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Gare del gas, per i sindaci serve un altro rinvio

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Riprogrammare urgentemente le scadenza delle gare per l'affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale ed eliminare le sanzioni per i Comuni, semplificando alcuni adempimenti. È quanto chiede Luigi Spagnolli, presidente della commissione servizi pubblici locali dell'Anci e sindaco di Bolzano, a seguito dell'entrata in vigore lo scorso 29 luglio del Dm Sviluppo economico 20 maggio 2015 n. 106, che ha riscritto quasi di sana pianta il Dm n. 226/2011, che delle gare ha codificato i criteri.

Le disposizioni di riferimento
Il decreto ha origine dall'articolo 14, comma 1, del Dlgs n. 164/2000 che, nel qualificare l'attività di distribuzione di gas naturale come servizio pubblico, ha previsto che lo stesso sia affidato mediante gara per periodi non superiori a 12 anni e che i Comuni svolgano attività di indirizzo, vigilanza, programmazione e controllo sulle attività di distribuzione, regolando i rapporti tramite specifici contratti di servizio.
L'articolo 46-bis, comma 1, del Dl n. 159/2007 convertito dalla legge n. 222/2007 ha poi demandato a successivi decreti ministeriali l'individuazione dei criteri di gara e di valutazione delle offerte e la determinazione degli Ambiti territoriali minimi (Atem), secondo criteri di efficienza e riduzione dei costi.
Con il Dm 19 gennaio 2011 sono stati istituiti 177 Atem; con il Dm del 18 ottobre successivo sono stati individuati i Comuni appartenenti a ciascuno di essi; con il Dm 12 novembre 2011 n. 226 sono stati definiti i criteri di gara e di valutazione delle offerte per l'affidamento del servizio.
L'articolo 3, comma 1, di quest'ultimo prevede che, trascorsi determinati mesi senza che la stazione appaltante abbia pubblicato il bando di gara, la Regione, previa diffida, avvia la procedura di gara regionale anche attraverso la nomina di un commissario ad acta.
Una prima proroga si è avuta con l'articolo 1, comma 16 del Dl n. 145/2013 convertito dalla legge n. 9/2014; una seconda a opera dell'articolo 30-bis del Dl n. 91/2014 convertito dalla legge n. 116/2014; da ultimo, l'articolo 3 del Dl n. 192/2014 convertito dalla legge n. 11/2015 ha fissato il termine al 31 dicembre 2015, pena la decurtazione del canone spettante ai Comuni nella misura del 20 per cento.

Le nuove norme
Il Dm n. 106/2015 riscrive il Dm n. 226/2011 in molti punti. Un primo intervento riguarda la rimozione dell'unanimità per gli atti successivi alla nomina della stazione appaltante, cui è collegata la novella in base alla quale, trascorsi i termini senza ricevere le informazioni, la stazione provvede al reperimento diretto delle informazioni anche nei confronti dei gestori uscenti.
È stato inoltre aggiunto che, nel caso in cui gli enti locali di due o più ambiti confinanti decidano di effettuare la gara in maniera congiunta, si considera come termine di scadenza per la pubblicazione del bando di gara la data più lontana tra le scadenze degli ambiti che si uniscono, con la condizione vincolante che la decisione di gara congiunta e la nomina della stazione appaltante vengano formalizzate entro il termine più ravvicinato.
Viene eliminato il comma 7 dell'articolo 2 – annullato dal Tar Lazio – che offriva alla stazione appaltante, in caso di gravi e reiterate inadempienze al contratto di servizio e previa determinazione assunta dalla maggioranza dei Comuni appartenenti all'ambito, la facoltà di risolvere il contratto di affidamento al gestore. Nella versione emendata, il diritto diventa possibilità. È stato inoltre meglio specificato il calcolo del valore di rimborso ai titolari degli affidamenti e concessioni cessanti.
Inserito all'articolo 8, comma 1, l'onere a carico dei gestori uscenti di anticipare alla stazione appaltante il corrispettivo una tantum per la copertura degli oneri di gara, ivi inclusi gli oneri di funzionamento della commissione di gara. Specificato inoltre che la gara è effettuata tramite procedura ristretta, ad eccezione degli ambiti in cui un gestore uscente gestisca più del 60% dei punti di riconsegna dell'ambito, per i quali si adotta la procedura aperta.
Il bando di gara deve contenere anche le informazioni relative alle porzioni di impianti interconnessi situati su territori di Comuni di ambiti adiacenti, con obbligo per la stazione appaltante di inviare all'Autorità bando di gara, disciplinare, nota giustificativa e linee guida programmatiche d'ambito.

L'appello dell'Anci
Il Dm n. 106 ha causato non poco scompiglio presso le stazioni appaltanti, essendo peraltro entrato in vigore pochi giorni dopo la scadenza dell'11 luglio per la pubblicazione dei bandi. Da qui l'appello del sindaco Spagnolli, il quale, segnalando una proposta già condivisa col Ministero, mette in evidenza la contraddizione di un sistema «assolutamente asimmetrico e penalizzante per le amministrazioni, con i comuni degli ambiti del terzo gruppo che dovrebbero pubblicare i bandi di gara l'11 settembre per evitare le sanzioni, mentre per i primi due gruppi di Atem la penalizzazione scatterebbe dal 1° gennaio 2016».
Una situazione paradossale – afferma – che scarica oneri sui comuni, chiamati ad applicare i numerosi e non sempre chiari provvedimenti dell'Autorità di garanzia. La richiesta urgente è quella di un intervento normativo che riprogrammi il sistema delle gare, ripristinando l'originario arco temporale di distanza per il loro espletamento, permettendo così l'effettiva concorrenza ed eliminando le assurde sanzioni economiche, legate a cause esogene ma delle quali rispondono amministratori e dirigenti.


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