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Dall'ediliza alle intese con i presidi, le novità per i Comuni dalla «Buona scuola»

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Nuovo protagonismo nel rapporto tra istituzioni scolastiche e territorio; risorse per la manutenzione del patrimonio edilizio scolastico; istituzione del sistema integrato di istruzione fino a sei anni. Questi i punti nodali che la legge 107/2015 – la «Buona scuola» di Renzi e Giannini – affida alle regioni e agli enti locali.

Rapporti col territorio
L'obiettivo centrale è quello di favorire l'interazione con le famiglie e il territorio (comma 3), valorizzando la scuola «intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l'interazione con le famiglie e con la comunità locale» (comma 7, lettera m). Anche al supporto e collaborazione dei servizi educativi del territorio è affidata la prevenzione e il contrasto alla dispersione scolastica (lettera l). Nella stessa logica, il Piano triennale dell'offerta formativa delle istituzioni scolastiche dovrà riflettere le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Al dirigente scolastico è affidato l'onere di tessere i rapporti con gli enti locali (comma 14). All'intesa tra scuole ed enti locali è anche rinviata la possibilità di promuovere attività educative, ricreative e culturali presso gli edifici scolastici (comma 22). È inoltre previsto l'intervento degli enti locali nella attivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro (comma 40), con possibilità di co-finanziare percorsi di didattica laboratoriale anche attraverso l'utilizzo degli spazi (comma 60).

Edilizia scolastica
Ampio il capitolo dedicato al patrimonio edilizio. A cominciare dal credito d'imposta, che può essere utilizzato per la realizzazione di nuove strutture e per la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti (commi 145-150). Una parte di risorse, messe a disposizione dal Dl "sblocca cantieri" in quota Inail, viene dirottata alla costruzione di scuole innovative, con obbligo delle regioni di selezionare gli interventi e del Miur di indire un concorso con procedura aperta (commi 153-158). Alla programmazione nazionale è demandata la formalizzazione del piano del fabbisogno nazionale in materia di edilizia scolastica 2015-2017, a beneficio degli enti locali e con possibilità che i canoni di investimento siano posti a carico delle regioni (comma 160). Ulteriori risorse sono destinate all'attuazione di interventi urgenti per la sicurezza (commi 161 e 162); altre provengono dai rimborsi delle quote Ue e di cofinanziamento della programmazione Pon Fesr 2007/2013 (comma 163). Viene inoltre ridotta la sanzione a carico degli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità 2014 di un importo pari alla spesa per l'edilizia scolastica sostenuta nel medesimo anno (comma 164). Sono destinate alla messa in sicurezza degli edifici scolastici i ribassi d'asta già finanziati (comma 165) ed è posticipato al 31 dicembre 2018 il termine per l'utilizzo delle risorse del Fondo rotativo per la progettualità (comma 166), che può essere finanziato anche da soggetti esterni (comma 167). Fissati 45 giorni per rendere pareri, visti e nulla osta (comma 168). Spostato al 1° novembre 2015 l'obbligo delle centrali uniche di committenza (comma 169). Ulteriori risorse sono rese disponibili per la messa in sicurezza degli edifici, comprese quelle derivanti dall'otto per mille (commi 170-179). Iscritto nello stato di previsione del Miur il fondo «La Buona Scuola», destinato al miglioramento e alla valorizzazione dell'istruzione scolastica (comma 202).

I servizi 0-6 anni e il diritto allo studio
Nell'ambito dell'ampia delega al Governo (comma 180), tra i principi e criteri direttivi (comma 181) vi è l'istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia (lettera e). I decreti delegati dovranno definire i livelli essenziali delle prestazioni prevedendo la «generalizzazione della scuola dell'infanzia», la qualificazione universitaria e la formazione continua del personale, gli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi. Dovranno inoltre definire funzioni e compiti delle regioni e degli enti locali al fine di potenziare la ricettività dei suddetti servizi, escludendoli da quelli a domanda individuale e istituendo una quota capitaria per il raggiungimento dei livelli essenziali, con cofinanziamento dei costi di gestione da parte dello Stato o con assunzione diretta delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti. Il sistema integrato sarà finanziato attraverso un apposito piano di azione nazionale, finalizzato al raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni. Previsti poli per l'infanzia, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. Prefigurata infine la garanzia dell'effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle competenze delle regioni, attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (lettera f).


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