Home  › Servizi pubblici

L'Antitrust chiede norme su misura per Uberpop e le app del trasporto urbano

di Paola Rossi

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato prende posizione sulla legittimità di Uberpop affermando che debba lecitamente far parte dei servizi in concorrenza per il trasporto urbano al pari del servizio taxi e del noleggio con conducente. Così l'Agcm risponde a un quesito posto dal Viminale e sollecitato dal Consiglio di Stato, affrontando la polemica a tratti anche rovente tra tassisti e Ncc da un lato e il servizio che mette in connessione la domanda del privato con l'offerta dell'autista non professionale. I primi lamentano di sottostare a regole e limiti a cui incomprensibilmente non sono tenuti i privati di Uberpop come quello dell'obbligo di iniziare e concludere l'attività a partire dall'autorimessa nel luogo in cui si è ottenuta l'autorizzazione come gli Ncc UberBlack e UberVan. L'Antitrust dopo aver espresso, in termini concorrenziali, la propria opinione a favore della presenza sul mercato dei servizi di trasporto urbano di questo tertium genus di operatore conclude lanciando un input al Parlamento: «Una nuova regolamentazione su Uber e sulle app digitali per il trasporto urbano».

Il parere dell'Agcm
L'Authority parte dalla considerazione che Uber e le App che consentono di accedere a questo servizio, sono per il consumatore una realtà concreta, in aggiunta o in alternativa ai taxi e alle auto Ncc, a meno di una riforma legislativa del settore. Attualmente, quindi, a meno della cancellazione del sistema di licenze e autorizzazioni per taxi e Ncc, Uber appare un competitore sul mercato la cui presenza anzi dovrebbe favorire la possibilità di scelta dei consumatori in un settore che prima d'ora non conosceva una tale concorrenzialità. Occorre disciplinare al più presto l'attività di trasporto urbano svolta da autisti non professionisti attraverso le piattaforme digitali per smartphone e tablet , afferma l'Agcm che però ammonisce il Legislatore dall'adottare norme invasive della corretta concorrenza: «il Legislatore intervenga con la massima sollecitudine al fine di regolamentare – nel modo meno invasivo possibile – queste nuove forme di trasporto non di linea, in modo da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore». Ma non solo la concorrenza è in ballo in questa vicenda, ma anche e soprattutto la sicurezza stradale e l'incolumità dei passeggeri, che si affidano a questo nuovo genere di conducenti di cui il prima possibile va trovata la definizione. Infatti, secondo l'Authority è necessario esaminare la conformità dell'attività in concreto svolta con precise norme pubblicistiche, quali in particolare l'articolo 86 del Codice della Strada, in considerazione dell'esigenza di garantire la sicurezza del servizio.

Le lacune normative
L'Antitrust individua il gap esistente tra la disciplina del settore e la realtà dei fatti.
Infatti, lo sviluppo delle nuove App e l'adozione di nuovi strumenti tecnologici anche da parte delle compagnie di radio-taxi provoca uno squilibrio soprattutto in regole e obblighi tra servizi tradizionali e nuovi. L'Antitrust ribadisce la legittimità, in assenza di alcuna disciplina normativa, della nuova piattaforma, «trattandosi di servizi di trasporto privato non di linea, come riconosciuto anche dal Consiglio di Stato». L'Agcm giudica «di fatto inapplicabili» gli obblighi stabiliti dalla legge vigente 21/1992, ritenendo che «una piattaforma digitale che mette in collegamento tramite smartphone la domanda e l'offerta di servizi prestati da operatori Ncc non può infatti per definizione rispettare una norma che impone agli autisti l'acquisizione del servizio dalla rimessa e il ritorno in rimessa a fine viaggio».

In particolare su Uber
I servizi UberBlack e UberVan si differenziano tra loro per la diversa tipologia di veicoli utilizzati - le berline fino a quattro posti il primo e i mini-bus o monovolume da cinque posti in su l'altro. Per quanto riguarda UberPop, il servizio svolto da autisti non professionisti, l'Antitrust si richiama all'ordinanza con cui il Tribunale di Milano - bloccando l'utilizzazione dell'App sul territorio nazionale - «ha evidenziato che l'attività in questione non può essere svolta a discapito dell'interesse pubblico primario di tutelare la sicurezza delle persone trasportate, sia con riferimento all'efficienza delle vetture utilizzate e all'idoneità dei conducenti, che tramite adeguate coperture assicurative per il trasporto di persone». Perciò l'Autorità garante invita il Legislatore ad adottare «una regolamentazione minima di questo tipo di servizi», con l'intento di «sottolineare con forza gli evidenti benefici concorrenziali e per i consumatori finali derivanti da una generale affermazione delle nuove piattaforme di comunicazione». Ciò significherebbe secondo l'Agcm «una maggiore facilità di fruizione del servizio di mobilità, una migliore copertura di una domanda spesso insoddisfatta, una conseguente riduzione dei costi per l'utenza e, nella misura in cui si disincentiva l'uso del mezzo privato, un decongestionamento del traffico urbano».


© RIPRODUZIONE RISERVATA