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Servizi locali e partecipate, il fisco grava sulla gestione dei servizi meno remunerativi

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Lo spaccato delle principali società partecipate dai maggiori enti locali, oggetto del rapporto curato dall'area studi Mediobanca e pubblicato nei giorni scorsi, formalmente comprende 66 società partecipate da 115 enti locali nel periodo di attività 2006-2013, ma in realtà coinvolge, attraverso i bilanci consolidati, un insieme di ben 440 imprese operanti nel settore dei servizi di interesse generale.
Questo divario di cifre esprime bene la complessa geografia societaria che caratterizza l'organizzazione dei servizi pubblici locali sul territorio italiano, la quale disegna una struttura complessa di gruppi societari posta a presidio di risorse pubbliche, senza che però un adeguato sistema di controlli garantisca alla Pa una piena e reale cognizione dei relativi processi gestionali.

Il quadro d'insieme
Lo studio rileva che, nel variegato panorama dei servizi pubblici preso in esame, una presenza preponderante spetta al settore energetico che nel corso del 2013 ha sviluppato il 52,3% dei ricavi complessivi, settore seguito poi distanza dal trasporto pubblico locale (15,9%), dall'igiene ambientale (13,3%) e dal servizio idrico (12,8%).
Il trasporto pubblico si distingue rispetto agli altri servizi di utilità generale per lo stato cronico di deficit, contrassegnato da perdite industriali nell'intero quinquennio considerato.
Per agevolare uno sguardo d'insieme, le molteplici attività svolte nel campo dei servizi possono essere suddivise, sotto il profilo della redditività netta, in tre distinti gruppi:
a) le gestioni autostradali e aeroportuali hanno prodotto risultati positivi, anche di una certa consistenza;
b) le attività energetiche e del settore idrico hanno prodotto utili netti meno pronunciati e non continuativi;
c) in sofferenza si presentano il servizio di igiene ambientale, in utile solo nel 2009, 2010 e 2013, e, soprattutto, il trasporto pubblico locale, che traduce i deficit industriali in perdite nette aggregate continuative nell'intero arco 2006-2013.

La fiscalità
La singolare contraddizione che emerge in tale quadro complessivo riguarda l'aspetto della fiscalità, che risulta in particolar modo penalizzante proprio nei settori già afflitti da scarsa o inesistente rimuneratività.
A fronte, infatti, di un tax rate per l'aggregato pari al 46%, esso raggiunge il 72,3% nei servizi ambientali e il 64,2% nel trasporto pubblico locale, ove si manifesta il peso dell'Irap che colpisce utili ante imposte già modesti.
L'idrico e le autostrade, entrambe con un minor peso dell'Irap, sopportano invece un carico fiscale attorno al 36%.
Nella progressione dell'arco temporale considerato, è poi degno di nota un sostanziale peggioramento dei conti per l'aggregato delle società esaminate.
Il rapporto tra debiti finanziari e mezzi propri, che si attesta al 125,1% nel 2013, appare in evidente peggioramento rispetto al 2006 quando la percentuale era decisamente più contenuta (84%), e d'altra parte nel corso del tempo i mezzi propri sono cresciuti dell'11%, mentre il debito finanziario è aumentato del 65,3% arrivando a 22,8 miliardi di euro. Si consideri che, nell'anno 2013, nei conti economici delle società prese in esame sono transitati 4,7 miliardi di euro a titolo di corrispettivi e contributi pubblici legati ai contratti di servizio stipulati con gli Enti locali a fronte delle prestazioni erogate.
Ora, il tenore differenziato del livello di produttività dei servizi emerge anche dal fatto rispetto a tale cifra complessiva, 2,8 miliardi di euro sono stati assorbiti dal trasporto pubblico locale e 1,5 miliardi dall'igiene ambientale.
A ciò deve aggiungersi che alle società del tpl spettano, a parte, sussidi per la copertura degli aumenti salari rivenienti dai rinnovi dei contratti nazionali, per cui alla voce suddetta vanno sommati, sempre nel 2013, ulteriori 292 milioni.
Come se questo non bastasse, c'è da osservare che pure sotto il profilo dei trasferimenti a titolo di integrazione tariffaria il maggiore fruitore di è il settore del trasporto pubblico locale, che nel periodo 2006-2013 ha beneficiato di 19,9 miliardi di euro.
Nonostante ciò, le società operanti in tale settore hanno cumulato perdite nette d'esercizio per 1,6 miliardi, versando imposte per quasi circa 750 milioni di euro.

La governance
Un'ultima annotazione riguarda gli aspetti di governance delle società considerate, oggetto di meticolosa analisi nello studio in esame.
A tutto il 2013 i 115 enti locali azionisti delle società in parola avevano insediato negli organi societari delle relative partecipate 2.048 propri rappresentanti, dei quali quasi 900 in posizioni apicali.
Nello specifico, circa una metà delle nomine societarie sono state espresse dai comuni, e l'altra metà, in maniera pressoché paritetica, da province e regioni, a dimostrazione del fatto che l'esternalizzazione dei servizi è un fenomeno omogeneo in larga parte promosso, e tuttora alimentato, dalle amministrazioni comunali sparse sul territorio nazionale.
Agli amministratori di nomina pubblica è stato riconosciuto nel 2013/2014 un monte compensi pari alla ragguardevole cifra di 36,4 milioni di euro, però merita considerazione il fatto che nell'ultimo quadriennio – anche a seguito degli interventi di spending review e dei vincoli di finanza pubblica imposti dal legislatore – il numero di nomine è calato del 27,8%, il monte compensi si è ridotto del 28,5% e il compenso medio per carica ha subìto una decurtazione del 5,4%, da 26 mila circa a 24,7 mila euro.


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