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Acquedotto pugliese, bilanci in utile ma resta il nodo degli investimenti

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L'approvazione del referto sulla gestione finanziaria dell'Acquedotto pugliese S.p.A. (AQP) relativo agli esercizi 2011, 2012 e 2013 da parte dei magistrati contabili ha offerto notevoli spunti di riflessione in vista dell'approssimarsi del termine di scadenza della concessione del servizio idrico integrato, previsto per il 31 dicembre 2018.

La nuova disciplina
La deliberazione n. 72/2015/RGES del 9 luglio 2015 della sezione di controllo sugli enti della Corte dei conti, rileva, innanzitutto, che il quadro di incertezza normativa del settore è stato definitivamente superato grazie al Dl 133/2014 convertito in legge 164/2014, il cui articolo 7, primo comma, lettera d) ha introdotto l'articolo 149-bis al Dlgs 152/2006, che ha soppresso l'obbligo di dismettere le partecipazioni azionarie dell'Acquedotto pugliese.
La disciplina vigente prevede, in sostanza, che l'ente d'ambito deliberi la forma di gestione e le modalità di affidamento del servizio nel rispetto della disciplina europea e nazionale, con la previsione che l'affidamento diretto possa avere luogo a favore di società in possesso dei requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la gestione in house.
In coerenza con il novellato assetto normativo, il suddetto articolo 149-bis, al comma 2-ter, ha abrogato l'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 4 del Dlgs 141/1999 – come sostituito dal comma 4 dell'articolo 25 della legge 448/2001 – che prevedeva espressamente la dismissione delle partecipazioni dell'Acquedotto pugliese con procedure a evidenza pubblica, nel rispetto della disciplina comunitaria in materia.

I risultati positivi
In tale contesto di maggiore stabilità, la Corte esprime apprezzamento per la chiusura in utile dei bilanci d'esercizio della società, a testimonianza di una gestione del servizio adeguatamente remunerativa.
Stando alle cifre, i bilanci della partecipata regionale recano un utile di esercizio di 39,98 milioni di euro nel 2011, di 14,82 milioni di euro nel 2012 e di 35,29 milioni di euro nel 2013, con risultati positivi dovuti soprattutto all'incremento del fatturato e degli introiti da tariffa.
Il collegio valuta positivamente la scelta della Regione Puglia, in qualità di socio, di soprassedere dall'incameramento di dividendi per oltre 12 milioni di euro a valere sulle riserve straordinarie di utili ante 2010, allo scopo di salvaguardare l'equilibrio economico-finanziario della società.

Il nodo cruciale
Il nodo cruciale che la società dovrà comunque affrontare è la problematica legata alla realizzazione degli interventi infrastrutturali per la manutenzione programmata della rete idrica.
La Corte osserva che «la crescita dell'indebitamento netto a causa degli investimenti realizzati e da realizzare a seguito della intervenuta approvazione del piano industriale della depurazione avvenuta nel marzo 2015 lascia prevedere che gli investimenti degli esercizi futuri subiranno incrementi significativi», per cui da ciò deriva, per diretta conseguenza, «la necessità di un attento monitoraggio da parte della società della sostenibilità finanziaria degli interventi ancora da realizzare alla luce del termine di scadenza della concessione».
È il caso di rilevare, al riguardo, che la mole degli investimenti in programma per il periodo 2013-2018 è pari a circa 602 milioni di euro, di cui 86 milioni di euro sono destinati alla manutenzione straordinaria, 211 milioni destinati per investimenti sugli acquedotti e 305 milioni per il comparto fognario-depurativo.
Si tratta di interventi per lo più indilazionabili sia in rapporto alle forti perdite idriche riscontrate in rete (42%), sia per le enormi esigenze di manutenzione e di ammodernamento di una infrastruttura – la più grande in Europa e una delle maggiori nel mondo – che si sviluppa per oltre 15mila chilometri e che serve più di quattro milioni di persone, con una portata d'acqua complessiva di quasi 20mila litri al secondo.


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