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La trasparenza si gioca nel programma triennale

di Marco Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'applicazione delle disposizioni vigenti per le pubbliche amministrazioni alle società da queste controllante interessa non solo il tema dell'anticorruzione bensì anche il tema – strettamente correlato – della trasparenza, disciplinato dal Dlgs 33/2013. In tal senso del resto, si esprime esplicitamente ancora lo stesso piano nazionale, a mente del quale «tutti gli enti pubblici economici, le società a partecipazione pubblica, nonché quelle dalle stesse controllate ai sensi dell'art. 2359 c.c., gli enti di diritto privato in controllo pubblico sono tenuti ad assumere tempestivamente e senza ritardo ogni iniziativa utile e necessaria per l'attuazione delle prescrizioni sulla trasparenza attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali delle informazioni e dei dati richiesti».

Società controllate
Il documento Anac (determinazione n. 8/2015) stabilisce che le società controllate (e gli altri enti in controllo pubblico) devono applicare tale normativa limitatamente alle attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dall'Unione europea, mentre le società partecipate sono chiamate all'applicazione degli obblighi di cui ai commi da 15 a 33 della legge 190/2012 esclusivamente per l'attività di pubblico interesse.
La nozione di attività di pubblico interesse, poi, deve essere individuata partendo dalla formulazione del Dlgs 39/2013 che ricomprende le realtà che «esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, sottoposti a controllo ai sensi dell'articolo 2359 c.c.... oppure gli enti nei quali siano riconosciuti alle pubbliche amministrazioni, anche in assenza di una partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi».
Tale impostazione trova anche conferma nella giurisprudenza amministrativa interna e nella giurisprudenza comunitaria, che fanno rientrare nel concetto di soggetto pubblico un qualsiasi ente o soggetto che, indipendentemente dalla forma giuridica, sia stato incaricato (con atto della pubblica autorità) di prestare, sotto il controllo o la vigilanza di quest'ultima, un servizio o un'attività di interesse pubblico e che disponga di poteri più ampi rispetto a quelli riguardanti i rapporti tra privati.

Programma triennale
Concretamente, le società a controllo pubblico devono adottare un apposito «programma triennale per la trasparenza e l'integrità» (contenuto in una sezione del piano di prevenzione della corruzione) destinato a definire il modello organizzativo per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di trasparenza, con le iniziative da avviare sia relativamente alle attività di pubblico interesse che all'organizzazione.
Rispetto al piano è sottolineato che occorre specificare, in ordine agli obblighi in materia di trasparenza: a) le modalità; b) i tempi di attuazione; c) le risorse; d) gli strumenti di verifica dell'efficacia delle iniziative adottate.
Inoltre, e non è un aspetto marginale, è specificato che in esso le società devono indicare, esplicitandone la motivazione, quali sono le attività non qualificabili di pubblico interesse che, come tali, non sono sottoposte alle misure di trasparenza previste dal Dlgs 3/2013.
Inoltre, si rende indispensabile l'attivazione, sul proprio sito web, di una specifica Sezione denominata "Società trasparente" per la pubblicazione delle informazioni rilevanti (in assenza di sito web sarà cura delle amministrazioni controllanti rendere disponibile un apposito link nel proprio portale).
In modo simile a quanto avviene nelle amministrazioni pubbliche vere e proprie (ove provvede l'organismo indipendente di valutazione o nucleo di valutazione) risulta, altresì, necessario individuare un apposito soggetto destinato ad attestare l'assolvimento degli obblighi di pubblicazione (si veda, in proposito, anche la deliberazione Anac n. 148/2014). Deve essere, infine, pure nominato il responsabile della trasparenza e devono essere adottate apposite misure organizzative per assicurare il cosiddetto «accesso civico», pubblicando i riferimenti (ad esempio l'indirizzo di posta elettronica) per l'attivazione.


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