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Partecipate, il piano di razionalizzazione deve «giustificare» il mantenimento delle società

di Roberto Camporesi e Patrizia Ruffini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie deve prevedere un giudizio sulla detenibilità o meno della partecipazione e pertanto non può essere una mera enunciazione di informazione o dati. L'insegnamento affiora dalla deliberazione n. 132/2015 della sezione controllo Puglia riferita all'esito dell'esame della relazione dell'organo di revisione sul rendiconto di un Comune pugliese al quale viene prescritto di trasmettere una integrazione al piano di razionalizzazione delle partecipazioni societarie, già inviato alla Sezione, unitamente alla relazione tecnica.

La vicenda
I magistrati, di fronte alle numerose criticità sul versante degli organismi partecipati, sia con riferimento alla riconciliazione delle reciproche partite debitorie e creditorie, sia in relazione al numero delle partecipazioni (alcune delle quali relative a società in perdita) ricordano l'obbligo di valutare la compatibilità del mantenimento delle partecipazioni con il piano operativo di razionalizzazione di cui alla legge 190/2014 (articolo 1, commi 611-615). Rispetto a questo punto i giudici contabili fanno notare che il piano inviato dal Comune pugliese non prevede nulla in merito a una serie di organismi partecipati, di cui si limita a fornire i dati inerenti al patrimonio netto, al risultato della gestione caratteristica ed al risultato di esercizio. In particolare, il piano è considerato carente in merito alla compatibilità del mantenimento di ogni singola partecipazione con le finalità istituzionali dell'ente e con l'obiettivo di razionalizzazione delle società, nulla viene motivato in relazione alla decisione di conservazione di ogni singola partecipazione in rapporto ai criteri indicati all'articolo 1, comma 611 della legge di stabilità 2015. Manca inoltre la relazione tecnica. La conseguenza del rilievo sull'incompletezza del processo di razionalizzazione avviato e sul relativo piano è l'obbligo di redigere un'integrazione al piano di razionalizzazione trasmesso che dia conto (con analisi di dettaglio da inserire nella relazione tecnica), oltre che delle dismissioni, anche delle ragioni di mantenimento delle partecipazioni sulla base dei parametri normativi. Insieme a questo documento, sottolineano i magistrati, dovrà essere trasmessa la relazione tecnica prevista dall'articolo 1, comma 612 (che potrà costituire anche una sezione ad hoc del piano integrativo di razionalizzazione). Questa documentazione dovrà, inoltre, essere pubblicata sul sito istituzionale dell'ente.

L'insegnamento
La deliberazione del giudice contabile pugliese rappresenta un importante insegnamento sull'interpretazione della normativa relativa al piano di razionalizzazione delle società partecipate degli enti locali. Infatti emerge che il piano deve prevedere un giudizio sulla detenibilità o meno della partecipazione e pertanto non può essere una mera enunciazione di informazione o dati. Questo giudizio deve essere motivato sulla base del percorso delineato nella stessa deliberazione, che probabilmente diverrà il metro di giudizio del giudice contabile sui piano da esaminare. Il percorso parte dalla esatta individuazione dell'oggetto sociale - e se diverso da quello nominalmente riportato in sede statutaria, da quello effettivamente esercitato dalla società - al fine di procedere al secondo step, che richiede di valutare la natura dei servizi offerti e la stretta inerenza ai compiti dell'ente. Analisi, quest'ultima, che trova il suo fondamento giuridico nell'articolo 3 comma 27 della legge 244/2007, espressamente richiamato dall'articolo 1, comma 611, della legge 190/2014, che rappresenta il caposaldo della disciplina delle società partecipate degli enti locali. La fase successiva verifica «le ragioni ostative a un'eventuale reinternalizzazione o comunque i benefici derivanti dal mantenimento del servizio in capo all'organismo esterno». Il giudice contabile si aspetta dunque che all'intero dei piani di razionalizzazione (ovvero nella relazione tecnica di accompagnamento) sia data ragione degli impedimenti a forme alternative di gestione del servizio, e in ogni caso un giudizio di convenienza economica al mantenimento della forma esternalizzata a mezzo società (a analisi di benchmarking). Inoltre il piano dovrà esplicitare che:
• tramite la società non vengano gestiti servizi strumentali e servizi pubblici locali in spregio all'articolo 13 del decreto Bersani (Dl 223/2006) in quanto pratica ritenute foriera di alterare il corretto dispiegarsi della concorrenza;
• la società ha perseguito l'equilibrio economico finanziario patrimoniale non riportando perdite di esercizio, anche al fine di esplicitare, in caso contrario, gli elementi informativi necessari alla verifica del rispetto delle disposizioni sull'accantonamento nel bilancio dell'ente locale ovvero del rispetto dei divieti della ricapitalizzazione delle società con tre esercizi in perdita.
Il piano deve dare conto anche dell'inesistenza delle fattispecie previste dall'articolo 1, commi 611-615 della legge n. 190/2014 (soppressione delle società che risultino composte da soli amministratori, eccetera), come ampiamente interpretate dalla sezione controllo Campania nella deliberazione n. 143/2015, in base alle quali sorge in particolare l'obbligo di messa in liquidazione della società e che pertanto renderebbero illegittima il persistere in vita della società durante il 2015. Va ricordato, infine, che la Corte dei conti si riserva di effettuare valutazioni approfondite degli esiti del processo di razionalizzazione a seguito della trasmissione della relazione sui risultati conseguiti da concludere entro il 31 marzo 2016 (art 1 comma 612).


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