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Servizio idrico integrato, legittimi i criteri tariffari definiti dalla legge della Val d'Aosta

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale relativa all'articolo 5 della legge regionale della Valle d'Aosta 30 giugno 2014 n. 5, secondo cui è competenza della Giunta regionale determinare i modelli tariffari inerenti al ciclo idrico dell'acquedotto e della fognatura, tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, nonché della copertura dei costi diretti d'investimento e di esercizio, nel rispetto dei vigenti principi comunitari e statali in materia.
Sulla base di tale assunto la Corte costituzionale, con sentenza n. 142/2015 del 9 luglio 2015, non accoglie il ricorso proposto dal presidente del Consiglio dei ministri, secondo cui spetterebbe allo Stato e, in particolare, all'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, nonché il compito di approvare le tariffe predisposte dalle autorità competenti, verificando ex post il rispetto dei criteri tariffari adottati.

Il ricorso del Governo
Ad avviso del Governo, la sottrazione del potere di regolazione tariffaria all'Authority per effetto della disposizione regionale impugnata non soltanto comporterebbe l'impossibilità di garantire i livelli minimi delle prestazioni e dei servizi pubblici «in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale», secondo quanto prescritto dall'articolo 1 della legge 481/1995, ma sortirebbe anche l'effetto di privare gli utenti della Regione autonoma delle tutele fondamentali previste per tutti gli utenti nel resto d'Italia, anche tenuto conto del fatto che – come chiarito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 41/2013 – «l'istituzione di un'Autorità indipendente è tesa a ridurre le criticità che potrebbero derivare dalla commistione, in capo alle medesime amministrazioni, di ruoli tra loro incompatibili, introducendo una distinzione tra soggetti regolatori e soggetti regolati».

Il giudizio della Consulta
A giudizio della Consulta, la questione di legittimità costituzionale in argomento, promossa per l'assunta violazione delle competenze statali in materia di tutela della concorrenza e di tutela dell'ambiente (articolo 117 Costituzione), non tiene in debito conto le prerogative delle Regioni ad autonomia speciale, di modo che «il Governo si sarebbe sostanzialmente limitato a indicare il parametro che ritiene violato, omettendo di specificare le ragioni che militerebbero a favore della tesi della illegittimità costituzionale della disposizione impugnata».
Argomentando in tal senso, il giudice delle leggi dichiara che in capo alla Regione autonoma Valle d'Aosta deve riconoscersi una competenza primaria in materia di organizzazione del servizio idrico, comprensiva dell'individuazione dei criteri di determinazione delle relative tariffe, che ne costituiscono il corrispettivo.

Competenze "speciali"
Il riparto delle competenze che caratterizza il rapporto tra lo Stato e le Regioni ad autonomia speciale non è dunque il medesimo che intercorre tra lo Stato e le Regioni ordinarie.
A suffragio di tale assunto, la Consulta richiama l'articolo 4 del Dpcm 20 luglio 2012, avente per oggetto l'«individuazione delle funzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici», ove è disposto che «sono in ogni caso fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di attuazione».
Sussiste dunque una competenza primaria della Regione ad autonomia speciale in materia di organizzazione del servizio idrico integrato nell'ambito del proprio territorio, con la conseguenza che, dinanzi all'esercizio dei poteri di regolazione tariffaria a cura di un siffatto ente locale, non trovano applicazione le disposizioni statali che riservano la competenza in materia all'Autorità per l'energia il gas e il sistema idrico.


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