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Poste: corrispondenza a giorni alterni nei piccoli centri e nelle aree montane, stop del Governo

di Daniela Casciola

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Stop del Governo alla consegna della corrispondenza a giorni alterni nei piccoli Comuni e nelle zone di montagna, decisa dal piano di ristrutturazione aziendale di Poste italiane. Tutto rimandato a fine anno e solo a seguito di una verifica sui volumi reali di corrispondenza che dovrà essere effettuata dall'Autorità garante delle comunicazioni, con l'obiettivo di evitare disservizi e diminuzione della qualità.
L'entrata in vigore delle nuove modalità, che sarebbero dovute partire il 1° ottobre, è stata rinviata al 31 dicembre, dopo una riunione tenutasi a Palazzo Chigi con l'azienda, il Mise, i rappresentanti degli editori.
«Dopo la mobilitazione dei parlamentari aderenti all'intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, di numerosi Comuni montani, dell'Uncem e dei settimanali cattolici contro il nuovo piano di distribuzione della corrispondenza a giorni alterni nei centri piu' piccoli e nelle aree montane, interviene Palazzo Chigi stoppando Poste Italiane», sottolinea una nota dell'Uncem.
Viene confermato, spiega Enrico Borghi, presidente dell'Intergruppo per lo Sviluppo della Montagna e presidente nazionale Uncem, «che avevamo ragione quando abbiamo denunciato che il nuovo piano di distribuzione di Poste andava a creare diversi livelli di cittadinanza, penalizzando fortemente chi vive nelle zone rurali e montane».

Le decisioni dei Tar
Un altra battuta d'arresto per il piano di ristrutturazione aziendale di Caio che, nel corso dell'ultimo mese, ha dovuto vedersela con le prime decisioni de i tribunali amministrativi coinvolti dal Comuni interessati. Il Tar Toscana ha sospeso le chiusure in tutti i Comuni, oltre 50, che in regione avevano fatto ricorso, e con sette decreti, depositati il 3 settembre; il Presidente del Tar Umbria ha accolto le istanze cautelari presentate da altrettanti Comuni della regione e, in una successiva camera di consiglio, è stato stabilito che La competenza a giudicare dei ricorsi avverso le chiusure degli uffici postali appartiene al Tar del Lazio, ma - come rilevato nelle dichiarazioni messe a verbale dai legali di Poste Italiane - non ci sarà alcuna chiusura prima che si arrivi alla pronuncia sulla sospensiva (si veda l'articolo del Quotidiano degli enti locali e Pa del 25 settembre 2015).

Il Cmp di Firenze
Quasi in contemporanea con lo stop imposto dal Governo al progetto di consegna della corrispondenza a giorni alterni, si è aperto un altro fronte. Il declassamento del Centro di meccanizzazione postale multiprodotto (Cmp) di Firenze, sempre per effetto del piano di ristrutturazione varato da Poste italiane, potrebbe mettere a rischio complessivamente 450 posti di lavoro. È l'allarme lanciato dalle rappresentanze sindacali dei dipendenti di Poste, raccolto dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha scritto una lettera all'amministratore delegato di Poste Francesco Caio. Nella missiva, spiega una nota, il presidente chiede informazioni sulla vicenda paventando un forte impoverimento occupazionale per la regione. Rossi chiede inoltre un confronto diretto anche per valutare possibili alternative alla riduzione del personale attraverso il mantenimento di funzioni strategiche del Cmp, connesse per esempio alla parte logistica. La questione sarà inoltre segnalata al tavolo regionale attualmente aperto con Poste per la questione dei tagli agli uffici postali. Secondo i sindacati, il passaggio del Cmp a Centro ad alto traffico, comporterebbe una forte caduta occupazionale, stimata in 300 dipendenti diretti e in 150 indiretti. Tra i dipendenti solo una parte (circa 60) sarebbero ricollocati sul territorio, gli altri rischierebbero di essere spostati fuori Toscana.


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