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Servizi pubblici locali, il nuovo decreto per le gare sulla distribuzione gas

di Giuseppe Pellicanò

È stato pubblicato recentemente in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale di modifiche al «vecchio» decreto 226/2011, inerente la definizione dei criteri per l'affidamento in concessione del servizio di distribuzione del gas naturale mediante gare d'Ambito.
Le novità introdotte dal nuovo decreto non sono prive di ricadute pratiche per lo svolgimento delle gare per l'affidamento del servizio che però, è del tutto evidente, non potranno essere avviate entro le previste scadenze. Il nuovo testo infatti entra in vigore a fine luglio e risulta successivo alle scadenze fissate per il primo gruppo di ambiti.
Ciò determina l'assoluta necessità di una revisione del termini per la pubblicazione dei bandi di gara per consentire una tempistica congrua che renda possibile la partecipazione e la conseguente competizione fra gli operatori, cancellando così alcuni paradossi oggi esistenti.

Novità per le stazioni appaltanti
Nel merito del provvedimento appare invece evidente la tendenza a ridefinire e rinforzare ruolo e poteri delle stazioni appaltanti – cui già l'Autorità per l'energia elettrica, il gas ed il sistema idrico ha demandato compiti sempre maggiori e complessi - che il decreto rafforza in termini ancora più incisivi. In particolare si riducono le maggioranze richieste per l'approvazione delle convenzioni per la gestione associata, consentendo alla stazione appaltante di esercitare, previa diffida, un potere sostitutivo avverso i Comuni inerti o inadempienti.
Ancora più incisiva risulta la norma che deroga l'approvazione all'unanimità dell'atto convenzionale, che pur reprimendo il dissenso interno fra gli enti locali (non sempre strumentale) risulta però incidere nei rapporti fra gli enti e nella visione condivisa del percorso di gara. Proprio la ridefinizione delle maggioranze per approvare la convenzione ricade su aspetti diversi e ulteriori della disciplina del rapporto tra i Comuni e la capofila, volti invece a favorire l'esercizio, auspicabilmente, quanto più condiviso e informato dei poteri di vigilanza e controllo sulle future gestioni.
Positiva l'innovazione che assicura la percezione degli anticipi una tantum dovuti dai gestori uscenti per finanziare le attività che le stazioni appaltanti e gli Enti locali concedenti devono portare avanti in vista della gara. Così come positivo il raddoppio del limite, portato al 10%, del canone che il concorrente può offrire in sede di gara secondo un parametro definito.

Questioni controverse
In conclusione può dirsi evidente lo sforzo del ministero – non senza l'azione dell'Anci - di assicurare l'effettiva uscita dei bandi in tempi brevi, che le disposizioni del nuovo provvedimento potrebbero quantomeno avvicinare alle fatidiche date di pubblicazione, ma ciò potrebbe non bastare.
Il nuovo Dm infatti si concentra, giustamente, sull'attività dei Comuni ma non rimuove alcuni degli ostacoli che ancora si frappongono sul passaggio alle gestioni d'ambito e inoltre non contribuisce ancora, se non in minima parte, a fare chiarezza su questioni controverse e spinose quali: la definizione di un'equa metodologia di calcolo del valore degli asset di proprietà comunali, il riconoscimento annuale della quota di ammortamento della rete a fini tariffari ai Comuni proprietari degli impianti, il ripristino di una tempistica congrua che favorisca la competizione, la semplificazione di procedure e documentazione nonché l'istituzione di una cabina di regia fra Mise, Anci e Autorità.


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