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Uffici postali: competenza al Tar del Lazio e chiusura congelata

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La competenza a giudicare dei ricorsi avverso le chiusure degli uffici postali appartiene al Tar del Lazio, ma non ci sarà alcuna chiusura prima che si arrivi alla pronuncia sulla sospensiva. Ennesimo colpo di scena nella vicenda che vede contrapposti i Comuni, soprattutto quelli di minore dimensione, e Poste Italiane, a causa del piano industriale che prevede la chiusura di numerosi uffici sul territorio nazionale.

La vicenda umbra
Al pari di quanto avvenuto in Toscana (si veda l'articolo pubblicato sul Quotidiano degli enti locali e Pa del 7 settembre 2015), con sette decreti depositati il 3 settembre scorso, il Presidente del Tar Umbria ha accolto le istanze cautelari presentate da altrettanti Comuni, «considerata la gravità del danno per l'utenza che si vedrebbe privata dell'accesso al servizio universale postale causa la chiusura».
Con i decreti citati, il Presidente Lamberti ha fissato la camera di consiglio per il 23 settembre, che si è regolarmente tenuta e all'esito della quale il Tar ha dichiarato la propria incompetenza, questa spettando al Tar Lazio, dinanzi al quale la causa deve ora essere riassunta.
I giudici hanno sposato la tesi, prospettata da Poste nella costituzione in giudizio, che ha eccepito il difetto di giurisdizione e l'incompetenza territoriale del Tar dell'Umbria in favore di quello del Lazio, nell'assunto, rispettivamente, che si tratti di decisione di organizzazione aziendale di impresa che gestisce servizi economici, con natura privatistica, e che l'impugnativa della delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni radichi la competenza funzionale inderogabile del Tar capitolino.
Tutti i Comuni umbri, infatti, avevano chiesto l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, non solo delle note con le quali Poste Italiane aveva comunicato la chiusura degli uffici postali decorrere dal 7 settembre, ma anche, in via subordinata, della delibera n. 342/2014 dell'Agcom. in quanto interpretata nel senso di ritenere legittima la chiusura degli uffici. E a detta del Tar Umbria questa delibera enuclea, seppure in via residuale, una competenza funzionale inderogabile del Tar Lazio, ai sensi degli articoli 14 e 135, comma 1, lettera b), del codice del processo amministrativo, anche a prescindere dal carattere generale dell'atto.

Chiusure sospese
C'è però un ulteriore aspetto interessante della vicenda, che non traspare dalle ordinanze del Tar umbro ma che è stato rilevato nelle dichiarazioni messe a verbale dai legali di Poste Italiane, e cioè che non ci sarà alcuna chiusura degli uffici fino al momento dell'adozione dei provvedimenti monocratici sull'istanza sospensiva. Provvedimenti che, a questo punto, dovranno essere assunti dal Tar Lazio, in tempi che non è dato ancora sapere. La novità ha creato un certo sollievo nelle comunità locali interessate dalle chiusure, nel frattempo scese in piazza con tanto di manifestazioni, e riacceso le speranze di quanti stanno lavorando a contrastare il disegno di Poste Italiane, a cominciare dalla Regione che si è apertamente schierata a fianco dei Comuni anche nella loro costituzione in giudizio.


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