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Decoro, quiete e sicurezza urbana, il sindaco ha ancora potere di intervento sui bar

di Pippo Sciscioli

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È legittima l'ordinanza sindacale che limiti la vendita per asporto da parte di bar e negozi di bevande, alcoliche e analcoliche di qualsiasi gradazione, nelle ore serali per motivi di tutela dell'arredo urbano e della salute, così come è legittima l'ordinanza sindacale che per gli stessi motivi, nonché per la tutela della quiete pubblica, imponga ai titolari di pubblici esercizi il dovere di richiamare quegli avventori molesti a una condotta decorosa potendo arrivare sino al rifiuto di servirli.
Ed ancora sono legittime quelle prescrizioni contenute nella medesima ordinanza con cui si imponga agli stessi gestori di bar, attività commerciali e del settore alimentare di dotarsi di cestini e posacenere all'esterno dei propri locali per il deposito di rifiuti.

La decisione
La recente sentenza n. 1425 dello scorso 3 novembre della seconda sezione del Tar Lombardia - sede di Brescia, che ha riguardato il Comune di Bergamo, si iscrive nel corposo filone giurisprudenziale che riguarda il tormentato rapporto fra il potere di ordinanza dei sindaci ex articolo 50, comma 7 del Dlgs 267/2000 e la disciplina degli orari dei pubblici esercizi e delle attività economiche in genere, completamente rivisitata dal Decreto Monti, articolo 31 della legge 214/2011.

Il potere dei sindaci
In sostanza oggi il sindaco, come nel caso di Bergamo, può limitare anche solo in alcune parti del territorio gli orari di queste attività solo - a seguito di una completa istruttoria - per motivi di tutela del decoro urbano, vietando negli orari serali la vendita per asporto di bevande in bottiglia o altri contenitori per evitarne l'abbandono incontrollato, o per motivi di tutela della salute (fisica e psichica) e sicurezza urbana, vietando l'apertura stessa degli esercizi negli orari notturni.
Precisa la sentenza: «Anche la giurisprudenza europea, per tutte la nota C. giustizia UE sez. I 14 ottobre 2004 in C – 36/02 Omega, considera in linea di principio lecite le limitazioni alle attività economiche. ... Tali argomenti, secondo logica, mantengono intatto il loro valore anche dopo la liberalizzazione degli orari di cui al già citato d.l. 241/2011, che da un lato ha inteso adeguarsi proprio a norme europee, dall'altro però, essendo disposta con fonte di rango legislativo ordinario, va interpretata in conformità ai principi suddetti. Quanto sopra va poi coordinato con le regole generali, sempre individuate dalla giurisprudenza, per l'esercizio di ogni potere amministrativo ampiamente discrezionale, che nell'imporre limiti all'attività privata deve sempre obbedire ai principi di proporzionalità e adeguatezza. In tal senso, anzitutto, esso deve essere in grado di assicurare il raggiungimento del risultato avuto di mira e non andar oltre quanto necessario a raggiungerlo. ... Ad avviso del Collegio, siffatta previsione non è di per sé illegittima. La stessa può essere applicata, in base al regolamento stesso, per ragioni di "sicurezza urbana", fra le quali, anche secondo il senso comune, c'è sicuramente l'esigenza di garantire il riposo delle persone, e quindi, in ultima analisi, la loro salute fisica e psichica. In tali casi. ... "il sacrificio imposto ai gestori" appare in linea di principio "adeguato e proporzionato agli interessi generali che si vogliono tutelare..comunque prevalenti su quelli d'impresa o su quelli degli avventori».


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