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Triplo vincolo agli scioperi nei beni culturali che diventano servizi pubblici essenziali

di Valentina Grippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il decreto legge che contiene misure urgenti per la fruizione del patrimonio storicoe artistico della Nazione, varato dal governo nella seduta del 18 settembre, inserisce musei e beni culturali nella lista dei servizi pubblici essenziali contenuta nell'articolo 1 comma 2 della legge 146/1990. Viene così limitato il diritto di sciopero dei lavoratori del settore.
In analogia a quanto successo in questi anni di vigore della legge 146/1990 nei settori trasporti, scuola, ospedali, andrà definito a quali musei e istituzioni si applica, quali sono i servizi culturali che è necessario garantire sempre e comunque, quali i lavoratori concretamente vincolati da questa disciplina e quali le procedure che un ente deve adottare per garantire ai propri lavoratori i loro diritti e il servizio pubblico degli utenti nel rispetto della legge.

La vigilanza sui beni culturali
La cultura era già presente nella legge 146 all'articolo 1, ma solo in relazione ai servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali e non all'apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura. Non era possibile, ad esempio, privare della sorveglianza prevista un monumento durante la notte, ma si poteva svolgere una assemblea impedendo ai turisti di visitarlo, come nel recente caso del Colosseo.

Le novità
La nuova normativa riguarda qualsiasi museo, statale, comunale o privato, visto che oggetto della disciplina è la natura del servizio –pubblico ed essenziale- e non la personalità giuridica di chi lo eroga.
La disciplina di fatto inserisce tre differenze rispetto al più generale diritto di sciopero costituzionalmente garantito:
• l'obbligo di predisporre procedure di conciliazione delle controversie nei contratti collettivi riferiti ai settori disciplinati dalla legge,
• l'obbligo per chi promuove lo sciopero di preavviso minimo non inferiore a dieci giorni, con la comunicazione per iscritto agli enti che erogano il servizio nonché all'autorità competente per la precettazione e alla Commissione di garanzia, della durata e delle modalità di attuazione nonché delle motivazioni della astensione,
• l'individuazione, nei contratti collettivi, delle prestazioni indispensabili che devono essere comunque assicurate durante lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, unitamente alle modalità e alle procedure di erogazione delle stesse.

I destinatari
Differenti sentenze della Corte costituzionale (in particolare la n.171 del 27 maggio 1996) hanno chiarito che l'ambito soggettivo di applicazione della legge riguarda tutti i lavoratori, siano essi dipendenti, parasubordinati, autonomi, professionisti e piccoli imprenditori, purché l'attività che si minaccia di sospendere incida sulla funzionalità dei servizio pubblico.
Più complesso sarà invece il percorso che, come è avvenuto nel caso di trasporti, scuola o ospedali, porterà a definire quali sono le attività che debbono considerarsi coperte dalla norma. E' evidente che non tutte le funzioni svolte dai lavoratori di un museo se sospese causano la compressione del diritto dei cittadini al godimento di quel bene culturale.
È alla Commissione di garanzia che la legge delega queste valutazioni, con apposite riunioni e decreti. Ad esempio nel caso della scuola è stato valutato che scioperare durante le riunioni per gli scrutini non costituisce interruzione di servizio pubblico essenziale a meno che non si tratti di valutazioni prodromiche all'inizio di esami di valutazione; oppure per l'attività termale, si ricomprende nel servizio pubblico solo la parte prescritta dal Ssn.

La riforma del diritto di sciopero
Mentre venerdì sono stati sbloccati i fondi per i salari accessori 2014-2015 dei dipendenti Mibact, che erano in parte alla base della protesta, molti fanno presente che l'interpretazione della norma nei prossimi mesi potrebbe dover tenere conto di ulteriori elementi, visto che il decreto non è che un tassello della più ampia riforma del diritto di sciopero che vede in questo periodo al lavoro la Commissione lavoro della Camera e quella affari costituzionali del Senato, con le proposte firmate da Sacconi e da Ichino.


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