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La raccolta di indumenti usati è servizio pubblico affidato in concessione

di Massimiliano Atelli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con sentenza 10 novembre 2015, n. 12662, la Sezione II bis del Tar Laziosi è pronunciata su un caso nel quale un Comune intendeva affidare (gratuitamente, e, quindi, come fa notare la sentenza, per un ammontare di spesa non superiore a euro 40.000,00, come da regolamento interno  del Comune) la raccolta degli indumenti usati mediante conferimento in raccoglitori collocati sul territorio comunale, dando comunque ampia attuazione ai principi di trasparenza, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 30 del Codice dei contratti.

L’approfondimento
Sul punto, i Giudici amministrativi capitolini hanno chiarito che una simile fattispecie resta sottratta al campo di applicazione del Codice dei contratti, proprio alla luce di quanto disposto dall’articolo 30 cit., comma 1 (cfr. in terminis, Tar Lombardia Brescia, sentenza 16 agosto 2011, n. 1245), con la conseguente non applicabilità della disciplina dettata dal Codice dei contratti con riguardo ai tempi di presentazione dell’offerta.
Del resto la Giurisprudenza nazionale e comunitaria è consolidata nel ritenere che per le concessioni di servizi pubblici, che non rientrano nell’ambito di applicazione delle Direttive riguardanti gli appalti pubblici, vigono le regole fondamentali dei Trattati (Consiglio di Stato, Sezione V, 21 novembre 2006, n. 6796; Sezione IV, 17 gennaio 2002, n. 253; Sezione V, 23 maggio 2011 n. 3086; Corte di giustizia Ce, 13 ottobre 2005, C-458/03; Corte di giustizia Ce, 7 dicembre 2000, C-324/98), che risultano rispettati dall’Amministrazione procedente, per quanto precisato sopra. Tali precisazioni, ha concluso il Tar Lazio, valgono ad escludere che possa individuarsi un interesse della ricorrente alla contestazione dell’affidamento.

Il caso
Nella specie, una cooperativa sociale ricorreva avverso l’affidamento a terzi della raccolta degli indumenti usati attuato mediante conferimento in raccoglitori collocati sul territorio comunale, pur non avendo presentato nel termine e con le modalità previste dall’avviso pubblico alcuna proposta progettuale, limitandosi a rendersi disponibile, nel caso in cui fosse stata chiamata a partecipare all’appalto, ad attuare un’offerta progettuale. 

Argomenti, spunti e considerazioni
La decisione del Tar Lazio persuade.
E si segnala all’attenzione degli operatori e degli interpreti per l’acuta osservazione qualificatoria in ordine alla natura della raccolta degli indumenti usati attuata mediante conferimento in raccoglitori collocati sul territorio comunale.
Per il Tar Lazio, si verte chiaramente in un’ipotesi di affidamento di un servizio in concessione. Che, nella specie, è stato declinato come servizio sotto soglia ed a titolo gratuito (anzi, come ben chiarisce la decisione, in quanto a titolo gratuito). 
La decisione offre un duplice ordine di spunti, alle Amministrazioni locali.
Per un verso, fa uscire in un certo senso dall’anonimato giuridico un servizio pubblico (perché tale è, e bene fa il Tar Lazio a chiarirlo) di oggettiva importanza, offrendogli un preciso regime giuridico di riferimento. Il che dà certezze agli Enti locali, stimolandoli a uscire una volta per tutte, in ambiti come questo, dalla logica dell’ordine sparso e del fai da te.
Per altro verso, la sentenza sottintende che l’affidamento della concessione a titolo gratuito è una soluzione, non l’unica. Il business della filiera degli abiti usati è per vero fenomeno complesso, che se ha portato anche a diversi arresti e accertamenti da parte del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri (Noe) per trattamento illecito di rifiuti (quando mancano le autorizzazioni richieste dalla legge), e attirato l’attenzione della criminalità organizzata, è e può essere anche un affare economico, se ben gestito all’interno di una cornice di legalità (secondo alcune stime, solo nella Capitale i cassonetti per la raccolta sarebbero 1.800, per un incasso annuo intorno ai 2 milioni di euro).
Non è perciò ammissibile escludere a priori, per i Comuni, la non gratuità dell’affidamento del servizio in questione.


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