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Partecipate, taglio dei compensi al Cda anche se l'ente aveva già ridotto la spesa

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La soglia per il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori delle società pubbliche dirette e indirette, fissata, con decorrenza dal 1° gennaio 2015, nell'80% del costo complessivamente sostenuto nell'anno 2013 (articolo 4 del Dl 95/2012, come modificato dall'articolo 16, comma 1, del Dl 90/2014 convertito dalla legge 11 agosto 2014 n. 114) costituisce un vincolo di finanza pubblica avente carattere tassativo, e non consente pertanto eccezioni derivanti da situazioni contingenti.
La Corte dei conti, Sezione di controllo per l'Emilia Romagna, con la delibera n. 119/2015 ribadisce il dovere delle amministrazioni di applicare alla lettera le disposizioni che prevedono tagli lineari, a prescindere dalle situazioni particolari in cui l'ente locale può venirsi a trovare, e perfino nei casi in cui le misure di contenimento della spesa possono stridere con il principio di equità nel governo della cosa pubblica.

La vicenda
Nel caso di specie, un Comune si rivolge alla Sezione per chiedere se sia possibile non applicare la riduzione dei compensi agli amministratori delle partecipate prevista per l'anno 2015 dal suddetto articolo 4 del Dl 95/2012, visto che l'ente nell'anno 2012 aveva già posto in essere, in maniera volontaria, drastiche misure di contenimento degli emolumenti, in seguito confermate.
Anticipando quindi la spending review imposta per legge, il comune de quo, all'entrata in vigore del Dl 95/2012, aveva già messo in atto un'avveduta politica di risparmio della spesa pubblica, perseguendo al suo interno una corrispondente razionalizzazione dei costi della Pa.
Ora il Comune si interroga sul modo di procedere dinanzi alla disposizione che impone un taglio degli emolumenti agli amministratori prendendo come riferimento l'anno 2013, anche alla luce del fatto che la platea degli organismi partecipati presenta «situazioni di particolare complessità e criticità, tali da richiedere agli amministratori nominati competenze professionali di alto livello in ragione dell'impegno e delle responsabilità richieste per la gestione dell'incarico loro affidato».

La decisione
La risposta finale della Corte non lascia margini interpretativi di nessun genere.
Come si legge nel parere, la Sezione «è consapevole di come disposizioni che prevedono tagli lineari, che operano in modo non selettivo su una determinata tipologia di spese, assumendo come parametro la spesa storica a un dato anno, così come la norma in analisi, nella loro concreta applicazione finiscano per penalizzare gli enti i quali hanno avuto una precedente gestione virtuosa. Tuttavia, il vincolo ex art. 4, comma 4, del Dl 95/2012, deve essere interpretato come tassativo, tale da non consentire eccezioni derivanti da situazioni contingenti».
Una posizione meno intransigente, benché rispetto a un caso diverso, era stata assunta dalla Sezione Lombardia a proposito di un ente locale che nel 2013 – anno di riferimento per il calcolo del tetto di spesa – non aveva corrisposto alcun compenso agli amministratori di una partecipata, dacché la relativa conduzione era stata assunta, in via del tutto eccezionale, da alcuni consiglieri comunali (Cdc Lombardia, delibera n. 1/2015/PAR).
In quel caso, la Sezione lombarda aveva ritenuto possibile assumere, quale riferimento per il taglio di spesa, il parametro dell'ultimo esercizio in cui l'ente locale aveva erogato compensi al cda, purché l'importo fosse stato correttamente aggiornato in relazione all'articolo 6, comma 6, del Dl 78/2010.
Tale modus operandi non è però ritenuto praticabile dal collegio in questo caso, ove un compenso di riferimento (ancorché di importo contenuto per effetto di tagli già attuati) pur sempre sussiste, per la semplice ragione che qualsiasi limite alla spesa, in quanto preordinato a garantire il coordinamento della finanza pubblica, non può ammettere eccezioni che non siano stabilite da specifiche disposizioni di legge.


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