Comune, siano in grado di garantire agli uffici postali un incremento della redditività. Il rapporto costi-ricavi non dovrà essere valutato sulla base di ogni singolo ufficio ma in un ambito territoriale più ampio.
Il sottosegretario ha precisato – come sottolinea Borghi - che alla luce del nuovo accordo, Poste dovrà valutare, prima di prendere la decisione su riorganizzazione e rimodulazione, le iniziative proposte da enti e istituzioni territoriali, in grado di aumentare la redditività della rete degli uffici postali.

Il dialogo
«Giacomelli - evidenzia Enrico Borghi - conferma l'importanza di un dialogo maggiore tra Regioni e Poste. In molte situazioni, come in Piemonte, grazie a questo rapporto si sono evitate chiusure e riduzioni eccessive di orari di apertura degli uffici». Inoltre, Giacomelli ha anche sottolineato quanto scritto nell'accordo nazionale del Mise con Poste e cioè che «la capillarità della presenza degli uffici non deve essere un peso, bensì un asset strategico, un valore, per l'azienda e per il Paese. Ogni chiusura impoverirebbe un asset della società».
Secondo Borghi il sottosegretario ha poi confermato quanto hanno da tempo sostenuto i territori. «Non solo gli uffici non devono essere chiusi, ma con gli enti locali, Comuni e in particolare unioni montane, le direzioni locali dell'azienda devono sedersi a un tavolo e concordare un potenziamento dei servizi agli utenti, alle imprese, ai Comuni stessi».
Spetta quindi ai Comuni riunirsi per trovare soluzioni da sviluppare dentro ambiti territoriali più vasti. «Vi sono molti spazi - conclude Borghi - per migliorare l'offerta. AgCom dovrà monitorare queste proposte e questi piani adeguati ai territori, in particolare montani e rurali. Sono certo che i colleghi Parlamentari saranno "sentinelle" nei loro territori, così da verificare opportunità e carenze di servizi».


© RIPRODUZIONE RISERVATA