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Chiusura degli uffici «ultima ipotesi», Poste si impegna a soluzione alternativa

di Roberta Giuliani

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La chiusura degli uffici postali sarà solo «l'extrema ratio» a cui ricorrerà Poste Italiane nella sua operazione di ristrutturazione della rete. Lo ha annunciato alla Camera il sottosegretario al Mise, Antonello Giacomelli. «La rete è un asset, serve ogni iniziativa per valorizzare la rete, per potenziare i servizi per individuare, nel rispetto della normativa vigente e delle direttive europee, ogni possibilità di incrementare l'offerta, e l'ipotesi di intervento in riduzione è confinata nell'indicazione dell'azionista come extrema ratio, come sconfitta di ogni ricerca di possibilità alternativa». Antonello Giacomelli, ritorna così sulla chiusura degli uffici postali rispondendo a un'interpellanza urgente (interpellanza n. 2–01115- Seduta n. 504 di venerdì 16 ottobre 2015) con la quale anticipa gli impegni che Poste Italiane sottoscriverà nel contratto di programma 2015-2019 sul servizio universale. «Poste si impegna a ricercare, valutare, prioritariamente e preventivamente ogni possibilità di potenziamento, complessivo dei servizi, anche attraverso accordi con le Regioni, gli Enti locali e le realtà del territorio». Il contratto, ribadisce, «verrà materialmente siglato nei prossimi giorni ma su quest'ultimo è già intervenuto il consenso di Poste e del ministero».

La nuova politica industriale
Giacomelli ha ricordato che da un lato la regolazione del settore postale è stata trasferita all'Autorità delle comunicazioni e che Poste rispetta i vincoli posti dall'Agcom anche in termini di chiusure degli uffici. Al governo dunque non è rimasto «nessuno strumento per intervenire», a parte la moral suasion che è stata esercitata attraverso la convocazione del management dell'azienda. È stato dunque necessario, ha spiegato il sottosegretario, «ribaltare la prospettiva» e scegliere la strada della «determinazione di una linea politica industriale» che è stata inserita proprio nel Contratto di programma su cui «si è conclusa la fase di negoziazione tra Mise e Poste con reciproco scambio di consenso sul testo finale».

Valutazioni su area vasta
Giacomelli ha inoltre osservato che secondo la strategia «ambiziosa» messa a punto dal ministero le valutazioni economiche sugli sportelli dovranno essere effettuati su «area vasta, regionale», e non a livello di singoli Comuni altrimenti, ha osservato, si arriverebbe a «un'Italia a due velocità e il Governo vuole evitarlo».
Il sottosegretario ha quindi letto all'Assemblea il contenuto dell'articolo 5 del contratto di programma, in base al quale «al fine del perseguimento degli obiettivi di efficientamento e razionalizzazione, in aggiunta alla fornitura del servizio universale, la società si impegna a valutare la fornitura di ulteriori servizi utili al cittadino, alle imprese e alle Pubbliche amministrazioni tramite la propria rete postale e le proprie infrastrutture tecnologiche». Poste Italiane, tenendo anche conto «degli obiettivi di coesione sociale ed economica» deve inoltre impegnarsi a «valutare prioritariamente iniziative di enti e istituzioni territoriali pervenute entro il 30 settembre di ogni anno che possano potenziare l'offerta complessiva dei servizi in specifici ambiti territoriali, anche al fine di valorizzare la capillarità degli uffici postali» ed è «tenuta a dare adeguata informazione delle iniziative assunte all'Autorità e al ministero».
Giacomelli ha concluso annunciando che «si prevede per il 2016 una norma transitoria che abbassa i termini per poter da subito rendere operativi» gli impegni.


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