osservatorio anci-ifel

Questione uffici postali, ora la parola ai Tar

di Daniele Formiconi (*) e Massimo Bella (**)

Il problema della razionalizzazione del servizio postale si è già posto con continuità negli anni scorsi, nonostante le continue azioni dell'Anci per limitare i deleteri effetti della diminuzione del servizio postale soprattutto nelle realtà rurali di ridotta dimensione, ove l'Ufficio postale costituisce un vero e proprio presidio per i servizi ai cittadini, di preminente interesse.
Nel tempo si è stabilito un certo dialogo tra Anci, Poste italiane e l'Autorità per le comunicazioni, che ha permesso di mitigare, almeno in parte, gli effetti della progressiva riduzione del servizio postale nei Comuni italiani.

Il piano industriale di Poste
Il problema ha assunto quest'anno una forte valenza e risonanza pubblica, in conseguenza delle misure adottate da Poste Italiane nel nuovo piano industriale del prossimo quinquennio e alla determinazione di quotarsi in borsa entro l'anno. Detto piano ha infatti prefigurato una consistente soppressione o riduzioni orarie del presidio postale in numerose realtà locali, segnatamente nelle frazioni amministrative dei piccoli Comuni, in cui la popolazione è distribuita su un territorio in genere molto ampio e con difficoltà di collegamento che, con la cosiddetta «razionalizzazione» del servizio postale, rischiano seriamente un ulteriore isolamento.
Si ricorda che il decreto legislativo 58/2011, di attuazione della direttiva 2008/6/CE, volta al completamento del mercato interno dei servizi postali, afferma il contributo fondamentale che i servizi postali esercitano per gli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale nell'Unione, consentendotramite la rete postale l'accesso universale a servizi locali essenziali. Principio che primariamente va applicato per le aree in genere a scarsa densità abitativa e minore sviluppo, soggette ad accentuato isolamento e conseguenti diffusi fenomeni di abbandono da parte delle popolazioni residenti, in particolare più giovani.
Il legislatore, nella legge di stabilità 2015, ha previsto che il nuovo contratto di programma (ancora in fase di negoziazione tra il ministero dello Sviluppo economico e Poste Italiane) relativo al quinquennio 2015-2019, possa disporre l'introduzione di «misure di rimodulazione» della frequenza di erogazione dei servizi e che tali misure possono interessare l'intero territorio nazionale. Questa norma appare non in linea con l'impianto normativo europeo, che sempre stigmatizza l'eccezionalità nel derogare al servizio giornaliero. Il legislatore Europeo, infatti, consente deroghe alla consegna giornaliera della posta solo in casi eccezionali e di natura fisica e non economica.

Gli sviluppi della vicenda
La questione, come è noto, ha suscitato forti preoccupazioni da parte dell'Anci e delle amministrazioni locali destinatarie degli interventi, che denunciano un'ulteriore caduta nella disponibilità di servizi tra cui quello postale è sempre stato percepito come l'ultimo "baluardo" della presenza dello Stato.
Dopo l'interlocuzione avviata da Anci con Poste IT sono stati attivati i tavoli regionali di confronto tra Poste, Anci regionali, Regioni e Comuni, al fine di valutare tutte le azioni e le alternative utili per evitare ogni possibile disagio ai Comuni ed ai cittadini, esaminando nello specifico le singole situazioni territoriali, con esiti tuttavia differenziati. Ciò non ha permesso di conseguire un sostanziale ripensamento del Piano ma alcuni risultati apprezzabili sono stati comunque raggiunti, come la sospensione del termine del 13 aprile 2015, a decorrere dal quale avrebbero trovato applicazione le misure restrittive del citato Piano industriale, l'apertura di un dovuto confronto locale con i diretti interessati ed il ripensamento di circa un centinaio di situazioni specifiche.

La giuriusprudenza
Anche la giurisprudenza è sempre più chiamata ad intervenire su un tema evidentemente molto sensibile a livello locale. La Sesta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1262 depositata l'11 marzo scorso, ha stabilito che non è consentito chiudere gli uffici postali nei piccoli centri se non vengono rispettate le distanze in rapporto alla popolazione e se la scelta non viene adeguatamente motivata in relazione ai disagi che arreca e, non certo secondariamente, che l'accessibilità al servizio non possa prescindere dall'effettiva percorribilità delle strade di accesso agli uffici postali in termini quindi di reale fruibilità dei cittadini. Così infatti il Consiglio di Stato: «Del resto, l'espressione "accessibilità al servizio", utilizzata dai criteri stabiliti dal predetto decreto ministeriale non può prescindere dall'effettiva e normale percorribilità delle strade di accesso agli uffici postali in termini di reale e conveniente fruibilità da parte dei cittadini. Ciò significa che le strade di accesso sono quelle percorribili in condizioni di sicurezza materiale e serviti da mezzi pubblici, in maniera che l'accesso non sia condizionato dalla disponibilità di mezzi privati».
Il contenzioso nelle singole realtà regionali si è animato anche presso diversi Tar. Si segnala quello della Calabria, che ha sospeso la chiusura di un ufficio postale nella frazione Caria del Comune di Drapia (VV), asserendo che «non bastano motivi economici per giustificare la soppressione». Analogamente si sono poi espressi altri Tar, tra cui il Tar Friuli Venezia Giulia con sentenza del 15 luglio scorso n. 332, il Tar Toscana e in ultimo quello dell'Umbria che emetterà il verdetto il prossimo 23 settembre, i quali hanno sospeso gli effetti delle decisioni di Poste IT sulla chiusura o riduzione del servizio, tutti con analoghe motivazioni.
In diverse Regioni la situazione resta quindi sostanzialmente in stallo, con posizioni contrapposte tra i Comuni interessati e Poste italiane, nonostante le numerose prese di posizione ufficiali assunte a più riprese anche in sede parlamentare, volte a riconsiderare i contenuti del Piano industriale di Poste italiane secondo i principi esposti, europei e nazionali, di tutela delle popolazioni interessate.

(*) Responsabile area Affari Istituzionali e Piccoli Comuni Anci

(**) Responsabile dipartimento Montagna


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