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La costituzione di società di servizi a rete non contrasta con la razionalizzazione delle partecipate

di Marco Gennari

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Cogliendo spunto da alcuni quesiti posti da un'amministrazione locale, la Corte dei conti, sezione di controllo per l'Emilia Romagna, con la delibera n. 128/PAR del 16 settembre 2015 (si veda anche l'articolo pubblicato sul Quotidiano degli enti locali e Pa del 24 settembre 2015)sottopone ad attenta verifica il modello organizzativo del trasporto pubblico locale disciplinato dalla Regione con la legge 30/1998, e ne accerta la compatibilità con il processo di razionalizzazione delle società pubbliche disposto dall'articolo 1, commi 611 e seguenti, della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015).
La conclusione cui pervengono i magistrati contabili è degna di rilievo, perché la disciplina organizzativa esaminata potrebbe destare qualche dubbio di legittimità, in relazione alle finalità di contenimento della spesa pubblica e alle esigenze di coordinamento della finanza pubblica contenute nella legge di stabilità 2015, proprio con riferimento alle dinamiche degli organismi partecipati.

Il modello sotto accusa
Dopo aver suddiviso il territorio in 5 ambiti ottimali corrispondenti alle aree delle Province, la normativa regionale dell'Emilia Romagna dispone che per ogni ambito territoriale venga costituita un'agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico locale, con funzioni di organizzazione e programmazione del servizio in parola.
Per quanto riguarda la configurazione organizzativa di tali agenzie è necessariamente prevista la forma giuridica delle società di capitali a responsabilità limitata, dotate di un amministratore unico e operanti sulla base di una convenzione tra enti locali, ai sensi dell'articolo 30 del Tuel.

La cornice normativa
In tale contesto ci si chiede se la costituzione, da parte degli enti della Regione, di società pubbliche alle quali conferire l'esercizio delle funzioni organizzative dei servizi locali a rete di rilevanza economica – nello specifico, il trasporto pubblico locale – sia coerente con le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 611, legge di stabilità 2015, volte a limitare la proliferazione di organismi di natura societaria nell'orbita della Pa.
Il processo di razionalizzazione imposto da tale normativa punta infatti a conseguire una riduzione delle partecipazioni societarie dirette e indirette possedute dagli enti locali, e, facendo un espresso richiamo all'articolo 3, comma 27 e seguenti, della legge 244/2008, vieta agli enti di costituire società per la produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle loro finalità istituzionali.

La decisione
Il collegio affronta l'argomento rilevando che la partecipazione obbligatoria agli enti di governo degli ambiti territoriali ottimali, che secondo la legislazione regionale in esame devono assumere la forma societaria, appare coerente con uno dei criteri ispiratori del processo di razionalizzazione, consistente nel promuovere «l'aggregazione di società di servizi pubblici locali di rilevanza economica».
A sostegno di tale assunto la Sezione aggiunge che, nell'ambito delle legge delega 124/2015 in materia di riorganizzazione della Pa, anche l'articolo 18 prevede, quale criterio per l'esercizio della delega da parte del Governo, l'incentivazione dei processi di aggregazione (lettera m), n. 3).
Alla luce di tali rilievi, e tenuto conto del fatto che nell'ordinamento giuridico vigente non esiste un divieto di costituire nuove società da parte degli locali, la disciplina regionale de qua risulta coerente con i principi contenuti nella legge di stabilità 2015, fermo restando che, sotto il profilo operativo, le società da costituirsi per l'esercizio delle funzioni preposte al trasporto pubblico locale dovranno puntare a una gestione ottimale delle risorse amministrate, in modo da evitare perdite di bilancio e garantire agli enti soci un'adeguata remunerazione del capitale investito.


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